POLITICA E POTERE
Viaggio tra i disagi della "casa del Territorio": ecco cosa funziona e cosa no. La difesa di architetti e Sezione Logistica
Questa mattina abbiamo visitato lo stabile amministrativo 3 in compagnia degli architetti e del responsabile del progetto. “Ecco punto per punto le risposte alle critiche". Guarda le immagini

di Dario Lanfranconi 

BELLINZONA – “Qualche problema puntuale esiste, come sempre in progetti così grandi, ma sono solo eccezioni e non la regola. Inoltre il 91% degli occupanti si dichiara soddisfatto.”
È questa in pochissime parole la spiegazione ricevuta dagli architetti Gustavo Groisman e Sabina Snozzi, figlia del celebre architetto Luigi Snozzi, confermata anche da Mauro Fransioli, responsabile del progetto presso la Sezione Logistica. 

Questa mattina infatti abbiamo avuto l’opportunità di girare per lo stabile amministrativo 3 del dipartimento del Territorio, finito nella bufera dopo la denuncia a liberatv di un gruppo di dipendenti in merito alle condizioni, a detta loro, deprecabili in cui l’edificio verserebbe. Ci hanno accompagnato come scritto gli architetti e il responsabile della logistica, ai quali abbiamo potuto sottoporre le domande relative alle critiche espresse, oltre a poter toccare con mano il presunto disagio. 

Ed è proprio l’elenco di critiche puntuali che abbiamo sottoposto ai nostri interlocutori che, una per una, sono state contestate, giustificate o contestualizzate. 

Prima delle risposte alle critiche però chi scrive riporta brevemente per dovere di cronaca anche un’impressione di quanto visto, premettendo di aver speso all’incirca due ore nell’edificio e avendolo girato quasi tutto tra le 9 e le 11 di questa mattina, una soleggiata giornata primaverile. Un’ulteriore premessa riguarda la soggettività del giudizio di chi scrive, in particolare sugli aspetti architettonici. Detto questo posso affermare che nel tempo speso all’interno dell’edificio la temperatura era gradevole e non ho riscontrato particolari picchi, se non un po’ di caldo nella zona buvette. In un ufficio, forse il più caldo visitato, era presente un termometro e segnava 23 gradi. Le lamelle, che personalmente dall’esterno non reputo certamente “affascinanti” all’interno degli uffici si notano, ma da seduti la vista verso l’esterno è effettivamente libera. La sensazione “carceraria” non l’ho dunque riscontrata, mentre il corridoio centrale è effettivamente piuttosto freddo e la lunga sequenza di porte può dare un’impressione simile (vedi foto). Infine la qualità dell’aria nell’edificio mi è sembrata buona. 

“Una minoranza abituata a far quel che voleva”

Un’altra breve premessa l’ha richiesta anche l’architetto Groisman e ve la riportiamo: “Mi preme puntualizzare le dimensioni della protesta, perché l’impressione è che stia passando il messaggio che tutti i dipendenti sono in rivolta, in realtà si tratta di una ridotta minoranza, per la quale mi dispiaccio molto comunque, visto che noi puntiamo all’unanimità, obiettivo praticamente impossibile in un progetto del genere, e questo va sottolineato, così come l’economicità dello stabile e il budget limitato che ha imposto determinate scelte. A chi piace definire l’edificio un ‘monumento’ dico che, con 620 franchi al metro cubo, è decisamente un monumento a buonmercato, basta vedere cosa costano altri stabili di queste dimensioni.”

Sulla suddetta minoranza anche Fransioli ha detto la sua, non senza una vena polemica: “La minoranza di persone che si lamentano appartengono tutte allo stesso servizio/sezione (non dice quale ndr) e nella sistemazione precedente molto probabilmente potevano fare un po’ quel che volevano senza nessun controllo, forse ora mal digeriscono l’essere sotto gli occhi di tutti.” 

Ma veniamo ora alle principali critiche e alle spiegazioni fornite dagli architetti Groisman e Snozzi e da Fransioli. 

Ermeticità e impossibilità di aprire le finestre

Arch. Groisman: “È vero, si tratta di una scelta e non è legata a Minergie, lo standard non prevede infatti questo obbligo, ma semplicemente le norme pianificatorie e soprattutto sull’inquinamento fonico impongono a un edificio abitativo o lavorativo che ha la facciata che dà sulla strada di installare finestre non apribili”. 
E perché anche sull’altro lato è stata intrapresa questa scelta? Groisman: “Per due motivi, il primo è quello della parità di trattamento dei collaboratori, con due impostazioni differenti era infatti facile prevedere problemi interni tra chi finiva in uno o rispettivamente nell’altro lato dell’edificio. Il secondo motivo è tecnico: la gestione di un edificio minergie così grande è molto più semplice ed economica se non è prevista la possibilità di aprire le finestre, altrimenti ognuno le aprirebbe a piacimento e il rispetto dei parametri sarebbe molto più complesso e dispendioso, energeticamente e finanziariamente.”

Temperature e ventilazione

Fransioli: “L’impianto non ha problemi, solo ogni tanto ci sono stati degli inconvenienti puntuali, e anche il cambio di stagione è da considerare. Noi monitoriamo continauamente le temperature e non ci risultano quelle ‘denunciate’, al massimo siamo arrivati a 24 gradi e solo in momenti particolari, ma la media è si situa tra i 22 e i 23,5. Stiamo tutt’ora tarando l’impianto. Ricordo comunque che la legge sul lavoro impone una temperatura negli uffici tra 21 e 24 gradi, è chiaro che a nessuno piace lavorare a 24 gradi, ma si è trattato di episodi singoli dovuti o alle condizioni climatiche esterne eccezionali, come nelle scorse settimane, o a dei problemi tecnici all’impianto di ventilazione puntuali e che sono stati risolti. Ad ogni modo la temperatura è gestita per blocchi di 8 elementi, e questo avviene per ragioni di risparmio, sarebbe stato possibile fare la regolazione per ogni ufficio, ma avrebbe significato spendere centinaia di migliaia di franchi in più, soldi dei contribuenti. Ad ogni modo è importante sottolineare che la percezione della temperatura è soggettiva, per qualcuno 22 gradi sono troppi e per altri sono troppo pochi. L’impianto ha bisogno di tempo per essere dimensionato, ma già ora la situazione è migliore e lo sarà sempre di più, nessun allarme dunque per l’estate o per altri fattori.”

Infiltrazioni

Fransioli: “C’è un pozzetto elettrico che non è stato eseguito correttamente e attraverso un tubo elettrico, non quindi dall’edificio ed è importante sottolinearlo, l’acqua è arrivata in un singolo archivio, generando un danno localizzato solo a quello spazio, 1 archivio su 20. Si tratta di un problema che stiamo risolvendo, ma non è dovuto all’edificio, ma ad un errore nell’esecuzione di un lavoro elettrotecnico. I danni sono stati lievi e l’acqua ha rovinato pochissimi documenti e l’emergenza è stata arginata.”

Vano interno senza luce naturale

Groisman: “Inizialmente in fase di progettazione abbiamo fatto una valutazione urbanistica dell’area, e la forma allungata si integra perfettamente alla strada, che è il suo ambiente esterno e che va rispettato. L’edificio è la nuova porta verso l’area amministrativa che inizia dopo la passerella del Dragonato. Di questa riflessione fa parte anche il parco pubblico, che necessitava spazio e che si integra nella zona legandola a quella successiva e fornendo un passaggio pedonale verso Via Franscini. Aggiungiamo che l’edificio doveva dare spazio a 350 persone e che il budget era limitato ed ecco giustificata architettonicamente la forma lunga e stretta.” 

Sale riunioni 

Groisman: “Qui la spiegazione è facile facile. Semplicemente il bando di concorso e l’utenza chiedevano espressamente 20 sale riunioni da 20 metri quadri, semplicemente ci siamo attenuti a quanto richiesto e concordato con l’utenza e la committenza. L’edificio è separato per un chiaro motivo architettonico: l’essenza di Bellinzona sono i castelli e in particolare Castel Grande, abbiamo quindi voluto offrire una vista direttamente sul castello a queste sale, che spesso sono occupate anche da ospiti, garantendo un ‘panorama’ decisamente più piacevole rispetto a quello della strada. Inoltre la separazione risponde anche a un criterio che prevede una scissione tra le due attività, quelle lavorative regolari e quelle dedicate alle discussioni, spesso con ospiti esterni, staccando le zone: dalla compattezza e rigorosa dell’edificio principale si passa a un’altra tipologia.”

Buvette

Groisman: “In questo caso la disposizione della buvette è stata decisa per un semplice motivo: la pausa andrebbe fatta in un bel posto, per garantire un momento piacevole ai collaboratori. Detto questo l’ubicazione migliore era proprio al piano terreno, dove le ampie vetrate e il parco circostante garantiscono un ambiente gradevole. Per quanto riguarda l’entrata e la vista da parte di un ospite delle persone in pausa non vediamo dove stia il problema, credo infatti che anche gli impiegati pubblici abbiano diritto alla pausa come tutti e in merito agli ospiti e alla ricezione la disposizione è stata pensata proprio per creare uno spazio unico e comune, d’incontro insomma. 
Se poi l’idea comune è che gli impiegati statali sono sempre in pausa noi non ci possiamo fare molto con l’architettura e non credo neanche che spetti a noi farlo. Ad ogni modo in questo senso, anche per ragioni di sicurezza, è al momento al vaglio una modifica che prevederebbe che gli ospiti entrino direttamene dal blocco delle sale riunioni , non passando quindi dall’area comune/pausa, anche se personalmente non condivido questa scelta. Ancora una volta però noi ci siamo attenuti alle richieste dell’utenza.” 
Fransioli: “Inoltre è da segnalare che il movimento delle persone è limitato alle sole fasce orarie nelle quali i collaboratori fanno le pause, dunque tra le 9 e le 11 e tra le 15 e le 17.”

Lamelle

“Quando lo stabile è stato progettato lo standard minergie non era ancora obbligatorio per gli edifici pubblici nuovi, ma è stato comunque deciso di costruire secondo questi parametri. Per questo motivo, e vista la particolare insolazione del Ticino e la posizione delle due facciate est-ovest (nel resto della svizzera le finestre ad ovest non richiedono una protezione solare), era necessaria l’installazione di una protezione solare su entrambi i lati. Abbiamo dunque intrapreso una scelta architettonica che risolve il problema, senza l’installazione di sistemi meccanici di lamelle o tende che richiedono anche grande manutenzione. Inoltre le disposizioni prevedevano per l’edificio l’utilizzo del marmo e del legno, materiale quest’ultimo che si usura facilmente, da qui la scelta di dare una seconda pelle all’edificio con le lamelle di cemento che lasciano comunque passare la luce, cosa che con tende o altro non sarebbe possibile. Le lamelle rispondono quindi a un’esigenza tecnica e sono a norma di legge.
Arch. Snozzi: “Ci tengo inoltre a segnalare che la prima lamella è posta a 1,50 metri di altezza rispetto al pavimento degli uffici, da seduti quindi la vista è libera dalle lamelle e, anche se questo è un aspetto soggettivo, non ci sembra proprio che la sensazione sia ‘carceraria’.”

Sicurezza e scale strette 

Fransioli: “Anche qui la spiegazione è naturale e semplicissima: ci sono delle norme antincendio da rispettare, queste norme richiedono una larghezza minima per le scale pari 1,20 metri. Le nostre misurano 1,20 metri, tutto qui e tutto a norma. L’edificio in questo senso è stato anche collaudato e approvato.”

Illuminazione

Groisman: “L’illuminazione non è regolabile in quanto l’intensità della luce negli uffici risponde a dei sensori tarati sull’ordinanza della legge del lavoro, che richiede 500 lux sulla scrivania. Se questo livello è raggiunto dalla sola illuminazione naturale le luci si spengono, così come in assenza di persone nei locali. Può capitare che questo livello possa originare delle difficoltà per chi ha problemi di vista e ha bisogno di maggiore illuminazione per leggere, ma in questo caso è facile ovviare con una lampada da tavolo. Nel corridoio centrale ovviamente la luce naturale non è sufficiente e per questo motivo le luci sono sempre accese, ripeto per ottemperare al rispetto di una norma di legge, ma di notte vengono spente.”

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