Intervista al capogruppo PPD: "Il messaggio è stato dato il 9 febbraio: ora serve calma. Ma a marzo porto l'abolizione delle notifiche online per i padroncini in Gran Consiglio"

BELLINZONA - "Sono stato un sostenitore e ho votato con convinzione sì all'iniziativa contro l'immigrazione di massa. Mi sembra che con questo voto sia stato dato molto di più di un segnale alla Confederazione. Quindi ora deve ritornare la calma". È la premessa da cui parte Fiorenzo Dadò prima di rispondere alle domande sul post votazione in Ticino. In particolare, al capogruppo PPD, abbiamo chiesto un commento sulle proposte sorte dopo il risultato popolare: dal blocco dei ristorni, ipotizzato da Norman Gobbi e che sarà proposto ufficialmente da Sergio Savoia, all'iniziativa popolare che l'UDC ticinese si appresta a lanciare per riprendere nella Costituzione ticinese i principi che il popolo ha appena iscritto in quella svizzera.
Dadò, che ne pensa?
"Capisco che c'è chi vuole sfruttare il momento e amplificare a dismisura l'esito della votazione, pensando di poterne trarre un tornaconto elettorale. Però dobbiamo renderci conto tutti che parliamo di cose serie: non è un gioco. L'UDC vuole lanciare un'iniziativa, i cui contenuti non sono noti, ma che sembra sostanzialmnente ripetitiva, visto che la Costituzione federale è stata appena modificata dal popolo. Quanto al blocco dei ristorni in questo momento non è un'opzione . Non bisogna esasperare la situazione. In questo momento la tematica va affrontata sul piano diplomatico, senza ritorsioni. Bloccari oggi i ristorni sarebbe solo una pagliacciata che non produrrebbe nulla: non un posto di lavoro in più per i ticinesi, non l'entrata di un solo padroncino in meno. La gara in corso a chi la spara più grossa non serve a niente"
Voi PPD però nel 2011 l'avevate sostenuto il blocco: anche allora era una pagliacciata?
"Allora l'ho sostenuto e in quelle condizioni lo sosterrei di nuovo. Si trattava di lanciare un segnale forte nei confronti della Confederazione e dell'Italia. Ma il 9 di febbraio è stato lanciato un messaggio dirompente, altro che ristorni. Il blocco oggi sarebbe come la puntura di una pulce su un elefante".
E se neanche il segnale del 9 febbraio renderà attento il Consiglio Federale alle preoccupazioni dei ticinesi?
"Io credo che dopo il voto di domenica non potranno più ignorarci. Ma se ciò dovesse accadere non mi tirerò indietro nel sostenere le misure necessarie".
Il 70% dei votanti ticinesi che ha sostenuto l'iniziativa UDC si aspetta però probabilmente una risposta anche dalla politica cantonale, in attesa che il Consiglio Federale elabori le sue strategie con Bruxelles.
"Questo è sicuro. Ma penso che i ticinesi si aspettino misure intelligenti e praticabili. Ribadisco: il blocco dei ristorni non porta a niente. Posso però anticipare che ho l'intenzione di portare in Gran Consiglio già a marzo l'abolizione delle notifiche online, proposta di cui sono il relatore e che sosterrò nonostante il parere negativo del Consiglio di Stato".
Infine, settimana prossima voterete su un'altra proposta calda: lo statuto speciale per il Ticino proposto dai Verdi.
"In Commissione abbiamo discusso dello Statuto speciale prima della votazione del 9 febbraio. Io quella proposta l'ho firmata e sostenuta. Oggi ne discuterò con il gruppo parlamentare del PPD e valuteremo l'oggetto alla luce del risultato di domenica scorsa. Lo Statuto speciale inoltre pone un problema di orgoglio per i ticinesi che non vogliono essere tratttati come una scuola speciale, ma pretendono di avere pari dignità come il Canton Zurigo o il Canton Berna. Più in generale, durante la lunga campagna di questa votazione, ho sentito descrivere un Paese che non conosco e non è il mio. Come Ticino abbiamo certamente dei problemi da risolvere ma non siamo il Burkina Faso".
AELLE