POLITICA E POTERE
Minotti: "Io lo ospiterei un asilante a casa mia. E non c'è da sorprendersi che la proposta venga da leghisti"
Il deputato leghista spiega l'interrogazione per promuovere la possibilità di ospitare le persone in attesa di asilo nelle nostre case: "La Lega è contro chi abusa, non contro chi ha bisogno"

BELLINZONA – Perché non promuovere la possibilità di ospitare le persone in attesa di asilo nelle nostre case? Così il deputato leghista Mauro Minotti e cofirmatari in un’interrogazione del 6 gennaio scorso. I temi trattati in realtà sono due: l’impiego degli asilanti in lavori socialmente utili e, appunto, il loro alloggio.

Cominciamo dal primo. Nell’interrogazione quello che si auspica, “considerato che le esperienze passate relative allo svolgimento di tali attività da parte di asilanti sembrerebbero aver dato dei riscontri positivi”, è “l’impiego di militi dell’esercito e/o della protezione civile per la supervisione e il controllo di lavori di pubblica utilità svolti dai richiedenti d’asilo”. Questo, aggiungono i firmatari, “permetterebbe di aumentare sensibilmente, a beneficio reciproco, le possibilità di impiego di queste persone, oltretutto con dei costi relativamente contenuti”.  

Nel testo si ricorda anche però che il Consiglio di Stato, in risposta a un atto parlamentare sullo stesso argomento presentato nel luglio 2012 da Silvano Bergonzoli, ha già informato che l’impiego di militari in questa mansione è vietato dalle disposizioni del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport. I firmatari chiedono quindi al Governo se: “intende attivarsi presso l’Autorità Federale, avvalendosi eventualmente della Deputazione ticinese alle Camere, per eliminare tale divieto? Corrisponde al vero che un richiedente d’asilo può rifiutare di lavorare, senza necessità di addurre un motivo valido e che tale rifiuto non è sanzionabile? In questo caso, la situazione viene ritenuta soddisfacente? Intende attivarsi presso l’Autorità Federale, avvalendosi eventualmente della Deputazione ticinese alle Camere, al fine di introdurre, per i richiedenti d’asilo, l’obbligatorietà di lavorare (se richiesto ed esigibile dal profilo medico)?”

Veniamo ora all’altro argomento, primo trattato nell’atto parlamentare e che a questo dà il titolo: la possibilità di dare alloggio ai richiedenti di asilo nella propria abitazione. La Confederazione è infatti costantemente confrontata con la ricerca di strutture adatte e le soluzioni proposte il più delle volte generano il malcontento nella regione prescelta. Ma, “a onor del vero, c’è stata anche qualche reazione positiva in nome della solidarietà e del potenziale arricchimento degli scambi multiculturali”, scrivono.

A dare le mosse a Minotti per questa interrogazione è stato infatti il caso, riportato dal 20Minuti in un articolo del 23 dicembre, di due rifugiati tibetani ospitati in una casa di Caslano da un privato che, inizialmente di fronte alla notizia dei cinquecento esuli siriani in arrivo in Svizzera, aveva scritto a Berna per mettere a disposizione la sua dimora.

“Un gesto di solidarietà e umanità che merita di essere pubblicizzato. Un fatto concreto che vale molto di più di tante parole”, scrive il deputato al Governo a cui chiede quindi: “Quante persone, annualmente, negli ultimi 5 anni hanno ospitato dei richiedenti d’asilo? È soddisfatto di tale cifra? Fermo restando che, come risposto all’interrogazione dell’allora deputato Sergio Arigoni “l’accoglienza deve rimanere una decisione convinta, libera, responsabile e disinteressata di ogni cittadino o famiglia, consapevoli delle opportunità che questa ospitalità può offrire, ma anche di eventuali inconvenienti che potrebbero emergere in alcune circostanze”, non crede che una maggiore informazione  alla popolazione su questa possibilità porterebbe ad un incremento delle persone che si metterebbero a disposizione?”

Fin qui i contenuti dell’interrogazione. Un’interrogazione “che non ti aspetti”, verrebbe da chiamarla di primo acchito. Ne parliamo dunque con il suo primo firmatario: Minotti, lei quindi è favorevole e vorrebbe anzi spingere il Cantone a informare dell’esistenza della possibilità di accogliere asilanti nelle case private, come è stato nel caso riportato dal 20minuti.

“Se c’è gente che ha una sensibilità particolare per queste problematiche, perché no insomma. Dato che la comunità deve occuparsi di queste persone non vedo perché il singolo non possa fare altrettanto se ne ha la volontà. Ognuno deve fare la propria parte in qualche modo e se qualcuno si sente in dovere per questioni di coscienza o altro di aiutare questi asilanti, ben venga: dà così il suo contributo ed è anche d’esempio. In fondo il caso di quei signori narrato dal 20Minuti ha dimostrato che è fattibile”.

Ma secondo lei, l’esistenza di questa possibilità è conosciuta dalla popolazione o c’è bisogno di più informazione a riguardo?
“Credo non lo sia, anche per me è stata una novità. Quindi sì, bisognerebbe far sapere che eventualmente, per chi se la sente, questa possibilità esiste. Poi sta alla sensibilità del singolo decidere di farlo o meno. Ognuno è libero di pensarla come vuole a riguardo”.

Resta comunque il fatto che lascia sorpresi che una proposta di questo tipo venga dalla Lega.
“Non dovrebbe. Noi abbiamo sempre detto che sì, chi viene in Svizzera solo per approfittare delle assicurazioni sociali o per delinquere, deve esser punito e rispedito a casa. Non così invece per quanti dimostrano di avere reali problemi e la volontà di rifarsi una vita inserendosi nel nostro Stato rispettandolo. E ben venga che si aiutino queste persone. È stato detto, la nostra avversione è rivolta a chi vuole venire qui per approfittarsene, non verso lo straniero in sé. In fondo, bene o male, siamo umani anche noi…”

Per lei quindi lo stupore che potrebbe nascere nell’apprendere di un’interrogazione su queste tematiche firmata Lega è solo il frutto di un preconcetto.
“Bisogna ancora sfatare il pensiero per cui noi della Lega ce l’abbiam su con gli stranieri sempre e comunque. Siamo sempre stati favorevoli a quanti vengono qua nel rispetto. Ma come siamo sempre stati favorevoli anche nell’impegnare gli asilanti in lavori di pubblica utilità. E sono convinto che così si aiuterebbe soprattutto anche loro favorendone l’inserimento. Continuando invece a dover passare le giornate senza un’occupazione è anche normale che non sappiamo cosa fare e finiscano col passare il tempo buttandosi nell’alcol ad esempio”.

Entriamo quindi nell’argomento della seconda parte dell’interrogazione: le misure che permettano di impiegare i richiedenti d’asilo in lavori socialmente utili; secondo lei è plausibile che venga accettato quanto chiedete?
“Se noi torniamo a trenta e passa anni fa, quando si sono costruiti i grossi cantieri in Ticino, come quelli per la galleria del Gottardo per esempio, ad arrivare furono molti bergamaschi e valtellinesi. Anche allora, in un primo momento, questi arrivi non erano ben accetti. Ma poi, con il lavoro, l’impegno e comportandosi correttamente, hanno dimostrato l’infondatezza dei pregiudizi nati inizialmente. Il discorso in fondo è sempre quello: se uno arriva qua e si comporta bene, i problemi si risolvono. Quindi, secondo me sì, è plausibile e anche auspicabile. Perché, ripeto, ne aiuterebbe l’integrazione”.

Integrazione resa difficile anche dal loro non lavorare, che nonostante sia un non potere prima che un non volere, è uno dei fattori che porta la popolazione a veder queste persone in malo modo.
“Esatto. È pure una questione di immagine: si vedono queste persone, anche gente in salute e ragazzotti giovani, impegnati tutto il giorno a far niente e bere… E poi probabilmente sapere che se si viene in Svizzera si sarà seguiti e si dovrà lavorare, può esser un deterrente per quanti voglio solo approfittare della ‘vacanza’. Anche il passaparola aiuta ad incentivare questa forma di dissuasione che potrebbe far diminuire gli arrivi. Perché che la maggior parte che viene da noi delinque, è dimostrato: basta guardare quello che capita ormai quasi giornalmente e vediamo che la maggior parte sono commessi da stranieri, stranieri che costituiscono oltre la metà delle persone alla Stampa. E queste non sono invenzioni della Lega, ma cose dimostrabili”.

L’impiego potrebbe esser parte di una soluzione a questo problema?
“Così sarebbero impegnati e dimostrerebbero che effettivamente sono qui con la volontà di lavorare e vivere attivamente nella società. E, oltre al fattore disincentivo per quanti sono ancora nella loro patria e questa volontà non ce l’hanno, sapere che quando arriveranno qui verranno impegnati, controllati e seguiti, penso sia anche umanamente più corretto che non metterli in uno stabile a non far altro che aspettare tutto il giorno”.

In ultima battuta, torniamo all’alloggio di asilanti in abitazioni private. Ha citato il caso di Caslano come esempio. E lei invece? Sarebbe disposto ad accogliere in casa sua un richiedente l’asilo?
“Sì. Ovviamente per un periodo limitato, ma se arriva qualcuno che dimostra di aver veramente bisogno e di esser seriamente intenzionato a vivere ‘attivamente’ e onestamente in Svizzera, non vedo perché no. Ma se quel qualcuno è invece una persona che non ha nessuna intenzione di lavorare e adattarsi alle nostre istituzioni ed è qui solo per secondi fini, allora: no, grazie!”

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