POLITICA E POTERE
Boris Bignasca: "Ho creato la Fondazione in memoria di mio papà: ecco cosa faremo"
Nel giorno del primo anniversario della morte del fondatore della Lega, il figlio Boris ricorda il padre lanciando un'iniziativa sociale: "Di lui alla politica ticinese manca a tutto. A me le domeniche pomeriggio insieme"

di Andrea Leoni

LUGANO - Per tutti i leghisti era il Nano. Per lui era il Nano e il papà. Boris Bignasca ha vissuto fino in fondo queste due dimensioni. Quella del "mio presidente", del capo, del Nano, per l'appunto, a cui il militante e il dirigente ubbidisce. E quella privata, del padre, che è la storia di affetto e di carta vetrata di tante famiglie. Talvolta, quando questi due sfondi, inevitabilmente, si mescolavano un po', ne venivano fuori litigi memorabili o slanci grandiosi.

Boris Bignasca, nel corso di quest'anno, ha sempre garbatamente rifiutato interviste su suo padre. I suoi pensieri li ha espressi di tanto in tanto su Facebook, con poche righe di post, una foto, un video. Accenni, quando una contingenza politica lo richiedeva, o quando la malinconia o un ricordo gioso gli suggeriva di farlo. Niente di più. Privatamente, invece, abbiamo avuto modo di confrontarci a lungo sulla figura di Giuliano Bignasca, sia quella politica che quella personale, privata, umana. Ci siamo scambiati aneddoti, confidenze, riflessioni, opinioni. Pensieri e parole che restano inter nos.

Quando si avvicinava il primo anniversario della scomparsa del Nano ho chiesto a Boris Bignasca, con un certo pudore, se aveva voglia di esprimere pubblicamente un ricordo.  Mi ha risposto che non era intenzionato a partecipare "all'agiografia di mio padre: mi fa molto piacere se la fanno gli altri, ma non spetta a me. Però...". Però nelle scorse settimane mi aveva informato dell'intenzione di lanciare la Fondazione dedicata alla memoria del Nano. Un'idea che era nata nelle ore immediatamente successive alla scomparsa di Giuliano Bignasca e che proprio oggi vede la sua concretizzazione. "Di questo, e di tutto quello che riguarda l'aspetto sociale del Nano, parlo molto volentieri".

Perché lanciare una Fondazione per commemorare la memoria di suo padre a un anno dalla scomparsa?
"La Fondazione è uno strumento con cui portare avanti un lavoro "nascosto" di Giuliano Bignasca, in particolare nell'ambito sociale. Questo lavoro si svolgeva prevalentemente al sabato pomeriggio quando l'ufficio di via Monte Boglia si trasformava in una sorta di "ufficio di Medjugorie", così lo chiamavamo con ironia. Mio padre riceveva tutti quelli che gli chiedevano un appuntamento. Durante quegli incontri le persone gli sottoponevano i loro problemi. Problemi spesso legati alla mancanza di lavoro, ad alloggi troppo cari, alla difficoltà ad arrivare a fine mese. E in ufficio si accumulavano curriculum vitae, soprattutto di giovani, che lui cercava di piazzare nel privato o nel pubblico. Anche da questi incontri è nato lo spunto per i piani di lavoro anti-crisi della Città di Lugano. Ogni tanto poi allungava 100 franchi a chi ne aveva bisogno, soprattutto agli anziani".

Di cosa si occuperà concretamente la Fondazione?
"Abbiamo cercato di fare uno statuto e un regolamento molto ampli. Tendenzialmente cercheremo di aiutare i giovani e gli anziani, tendendo loro una mano concreta per arrivare degnamente alla fine del mese. Poi però le attività della Fondazione saranno dettate dalla realtà e dai problemi che ci saranno sottoposti. Non pretendiamo certo di conoscere oggi tutti i disagi e le difficoltà che ci verranno sottoposte. Saremo elastici e pragmatici, come lo era il Nano. Soprattutto all'inizio cercheremo di dare aiuti indiretti attraverso associazioni meritorie già presenti sul territorio, penso per esempio al Tavolino magico e alla Caritas".

Chi finanzia la Fondazione?
"I primi 50'000 franchi li metto io e poi speriamo che qualche "borsone" del Cantone tiri fuori un po' di soldi. Naturalmente tutti i contribuiti, anche i più piccoli, saranno molto graditi. Oggi ho firmato per la costituzione della Fondazione. Espletate le pratiche burocratiche penso che già entro metà del mese, spiegheremo come contattarci e come contribuire, per chi vorrà".

Decidere di ricordare suo padre attraverso un'opera sociale e non politica, è una scelta precisa su cui immagino avrà riflettuto molto. Perché ha deciso di andare in questa direzione? 
"È vero, potevo scegliere una via politica o sociale per commemorare la memoria di mio padre. Ho preferito privilegiare l'aspetto sociale perché papà, prima di tutto, divideva il mondo in generosi e pidocchi. E quindi andava d'accordo con Giovanni Cansani e non gli piacevano per niente i pidocchi. E qui evito di fare nomi per non beccarmi una denuncia...Questa era una sua caratteristica, che si concrettizzava negli incontri del sabato, che ho visto io, ha visto chi lo ha frequentato da vicino, e naturalmente chi ha potuto beneficiare del suo aiuto. Ma alla maggioranza della gente, questa opera settimanale, è forse più sconosciuta. E quindi ho pensato che fosse bello riportarla pienamente alla luce".

Se dovesse scegliere una caratteristica che manca alla politica ticinese dopo la scomparsa di suo padre, quale sceglierebbe? Cosa manca di più del Nano? 
"Manca tutto. L'ironia, il divertimento, la passione, l'intuizione....manca tutto. Ma forse, se devo scegliere una sola caratteristica, manca la visione a lungo termine, quasi una preveggenza, di cui era capace". 

E come figlio cosa manca di più?
*Mi mancano le domeniche pomeriggio passate insieme a discutere di tutto. Di sport, di economia, di problemi....".

Un'ultima domanda: come è messa la Lega dopo un anno senza il Nano?
"Risponderò a questa domanda domenica, nell'intervento che farò al Padiglione di Pregassona, prima del pranzo in memoria di papà". 

Per chi fosse interessato a maggiori informazione è online il sito fondazionebignasca.ch . Per visitarlo clicca qui

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