A colloquio con il fondatore, insieme a Peter Walder, del nuovo movimento politico che si presenterà alle elezioni 2015. Obbiettivi, pensieri, critiche e Lega

BELLINZONA - “Vi spiego cos’è e perché nasce il Fronte degli Indignati, che nulla a che vedere con la Lega!”. Parola di Donatello Poggi. Lo scorso sabato a Rivera si è tenuto l’incontro strategico del nuovo movimento guidato da Donatello Poggi (ex Lega) e Peter Walder (ex UDC). La prima decisione presa riguarda il cambiamento del nome, si è infatti passati da Lega degli Indignati a Fronte degli Indignati.
La serata è stata l’occasione anche per presentare ufficialmente il manifesto etico/politico del movimento in otto punti. Non un programma, bensì “un nuovo codice di comportamento per fare politica”.
Ecco gli otto punti: “Più indignazione meno omertà; più società civile meno politicanti; più fantasia meno pigrizia; meno politici più politica; meno clientelismo più merito; meno leggi più responsabilità; meno deleghe più coraggio.”
L’intervista
Donatello Poggi, innanzitutto una prima curiosità: come mai avete cambiato il nome da Lega a Fronte degli indignati ?
“Inizialmente in fase costitutiva ci eravamo orientati sul nome Lega, e anche a me andava più che bene. Poi però discutendo ci siamo accorti che Lega avrebbe potuto creare confusione, visto che c’è la Lega dei Ticinesi, confusione che abbiamo voluto evitare, anche in considerazione del momento poco felice del movimento di Via Monte Boglia. È dunque proprio per distanziarci in modo netto dalla Lega che è stato deciso il cambio all’unanimità sabato scorso, così da avere maggiore chiarezza.
Quando e sotto l’impulso di chi è nato il movimento?
“Tutto ha avuto inizio con la “querelle Morisoli”, che mi ha spinto ad uscire dalla Lega con grande dispiacere mio e del Nano, cosa per la quale sono stato anche duramente criticato da Attilio Bignasca. Già in quel momento avevo manifestato l’idea di formare un nuovo movimento, idea che si è rafforzata con la scomparsa di Giuliano Bignasca, che mi ha molto colpito a livello affettivo ed emotivo, e con la Lega che ha iniziato a prendere una direzione che non mi piaceva più. Sono stato in seguito contattato da Peter Walder, che conoscevo poco, che a sua volta era uscito dall’UDC qualche mese prima. Insieme “coprivamo” bene le due aree ticinesi, io il Sopraceneri e lui il Sottoceneri, e abbiamo deciso di dare vita al nuovo movimento.”
Cos’è che non funziona più nella Lega secondo voi?
“Devo prima di tutto dire che il mio è un giudizio politico, non ho nessun problema personale con chi milita nella Lega, anzi, per fortuna che c’è il Mattino della domenica che, anche se fa storcere il naso a molti, argina un po’ l’informazione di “regime” dei tre maggiori quotidiani che si piegano ai dettami dei partiti di riferimento. Detto questo credo che la Lega, dopo aver vinto le elezioni del 2011, si sia trasformata in un partito troppo istituzionale, collegiale e troppo uguale agli altri partiti storici. In nome della collegialità si è sacrificato lo spirito rivoluzionario, anarchico, goliardico, provocatorio e sociale. Se non c’è più tutto questo mi chiedo quali siano le differenze con i partiti storici. Ricordiamoci che il movimento era nato proprio in aperta contrapposizione e critica rispetto ai “vecchi partiti”.”
Perché nasce il fronte degli indignati?
“Innanzitutto è bene sottolineare che non nasce per qualche mania di protagonismo mia o di Peter Walder, ma piuttosto da una precisa esigenza politica: noi non ci identifichiamo in nessun partito o movimento rappresentato in Governo e in parlamento. Il sottoscritto e Walder, che siamo i coordinatori, siamo persone semplici e senza nessun aggancio politico o finanziario, senza famiglie importanti alle spalle o poltrone in consigli d’amministrazione, che si mettono a disposizione della popolazione con umiltà e convinzione. Ad ogni modo questo è uno dei Consigli di Stato più deboli dal dopoguerra, servirebbero delle vere riforme importanti in tutti i campi e invece tutto quello che notiamo è un impasse politica imbarazzante e la totale incapacità di anticipare i problemi, limitandosi solo a rincorrere gli errori commessi e mettendo dei cerotti su delle gambe di legno. Noi cercheremo di cambiare questa situazione.“
Quali sono i vostri obbiettivi?
“Tentare di fare delle proposte, denunciare quello che gli altri non denunciano più e parlare una lingua vicina alla gente, tutto cercando di darsi da fare. Non sveliamo ora il nostro programma politico, sarebbe poco furbo, ma nei prossimi mesi scoprirete di più. Ad ogni modo come prima cosa abbiamo promosso una petizione per ridurre il numero dei parlamentari da 90 a 60-70 membri, per accelerare i lavori, snellire le commissioni e ridurre i costi. Un piccolo primo passo e il primo atto concreto.”
Avete intenzione di presentare nel 2015 una lista per il Gran Consiglio e una per il Consiglio di Stato, ci può dire di più?
"Per il Gran consiglio il nostro obiettivo è quello di raggiungere il 5%, presenteremo una lista di una decina di persone all’altezza, già durante l’incontro di sabato abbiamo identificato 3-4 persone che potrebbero essere inserite. Per quanto riguarda il Consiglio di Stato sappiamo che l’obiettivo è forse al di fuori della nostra portata (ma non si sa mai), però in questo modo avremo diritto a maggiore esposizione mediatica, il che ci permetterà di comunicare le nostre idee e conquistare maggiore visibilità, con riflessi positivi sulla lista per il GC."
dielle