POLITICA E POTERE
L'AITI dice "no" al moltiplicatore cantonale
Gli industriali invitano a bocciare la legge sul freno ai disavanzi in votazione il 18 maggio. Sì invece all'amnistia fiscale
LUGANO - Segnale importante dal mondo dell'economia in vista delle votazioni cantonali del 18 maggio. L'AITI si schiera infatti contro la legge sul freno ai disavanzi che prevede l'introduzione del moltiplicatore cantonale. Su questo oggetto voteremo poiché la maggioranza del Parlamento ha voluto inserire questo nuovo meccanismo finanziario nella Costituzione. Scelta che impone la consultazione obbligatoria. "Utilizzare il coefficiente d'imposta cantonale come strumento di freno ai disavanzi pubblici - scrive l'AITI in una nota - non è la strada corretta per incidere direttamente sull'aumento della spesa pubblica. Il moltiplicatore, oltre a pesare fiscalmente sulle imprese e sui cittadini, ha infatti anche la pecca di non agire direttamente alla radice del problema, ovvero sull'aumento della spesa pubblica, che invece può essere rivista, come dimostrano azioni politiche di altri Cantoni e della Confederazione, attraverso una precisa selezione dei compiti dello Stato. Inoltre a questo proposito, si ricorda che sia la Confederazione sia tutti i Cantoni dotati di strumenti di controllo e risanamento dei disavanzi pubblici, agiscono con chiara volontà sulla riduzione della spesa pubblica e non sull'aumento delle imposte."Secondo l'AITI - prosegue il comunicato - propendere per un meccanismo sanzionatorio come quello del coefficiente d'imposta cantonale, invece di concentrarsi con maggiore impegno sulle voci di spesa come fanno gran parte dei Cantoni che conoscono già vincoli di disciplina finanziaria, significa inoltre non tenere conto dell'andamento reale del mondo produttivo che non abbisogna sicuramente di ulteriori elementi di instabilità fiscale o conseguenze in termini di minore competitività fiscale. Andare ad aumentare le imposte, quando invece tutte le più precise analisi concordano sul fatto che siano invece necessarie riforme fiscali, come ad esempio una riduzione della fiscalità sui redditi più elevati o una diversa imposizione degli utili ordinari, rendendo quindi più attrattivo l’insediamento sul territorio di imprese innovative con alto valore aggiunto, appare deleterio non solo in se, ma rischioso in termini di impatto sull'economia del Paese, soprattutto in un contesto economico incerto come quello attuale".Se dice "no" al freno ai disavanzi, l'Associazione industrie ticinesi dice invece "sì" all'amnistia fiscale.
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