L’Azienda elettrica Ticinese non possiede centrali nucleari o partecipazioni dirette, ma detiene il 7% delle azioni della società AKEB, che mette a disposizione degli azionisti parte dell’energia prodotta da due centrali francesi e una svizzera

BELLINZONA – “L’Azienda elettrica Ticinese (AET) non possiede centrali nucleari o partecipazioni dirette, ma detiene il 7% delle azioni della società AKEB (www.akeb.biz) per la partecipazione a centrali nucleari. La società mette a disposizione degli azionisti parte dell’energia prodotta da 2 centrali nucleari francesi (Bugey e Cattenom) e una svizzera (Leibstadt). Inoltre AET ha dei contratti di fornitura con EdF (Electricité de France)”.
Spiegano i Verdi in una interrogazione inoltrata al Consiglio di Stato in cui chiedono, “alla luce della decisione del Consiglio Federale di abbandonare il nucleare, obiettivo ripreso anche dal Piano Energetico Cantonale (PEC), e della situazione del mercato energetico che sta mettendo a dura prova le redditività delle centrali nucleari”, rimane opportuno mantenere queste partecipazioni?
A motivazione della loro perplessità, i Verdi illustrano poi la situazione finanziaria in cui versa la centrale di Leibstadt. Infatti “i costi di dismissione e smaltimento delle centrali e delle scorie sono stati ampiamente sottostimati e la dotazione del fondo alimentato dalle 5 centrali nucleari nazionali è insufficiente”.
E aggiungono: “La revisione dell’ordinanza per la dismissione e lo smaltimento messa in consultazione dal Consiglio Federale nell’agosto 2013 prevede un aumento della dotazione del fondo del 30%. Aumento che risulta ancora insufficiente per far fronte ai reali costi. Malgrado ciò, già un aumento del 30% della dotazione del fondo provocherà un peggioramento della redditività delle centrali nucleari, già enormemente sotto pressione a causa della caduta dei prezzi dell’energia elettrica”.
Inoltre “la situazione finanziaria delle società che gestiscono le centrali di Gösgen e di Leibstadt è particolarmente problematica in quanto in passato gli accantonamenti per la dismissione e smaltimento sono stati contabilizzati come utili, pratica che le direttive non permettono e che ha gonfiato il valore del fondo rispetto al valore di mercato”.
Nel caso della società anonima che gestisce Leibstadt, scrivono ancora, il capitale proprio è stato “impropriamente gonfiato per 869 milioni di franchi e il risanamento potrà avvenire mediante: aumento del capitale da parte degli azionisti; rinuncia alla distribuzione dei dividendi; aumento delle entrate tramite aumento del costo dell’energia”.
Date queste premesse, il gruppo dei Verdi chiede quindi al Consiglio di Stato: “Le difficoltà economiche delle centrali nucleari, in particolare delle centrali di Leibstadt potrebbero avere ripercussioni sui conti di AET? Quanto è fondato il pericolo di un aumento del capitale della Società Leibstadt SA? Questo avrebbe ripercussioni anche per AET? O al contrario è prevedibile un aumento del costo dell’energia prodotta da questa centrale?
Analoghi rischi possono essere esclusi per le due centrali nucleari francesi a cui fa capo la società AKEB?
Conformemente alla strategia 2050 della Confederazione e del PEC e tenuto conto dell’elevata disponibilità di energia a basso costo sul mercato libero energetico non sarebbe auspicabile una cessione di queste partecipazioni (per motivi strategici e per evitare rischi finanziari)?