Il Consiglio di Stato retico si è opposto all’iniziativa ticinese per la disdetta dell’accordo transfrontaliero. La denuncia non è ritenuta una soluzione opportuna

COIRA - Disdire l'accordo del 1974 con l'Italia sull'imposizione dei lavoratori frontalieri, come chiede un'iniziativa del PLR ticinese, non è una soluzione adeguata. È quanto sostiene il governo grigionese che riconosce invece la necessità di un adeguamento dell'intesa vigente.
Il governo retico - si legge in un comunicato odierno - non appoggia l'iniziativa ticinese in quanto ritiene che la denuncia dell'accordo sui frontalieri possa portare a considerevoli difficoltà, dal momento che il risultato di trattative su una nuova regolamentazione è del tutto incerto.
Rispondendo a una lettera aperta inviata dalla granconsigliera grigionese Nicoletta Noi-Togni (indipendente), l'esecutivo retico spiega che tra la Confederazione e l'Italia sono stati avviati negoziati di cui bisogna attendere l'esito.
Il Cantone dei Grigioni è rappresentato dall'Amministrazione delle imposte in seno alla delegazione federale che si occupa dei negoziati.
Lunedì, durante l'ora delle domande, la consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf aveva dichiarato che l'accordo del 1974 tra la Svizzera e l'Italia sull'imposizione dei lavoratori frontalieri non può essere disdetto poiché "non prevede una clausola di denuncia autonoma". La ministra delle finanze aveva inoltre precisato che l'intesa è "parte integrante della convenzione per evitare la doppia imposizione" (CDI).
Rispondendo a una domanda di Marco Romano (PPD/TI), aveva poi affermato che i negoziati con l'Italia in ambito fiscale e finanziario "continuano indipendentemente dal cambio di governo avvenuto in Italia nel mese di febbraio del 2014".
ATS