Il coordinatore dei Verdi: "Mi turerò il naso ma sosterrò questa proposta che ci permette di far saltare l'accordo sulla libera circolazione che in Ticino ha creato un disastro epocale"

Sergio Savoia, durante la puntata di "60 minuti" di ieri sera, ha saltato il fosso e spiazzato un po' tutti, annunciando il suo appoggio all'iniziativa dell'UDC "Stop all'imigrazione di massa", in votazione il prossimo 9 febbraio. Ci spiega le ragioni di questo sostegno?
"La premessa è che, per uno come me, sarà necessario turarsi un po' il naso per votare quell'iniziativa che, sul tema degli gli stranieri, parte da posizioni lontane dalle mie. Detto questo la proposta dell'UDC ci fornisce un'occasione molto importante, quella di far saltare l'accordo bilaterale sulla libera circolazione. I Bilaterali hanno prodotto il disastro epocale in cui ci troviamo oggi in Ticino e l'unico modo per uscirne e stracciare gli accordi in vigore e rinegoziarne di nuovi. C'è bisogno di dare questa lezione al padronato e al Consiglio Federale. Quando si sente un Consigliere Federale come Schneider Amman sostenere che le misure di accompagnamento vanno bene, allora significa proprio che il vaso è straboccato. Voterò sì senza entusiasmo, ma sono convinto che l'iniziativa dell'UDC vada sostenuta. Deve finalmente saltare il banco".
Immagino avrà la stessa posizione sul referendum che ci sarà sull'estensione degli accordi bilaterali, nell'ambito dell'allargamento dell'Unione Europea alla Croazia.
"Anche lì è la stessa cosa: niente contro i croati, ci mancherebbe, ma ogni allargamento permette di fare il punto della situazione. Abbiamo capito che non c'è la volontà politica per avere delle misure adeguate di protezione del mercato del lavoro, e allora bisogna fare arrivare un messaggio chiaro. Quindi "no" all'allargamento alla Croazia".
Insomma, qualunque votazione che permetta di far cadere i Bilaterali, è una buona occasione?
"Esattamente. Ma non perché non dobbiamo avere accordi con l'Unione Europoea. Non dobbiamo avere questi accordi che ci hanno rovinato. La SECO e il Consiglio Federale si sono basati su dati estremamente parziali che non permettono in alcun modo di dire che le misure di accompagnamento funzionano. Inoltre queste misure sono dettate da opportunità politiche e non scelte in base alla loro efficacia, secondo la Commissione della Gestione del Nazionale. Si tratta di una critica gravissima che testimonia il fatto che per anni si è scelto di non fare. Ci hanno sostanzialmente ingannato e adesso bisogna dargli una lezione dura. E questa lezione può darla solo il popolo".
Lo scorso weekend ha fatto molto rumore anche il sostegno all'iniziativa UDC di un esponente socialista di peso come Rudolf Strahm. Quale corrispondenza pena che abbia la la sua posizione, e quella di Strahm, nell'elettorato di centrosinistra?
"Penso che sia largamente condivisa. Una cosa è la vulgata del politicamente corretto espressa dal partito e ben altra cosa è quello che pensa la gente di centrosinistra. Rudolf Strahm è un moderato, un'economista tra i più brillanti di questo Paese, e da persona intelligente non ha potuto che constatare l'evidenza dei fatti. Noi abbiamo il diritto che i nostri figli trovino un lavoro qui. E questo non vuol dire chiudere le frontiere, vuol dire soltanto mettere delle regole che impediscano questo vergognoso sfruttamento dei salari. E per farlo dobbiamo far saltare la libera ciroclazione. È un ragionamento largamente condiviso a sinistra. Serviva solo dire che il "Re è nudo". Strahm l'ha detto e nel mio piccolo l'ho detto anch'io".
Nel corso del dibattito della RSI di ieri sera ha detto addirittura "non siamo più padroni in casa nostra". Cioè?
"Se noi non possiamo decidere quanti lavoratori ci servono e dunque quanti ne possiamo accogliere vuol dire che non siamo più padroni in casa nostra. E questo non è accettabile. L'accordo tra Svizzera e Unione Europea è un patto fra nazioni sovrane. Ma se la Svizzera non ha più la sovranità per decidere e sopportare il peso dell'accordo, allora, semplicemente, quell'accordo va rinegoziato. Io sono uno ospitale, e sono contento che il mio Paese accolga degli ospiti. Ma se questo ospitalità mi distrugge la casa, allora bisogna mettere delle nuove regole".
Semplicemente, dice lei. Ma i contrari dicono che rinegoziare non sarà proprio così semplice...
"Non sarà semplice ma è interesse delle parti trovare un accordo. Se il popolo svizzero lancia un messaggio del genere, voglio vedere l'Unione Europea venire a fare la voce grossa, con la debolezza interna che ha: quanti cittadini europei, se potessero votare oggi, darebbero il loro assenso all'unione monetaria? Ma per favore, questi sono solo spauracchi: qualcuno pensa davvero che l'UE ci mandi i carri armati al confine? Non succederà nulla di tutto ciò, semplicemente si rinegozieranno gli accordi".
Un'ultima domanda: lei usa espressioni come "padroni a casa nostra". Non sono parole d'ordine di destra?
"Per nulla. Sono al contrario sempre di più le parole d'ordine di chi si oppone alla globalizzazione e a questa Europa. L'Unione Europea non si può fare contro i popoli. Le perone vengono prima del capitale. Io non ne faccio una questione di svizzeri o stranieri, ma di chi vive su un territorio, e contribuisce ad arricchirlo, e chi no. E il fatto che vengano considerate parole di destra è solo l'emblema del disastro realizzato negli scorsi anni dalla sinistra che non si è accorta di ciò che si stava realizzando e ha permesso alla destra di conquistare l'egemonia su temi così importanti".