POLITICA E POTERE
Nuove accuse per Schneider-Ammann: non ha dichiarato i suoi mandati offshore al registro parlamentare
Due settimanali d’oltralpe lanciano nuove ombre sul consigliere federale, oltre ad aver “parcheggiato” i soldi in società di comodo, pratica comunque legale, non avrebbe segnalato i propri interessi nelle società al registro parlamentare

BERNA - Non si placa la bufera intorno al consigliere federale Johann Schneider-Ammann, nuove rivelazioni dei media d’oltralpe lo accusano di non aver dichiarato i suoi ormai noti interessi e mandati in società offshore al registro parlamentare quando era consigliere nazionale. Sono i settimanali “SonntagsZeitung” e “Schweiz am Sonntag” a riferire le nuove accuse. 

Il suo portavoce Rudi Christen ha affermato alla stampa che il ministro dell’Economia starebbe esaminando le ragioni dell’omissione in modo da fornire un’adeguata risposta. In particolare bisognerà verificare se anche se vige l’obbligo di dichiarare anche gli interessi e i mandati nelle filiali, e non solo nel gruppo principale. Secondo le rivelazioni del domenicale Schneider-Ammann non avrebbe indicato al registro parlamentare il proprio mandato nel Consiglio d’amministrazione della Manilux, intestata al consigliere federale, all’epoca consigliere nazionale, tra il 2003 e il 2009. Nel registro non figura neppure l’altra società di comodo a Jersey, dove per anni sono state “parcheggiate” altre centinaia di milioni per ragioni di convenienza fiscale. 

Schneider-Ammann in un’intervista sulle pagine del domenicale SonntagsBlick ha risposto alle critiche piovutigli addosso nelle ultime settimane a cause del suo operato come imprenditore, sostendendo che il “Gruppo Ammann ha guadagnato, pagato le tasse e ha messo da parte una riserva di soldi in un luogo fiscalmente interessante.” La pratica, dichiarata legale anche dal fisco bernese, secondo il consigliere federale ha permesso lo sviluppo dell’azienda e il mantenimento dei posti di lavoro in Svizzera, a Langenthal. “La famiglia Ammann non ha mai preso un franco da questa riserva per utilizzarlo a fini personali”, ha aggiunto Schneider-Ammann. Operare in questo modo, ha sostenuto il consigliere federale, non solo è legale, ma è anche morale e la campagna in corso sarebbe solo un “attacco con fini politici”. 

La vicenda non è tutt’ora ancora chiusa, da più parti politiche si invoca infatti una seconda indagine su tutta la questione e le autorità fiscali bernesi si sono già dette pronte alla collaborazione. 

red

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