POLITICA E POTERE
L'UDC bastona il "triciclo" di Governo. Bordate contro Sadis, Beltraminelli e la Lega dei Colonnelli: "Ridateci il Nano!"
Il partito di Gabriele Pinoja mette le carte in tavola alla vigilia del dibattito parlamentare sul preventivo. "I partiti pensano soprattutto a piazzare amici e amici degli amici"

LUGANO – Lo slogan, il titolo del film, è “La svolta”. L’UDC scende in campo con i suoi pesi massimi – il presidente Gabriele Pinoja, il capogruppo Marco Chiesa e il consigliere nazionale Pierre Rusconi – per dire in modo chiaro e netto che con la Lega, con questa Lega, non saranno possibili nuove alleanze. E se la Lega continuerà su questa rotta l’UDC intende presentare una propria lista autonoma (anche si “area”) per il Consiglio di Stato. “Candideremo i nostri militanti più competenti”, ha detto Pinoja. “Siamo per un sistema elettorale maggioritario e non intendiamo continuare a fare gli utili idioti”.

Questa mattina a Lugano il “triciclo” democentrista è sceso in campo contro il “triciclo” governativo. Lo ha fatto alla vigilia della sessione parlamentare nella quale si discuteranno preventivo, freno alla spesa e road map.

Ecco, parola per parola, cos’hanno detto in conferenza stampa Chiesa, Pinoja e Rusconi, attraverso i passi salienti dei loro interventi.

L’intervento del presidente Pinoja

“Il Dipartimento delle Finanze e dell’Economia è diretto da un ministro, sembra di capire, in perenne disaccordo con la Presidenza del suo partito e che agisce di conseguenza con mani e piedi legati e fusi in barre di piombo che l’hanno reso assolutamente non propositivo in ambito economico né tantomeno in ambito fiscale”.

“L’unica vera proposta messa sul tavolo?  Il “freno ai disavanzi”, che non è null’altro che l’introduzione di un moltiplicatore cantonale, vero e proprio, e che rappresenterebbe un ulteriore aggravio fiscale per tutti i cittadini indistintamente”.

“Ma chi detta i ritmi politici di questo Cantone, allora? Il PLR ha abbandonato questo ruolo, non essendo più partito di maggioranza relativa. La Lega, per lunghi anni diretta dal purtroppo compianto Giuliano Bignasca, non si è assunta questo carico, e si sapeva che non l’avrebbe fatto. Oggi addirittura manda segnali contradditori rispetto al passato, spostandosi dall’altra parte della barricata. Un primo chiaro e inequivocabile segnale di questa tendenza è l’accordo per la proposta sul freno ai disavanzi, proposta che risulta in totale contrasto con la visione politica leghista di qualche tempo fa, laddove proponeva  sgravi per 300 milioni. A noi, in fondo, interessa poco di quello che avviene al suo interno, ma constatiamo nondimeno l’importante cambiamento al quale ha aderito giocoforza anche Attilio Bignasca, l’attuale coordinatore”.

“Siamo un partito , anche se ancora piccolo, organizzato e strutturato, che ha deciso di estraniarsi da tutte le beghe che hanno coinvolto i partiti di governo, anteponendo proposte concrete e serie al fine di risolvere problemi seri, quali ad esempio, il rilancio economico, la inaccettabile situazione della disoccupazione, il freno allo sperpero di denaro da parte dell’amministrazione cantonale”. 

“Noi  come i cittadini siamo stufi di questo modo di gestire la cosa pubblica. La gente deve sapere che prima di risolvere i problemi che affliggono il Cantone, la preoccupazione maggiore dei partiti di governo è quella di sistemare i parenti, gli amici e gli amici degli amici nei posti chiave del potere, nelle fila dell’Amministrazione pubblica o nei generosi consigli di amministrazione”. 

Pinoja ha quindi riassunto le principali proposte lanciate dall’UDC.

“Il freno alla spesa; l’aumento del moltiplicatore comunale d’imposta alla fonte per i frontalieri (20mio di maggiori entrate); l’assunzione da parte di Stato e Parastato, dei nostri disoccupati, prima ancora dei lavoratori che vengono dall’estero (misura passata in Parlamento); un progetto fiscale per il Ticino, che andava a toccare diverse posizioni della legge tributaria (Sadis la tiene nel cassetto e il PLRT vorrebbe presentarne una simile però non decolla); proposta per una diminuzione della tassazione dei redditi elevati (per non perdere nuovi contribuenti ed attirarne dei nuovi); riproposta di un’amnistia fiscale (richiesta dal mondo bancario e necessaria sia per le casse dello Stato , sia per recuperare un po’di capitali che entrerebbero nel nostro circolo economico , rimpolpando le piangenti casse delle banche); proposta per l’introduzione del medico di famiglia obbligatoria  per tutti coloro che ricevono sussidi di Cassa Malati (40 Mio di risparmi); proposta per sgravi fiscali per le persone fisiche che investono in nuove aziende, quale sostegno al rilancio dell’Economia (proposta nei cassetti della Sadis); proposta per l’abolizione delle notifiche on-line per i padroncini (sostegno agli artigiani ticinesi)”.

L’intervento di Marco Chiesa

“Il triciclo composto da PLRT-Lega dei ticinesi e PPD, nato per risanare le finanze del nostro Cantone, anche quest’anno fallirà clamorosamente l’obiettivo. Malgrado i nuovi psicodrammi di fine dicembre e inizio gennaio, le minacce e i veti trasversali non vi è nulla di nuovo sotto il sole. Basti pensare che i rappresentanti del trio di Medeglia ammettono candidamente che l’unica misura strutturale presente nel preventivo 2014 del Cantone è quella del taglio dei sussidi di cassa malati”.

“L’UDC misura la serietà delle intenzioni dei partiti che comandano in parlamento riguardo al risanamento delle finanze cantonali attraverso due elementi: la capacità di rifiutare preventivi di spesa che presentano pesanti deficit e l’introduzione di un meccanismo finanziario che permetta il contenimento della crescita delle spese, vero tallone d’Achille del nostro Cantone. Per quanto attiene al primo punto, sebbene tutti gridino allo scandalo allorquando si presentano i conti, nessuno, al di là di manovrine di piccolo cabotaggio, ha veramente il coraggio di dire basta così! Una fermezza nel cedimento piuttosto sospetta che ai più maligni fa dire che questi stessi partiti, tanto abili a pontificare, non abbiano poi un vero e proprio interesse a portare dei correttivi in quanto minerebbero la propria base elettorale. Gli amici degli amici in buona sostanza”.

“Ogni anno siamo dunque in presenza di preventivi di transizione, di preventivi che poco soddisfano, di conti che non entusiasmano e così via. E tutti gli anni chi critica non ha il coraggio di bocciare i preventivi e chiedere la ripetizione dell’esercizio ponendo l’accento sulle priorità e scovando il superfluo. Sintomatico della confusione che regna nell’ambito delle finanze pubbliche sono poi le dichiarazioni dei leader cantonali, o presunti tali, dei tre partiti del triciclo. Dico presunti tali perché i lori rispettivi gruppi faranno l’esatto opposto di quello che loro vanno perorando. I presidenti dei due partiti storici, Rocco Cattaneo e Giovanni Jelmini, parteggiano esplicitamente per il freno alla spesa, come pure Attilio Bignasca, che tuttavia, dopo aver cercato di darmi la colpa di un inesistente ritardo nella presentazione del rapporto, si fa impallinare dai nuovi veri detentori del potere leghista, i colonnelli”.

“Colonnelli anch’essi un po’ confusi se pensiamo ad esempio alla mozione presentata a Mendrisio dal vicecapogruppo in Gran consiglio volta a chiedere l’introduzione del freno alla spesa nel Magnifico borgo, che poi, anche lui, è pronto ad impallinare in parlamento. Bene, avanti tutta con il freno ai disavanzi dunque, un meccanismo che non si concentra sulla crescita delle spese e che prevede l’introduzione del moltiplicatore cantonale”.

“Moltiplicatore ora magicamente gradito anche alla Lega che per di più, da unico e vero movimento vicino alla gente, preferisce la modifica legislativa affinché nessuno possa esprimersi sul tema. Non sia mai che i cittadini abbiano capito che si tratta della maniera per alzargli le imposte con il beneplacito di chi, tempo fa, giurava e spergiurava che non l’avrebbe mai permesso”.

E poi ci sono “i sussidi di cassa malati, che fino all’anno scorso per il movimento erano intoccabili. Ora gli avvisi ai naviganti fanno purtroppo parte degli archivi storici di via Monte Boglia, il vento è cambiato, ci sono parlamentari di serie A, B e C e gli unici che contano sono per l’appunto i colonnelli. Un taglio, quello dei sussidi, che tra l’altro, così come effettuato, testimonia l’incapacità del DSS di portare avanti riforme degne di questo nome sia in termini di tempistica che di coraggio. Insomma, il taglio dei sussidi è un vero Beltrapasticcio. Lasciare tre o quattro giorni ai beneficiari di sussidi per cambiare la propria cassa malati o il proprio piano assicurativo è stato un vero colpo da maestro che ha dato le ali alla raccolta firme del giusto referendum e, almeno a mio avviso, rischia di rappresentare la pietra tombale di questo cantiere”.

“Alla vigilia di questa importante tornata di Gran consiglio cosa attende il popolo ticinese? In buona sostanza un preventivo che non raggiunge gli obiettivi fissati, il secondo peggiore in termini di deficit di tutti i Cantoni della Svizzera, una road map che traccia solo delle piste e nulla di concreto e il grimaldello del moltiplicatore cantonale. Insomma, una sessione a dir poco drammatica. E pensare che l’UDC, noi tutti qui presenti, avevamo ben altre speranze e aspettative rispetto a questo Governo a trazione leghista. Un Governo che si è rivelato non solo scialbo, ma anzi pericoloso”.

L’intervento di Pierre Rusconi

Il consigliere nazionale si è concentrato sulla votazione del 9 febbraio sull’iniziativa contro l’immigrazione di massa. E ha detto:

“In Ticino (mi sbilancio) il SÌ prevarrà, ma il come prevarrà avrà un significato evidentemente diverso. Trasformerà un malessere in quantificabile protesta e darà un messaggio chiaro della realtà sullo stato d’animo dei ticinesi. Non più argomenti opinabili ma un dissenso sulla politica di immigrazione gestita a livello nazionale sulla pelle delle periferie che già sono le più deboli economie del Paese. Il Governo cantonale e la deputazione ticinese alle camere si troveranno così con un dardo importante da utilizzare nel rafforzamento delle misure fiancheggiatrici. Un SÌ massiccio sarebbe un elemento significativo e non virtuale delle preoccupazioni dei Ticinesi. Una sorta di misura accompagnatoria! Fatto che ha peraltro ha già sensibilizzato membri di altri partiti”.

red

 

 

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