Intervista al nuovo presidente del Consiglio di Stato: "Quando sento alcuni imprenditori sostenere che se dovessero pagare dei minimi salari dignitosi dovrebbero chiudere, mi dico che forse è tempo che chiudano"

Manuele Bertoli, da oggi sarà il presidente del Consiglio di Stato. Con quali sentimenti assume questa carica? Intende interpretarla in modo particolare?
"Da noi la presidenza del Consiglio di Stato viene fatta per rotazione: non si diventa presidente in base a una scelta politica o sulla persona. Quindi lo farò molto volentieri ma non ho immaginato un taglio particolare con cui svolgere questo ruolo. Chiaramente, come è normale, l'approccio dipenderà molto dagli argomenti che via via si presenteranno nel corso dell'anno che, non dimentichiamolo, è l'anno che porta alle elezioni, dunque di per sé è già un periodo particolare".
Tradizionalmente, in Ticino, l'anno che porta alle elezioni è sempre un po' un anno sprecato per la legislatura. Lei crede che si riuscirà ancora a realizzare qualcosa, oppure, in buona sostanza, il quadriennio finisce qui?
"Io spero che si possa continuare a lavorare almeno fino alla fine di quest'anno. Poi è chiaro che gli ultimi due o tre mesi saranno fatalmente assorbiti dalla campagna elettorale. Ma fino ad allora dobbiamo assolutamente continuare a lavorare sui molti temi importanti che abbiamo sul tavolo, altrimenti sarebbe abbastanza ridicolo. Anche perché faremo una campagna elettorale per eleggere il Governo e il Parlamento del Canton Ticino, non il presidente degli Stati Uniti!"
A proposito di appuntamenti elettorali. Tra poco, il 18 maggio, ci sarà un'importante consultazione cantonale su tre temi: amnistia, taglio dei sussidi di cassa malati, legge sul freno ai disavanzi. Su tutte e tre le proposte lei è contrario, mentre la maggioranza del Consiglio di Stato è favorevole. Come gestirà questa situazione da presidente del Governo?
"Dipenderà molto dal ruolo che si vorrà dare alla presidenza. Tradizionalmente è abbastanza normale che a difendere in votazione le singole proposte siano i capi dipartimento direttamente interessati dai dossier, dunque in questo caso Laura Sadis e Paolo Beltraminelli. Se come presidente del Governo dovrò fare la mia parte la farò. Ma credo toccherà soprattuto ai miei colleghi fare la campagna. Per il resto la mia posizione sui tre temi è nota a tutti".
Quindi diciamo che, per rispetto della collegialità e della carica, esprimerà meno il suo dissenso?
"Io penso che le campagne per le votazioni solitamente vengono fatte soprattutto da altri attori. Il Consiglio di Stato è uno delle voci ma non è l'unica. Per il resto, come le dicevo, la mia opinione è già nota".
Visto che entriamo nell'ultimo anno tiriamo una riga e facciamo un bilancio. Qual è il suo giudizio sulla legislatura?
"Fin qui è stata una legislatura nella quale comunque delle cose rilevanti sono state fatte. Non è vero che non si è fatto nulla, come si sente dire in giro. Ci sono una serie di dossier che sono dormienti in Gran Consiglio ed altri, che avranno un impatto enorme sulle discussioni del prossimo anno, che sono prossimi ad entrare nel vivo, penso soprattutto alla pianificazione ospedaliera. Questa è una legislatura che forse in maniera ancora più marcata rispetto al passato è stata scandita dalla questione finanziaria. Cito un esempio che rende l'idea: su questo quadriennio hanno pesato in maniera preponderate i 100 milioni che il Canton Ticino, per via di una riforma voluta a livello federale, ha dovuto versare per il finanziamento delle cliniche private. Inutile dire che 100 milioni sono tantissimi. Ma il problema politico che emerge è il seguente: che ritorno ha avuto la popolazione ticinese a fronte di questa spesa? La risposta è semplice: i benefici sono nulli. E, ben inteso, non è colpa di Beltraminelli, ma esclusivamente della scelta politica voluta dalla Confederazione. Se potessi spendere io 100 milioni nella scuola le assicuro che nel giro di poco tempo se ne accorgerebbero tutti".
Quindi, rietine che fin qui avete governato bene?
"Abbiamo fatto una serie di passi avanti importanti. Ma è vero che non abbiamo affrontato in maniera risolutiva il tema del risanamento finanziario. Scelte forti non ne sono state fatte. Si fa una grande fatica a trovare la quadratura del cerchio ma il deficit strutturale è sempre lì. Io ho sostenuto e continuo a sostenere che per uscirne serve una politica bilanciata tra contenimento delle uscite e nuove entrate. Ma per ora prevale un'altra linea e infatti siamo al confronto referendario sul taglio dei sussidi di cassa malati".
Un'altra novità importante di questa legislatura è la maggioranza relativa leghista in Governo. Secondo lei questo fattore politico ha prodotto delle novità nell'azione del Consiglio di Stato"
"Non mi pare che questo cambiamento di maggioranza abbia espresso un cambiamento di politica nell'azione del Governo. L'impressione è che si corra un po' sempre dietro le cose. Lo vedevo anche elle legislature passate. Penso però che con un'altra maggioranza, ad esempio rosso-verde, le cose potrebbero essere diverse. Ma in Ticino, in questo momento, non sono date le condizioni perché ciò avvenga".
Ma è un problema di sistema, cioè che la maggioranza relativa è più un mito elettorale che un elemento concreto di peso politico, oppure come lascia intendere lei è più una questione di chi detiene questa maggioranza?
"Il punto è sapere per cosa la usi la maggioranza relativa. Se parliamo della Lega posso ripetere quel che dicevo a Giuliano Bignasca quando entrambi eravamo presidenti di partito. La Lega ha sempre ragionato sulle questioni politiche e sulla rappresentanza nelle istituzioni, un po' come se le elezioni fossero il punto finale di un percorso. Mentre secondo me le elezioni sono il punto di partenza. La politica non è il campionato del Mondo di calcio".
Molti osservatori segnalano come i temi tradizionalmente leghisti, su tutti frontalieri e padroncini, sono diventati patrimonio politico di quasi tutti i partiti. In questo contesto che ruolo deve giocare il partito socialista?
"La politica non deve esprimere temi ma soluzioni potenziali. Piste di uscite. E qui non ci siamo per nulla. L'esempio dei contingenti è emblematico. Rispettiamo il voto popolare e cogliamo il senso dell'allarme sociale, legato alle problematiche del mondo del lavoro, emerso dalla consultazione del 9 febbraio. Detto questo la domanda che io faccio è: se ne esce con i contingenti? Immaginare che venga creata una corsia preferenziale per i residenti nel mondo del lavoro ticinese per poi offrire paghe a 2'500 franchi è la soluzione? Se non riusciamo a mettere in campo degli standard salariali minimi per tutti non ne usciremo. In questo Paesi ci sono degli standard di qualità in ogni settore. Basti pensare al campo ambientale dove se non rispetti determinati criteri non batti un chiodo. L'unico settore dove non esistono degli standard è quello dei salari. Quando sento alcuni imprenditori sostenere che se dovessero pagare dei minimi salari dignitosi dovrebbero chiudere, mi dico che forse è tempo che chiudano. Perché questi sono pezzi di economia che stanno in piedi su delle basi sbagliate. Anche il Consiglio Federale dopo il voto del 9 febbraio ha finalmente proposte delle misure di accompagnamento più adeguate. Se non si passa da questa strada tutto il resto sarà una battaglia di carta. Questo per dire che non sono i temi che contano ma le soluzioni praticabili. È questa la partita che deve giocare il PS e mi auguro tutte le forze politiche responsabili. Altrimenti continueremo a fare decaloghi come fa la Lega. Io ne ho visti almeno cinque o sei da quando faccio politica. Ma di quelle proposte non ne è stata realizzata neanche mezza. Non basta fare questi proclami per fare politica. Poi possono servire per vincere le elezioni, e io questo lo rispetto. D'altra parte ogni Paese ha la politica che si sceglie e che si merita".
AELLE