Il partito socialista non contesta la scelta di Gagnon, ma si pone e rivolge diverse domande al Muncipio sulla funzione, sulla procedura di scelta e sul destino di altre iniziative

LUGANO – “un bell’acquisto, ma come valorizzarlo?” si intitola così l’interrogazione inoltrata al Municipio dal gruppo parlamentare socialista, primo firmatario Martino Rossi.
Se da una parte non viene contestata la scelta del canadese Michel Gagnon, ritenuto di ottima caratura e competenza, sono molti i dubbi sul ruolo che dovrà ricoprire il nuovo direttore del LAC, così come sulla procedura di scelta/nomina adottata e sul destino di alcune iniziative e dell’attuale direttore del DAC.
Innanzitutto i socialisti luganesi rilevano alcune imprecisioni nel comunicato ufficiale della città: “Il Museo d’arte contemporanea di Montréal, citato nel comunicato del Municipio, non fa parte di “Place des Arts”: è un’istituzione a sé stante, ma fisicamente contigua al Centro culturale (vedi: http://www.macm.org).” Inoltre nel comunicato si parla di nomina, quando in realtà si tratta di un incarico per 4 anni (leggi articolo correlato).
Dopo le imprecisioni si passa però alle questioni sostanziali e, nonostante gli interroganti ritengano Michel Gagnon un’acquisizione di prestigio per Lugano e il suo Nuovo Centro Culturale LAC, i socialisti sostengono l’importanza di evitare “di ‘bruciare’ il candidato, come è stato il caso per altri collaboratori dirigenti del DAC-LAC, valorizzandolo con un ruolo ben definito e un’organizzazione appropriata”.
Da qui i presupposti e le domande che il PS luganese rivolge al Municipio:
“Funzione del direttore del LAC
I tre settori del LAC (musica, teatro, arti visive) dipendono da istituzioni variegate. Per la musica: Lugano Festival (Fondazione di Città e RSI), OSI (Fondazione di RSI, CORSI, Cantone Ticino, Cantone Grigioni), I Barocchisti e il Coro della Radiotelevisione Svizzera (RSI), Estival Jazz e Estival Eventi (RSI e Città), per citare solo i principali. Tutti questi enti musicali hanno i loro direttori artistici e i loro organi dirigenti. Per il teatro: LuganoInScena (un concorso per un nuovo direttore è appena stato pubblicato). Per le arti visive: la nuova Fondazione in gestazione che unirà il Museo Cantonale d’Arte e il Museo d’arte della Città.
1. Quale sarà in questo contesto il ruolo del direttore del LAC? Gestirà il “contenitore” (organizzazione, tecnica, amministrazione, marketing, sponsoring…) o i contenuti?
2. Nel secondo caso, come sarà definito il suo ruolo rispetto a quello del direttore artistico di Lugano Festival e degli altri direttori degli enti musicali, del direttore della Fondazione che integra i musei cantonale e cittadino, del direttore di LuganoInScena?
3. E quale sarà il suo ruolo rispetto ai due partner chiave della Città per il LAC, cioè il Cantone e la RSI?
4. Michel Gagnon ha grande esperienza e competenza nell’ambito delle arti sceniche (musica, teatro, danza) ma non delle arti visive (musei). Sarà un problema per la coerenza e la promozione dei tre settori del LAC?
5. Dato il profilo del nuovo direttore del LAC, è sempre necessario un nuovo direttore per il settore teatro?
Scelta del direttore del LAC
6. I partner della Città per la programmazione delle attività del LAC (Cantone e RSI) sono stati consultati per la scelta, e la definizione del ruolo, del direttore del LAC? Il Cantone assumerà una parte delle spese?
7. Perché si è voluta eludere la messa a concorso della funzione di direttore del LAC ricorrendo all’ “incarico per funzione temporanea” (art. 13 del Regolamento organico dei dipendenti) per una funzione che ha tutta l’aria di essere permanente?
Tre domande supplementari, per concludere:
8. Che ne sarà dell’attuale direttore del DAC (per altro designato anche lui senza concorso e, quindi, a norma di Regolamento solo a termine)?
9. Che ne è della fantomatica “Fondazione Lugano per il Polo Culturale”, creata il 20 ottobre 2011, e quale l’eventuale ruolo del direttore del LAC nei confronti di questa Fondazione?
10. Nelle discussioni sulla politica culturale del Ticino e di Lugano emergono sovente le idee guida di “italianità” (o “italicità”), di “ponte fra il mondo culturale germanico e quello italico” di “ponte fra il mondo alpino e quello mediterraneo”, oppure di “cosmopolitismo”. Quale sarà l’apporto in questo ambito del direttore venuto dal Canada? Avrà carta bianca per dettare la politica culturale della Città? Oppure interpreterà una “missione” definita da altri? Da chi? Quale?”
red