Il leader del PLR scrive una lettera aperta al presidente della Deputazione ticinese alla Camere dopo il no di Eveline Widmer Schlumpf alla richiesta ticinese di denunciare l'accordo con l'Italia

BELLINZONA - Il PLR continua la sua battaglia per denunciare e disdire l'accordo sui ristorni dei frontalieri tra Svizzera e Italia. Come è noto, questa richiesta condivisa da tutti i partiti del Gran Consiglio, è stata bocciata dalla Consigliera Federale Eveline Widmer Schlumpf durante l'incontro con il Consiglio di Stato, avvenuto negli scorsi giorni ad Agno. Un "no", quello della ministra delle finanze, che non era per nulla piaciuto a Rocco Cattaneo che aveva criticato aspramente anche il Governo ticinese, accusato di un atteggiamento troppo morbido nel sostenere questa rivendicazione.
Oggi, il presidente del PLR torna alla carica. Lo fa con una lettera aperta indirizzata al presidente della Deputazione ticinese alle Camere Fabio Regazzi. La richiesta di Cattaneo è chiarissima: convincere il Consiglio Federale a cambiare idea. Scrive il presidente liberale radicale: "Solo se ogni membro della deputazione saprà portare le giuste motivazioni nei rispettivi gruppi, spiegando quanto questo accordo sia dannoso per il nostro mercato del lavoro e per le finanze pubbliche del Canton Ticino, si potrà sperare di ottenere un appoggio da parte del parlamento federale per convincere il Consiglio federale a procedere alla denuncia, entro il 30 giugno 2014, dell’accordo sui frontalieri e della Convenzione contro la doppia imposizione con l’Italia".
Di seguito il testo integrale della lettera aperta di Rocco Cattaneo a Fabio Regazzi
"Onorevole Presidente della deputazione ticinese,
Il 25 Febbraio, nel corso di una visita lampo in Ticino, la Consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf ha comunicato al Consiglio di Stato in maniera inequivocabile che il governo federale non intende disdire l’accordo sui frontalieri del 1974 ma che questo rimane all’interno del pacchetto delle trattative con l’Italia.
Va subito chiarito che la modifica puntuale dell’accordo non sarebbe una soluzione per il Ticino. Rivedere alcuni aspetti, come ad esempio le percentuali di ristorno, non andrebbe a migliorare una situazione in cui il grosso problema è costituito da quello che a tutti gli effetti è una sovvenzione fiscale ai lavoratori frontalieri che mette in difficoltà i lavoratori residenti.
Il partito liberale radicale è preoccupato da questo atteggiamento e ritiene che debba essere mantenuta la massima attenzione sul tema siccome, considerata la situazione problematica della vicina repubblica, non è da escludere che nel giro di poche settimane si possa giungere a degli accordi che portino complessivamente benefici a Svizzera e Italia ma che ancora una volta andrebbero a caricarne il prezzo sul Ticino e sulla sua popolazione. Ricordiamo infatti che l’accordo in vigore contribuisce al dumping salariale e causa un ammanco sul fronte delle entrate fiscali per Cantone e comuni di 60 milioni annui.
Nelle ultime settimane, a più riprese, il mondo politico ha espresso chiaramente il suo obiettivo:
il 28 gennaio i capigruppo di tutti i partiti presenti in Gran Consiglio inviavano una lettera al consiglio federale in cui chiedevano la disdetta dell’accordo in questione
Il 29 gennaio il parlamento votava a larghissima maggioranza l’iniziativa cantonale del PLR che chiede la disdetta dell’accordo sui frontalieri del 1974
Lo stesso giorno il Consiglio di Stato scriveva al governo federale indicando che per il Ticino l’accordo in questione doveva essere disdetto o in subordine rivisto radicalmente
Il nostro partito ha lanciato negli scorsi giorni una petizione popolare con l’obiettivo di rafforzare ulteriormente il messaggio all’indirizzo del Consiglio federale e delle camere federali grazie al supporto dato dalle sottoscrizioni popolari.
Fatte queste considerazioni, Onorevole presidente, abbiamo deciso di scriverle questa lettera aperta per chiedere a lei e a tutta la deputazione di attivarvi sin da subito con il Consiglio federale e con i vostri colleghi in vista dei dibattiti nelle commissioni e nel parlamento.
Solo se ogni membro della deputazione saprà portare le giuste motivazioni nei rispettivi gruppi, spiegando quanto questo accordo sia dannoso per il nostro mercato del lavoro e per le finanze pubbliche del Canton Ticino, si potrà sperare di ottenere un appoggio da parte del parlamento federale per convincere il Consiglio federale a procedere alla denuncia, entro il 30 giugno 2014, dell’accordo sui frontalieri e della Convenzione contro la doppia imposizione con l’Italia.
Esclusivamente in questo modo la Svizzera avrà la forza di negoziare degli accordi su nuove basi che tengano in debita considerazione anche i legittimi interessi del Canton Ticino".