POLITICA E POTERE
Giovani arbitri aggrediti, Bertoli: "Non ci sono scuse né alibi"
Duro intervento del ministro dello sport dopo i fatti dello scorso fine settimana: "Se questo è il modello che qualcuno sta approntando nelle famiglie l’orizzonte non può che farsi cupo"
BELLINZONA - Manuele Bertoli fischia il fallo...a favore degli arbitri. Il ministro dello sport interviene duramente, dopo che la Federazione Ticinese Calcio ha deciso di sospendere per un turno il campionato dei ragazzi categoria D9 (12-13 anni), in seguito ai fatti avvenuti lo scorso fine settimana su diversi campi del Cantone. Su almeno sei campi da gioco della categoria summenzionata infatti durante l’ultimo turno di campionato si sono verificati episodi incresciosi causati da genitori irascibili, per usare un eufemismo, che hanno minacciato e insultato pesantemente i giovanissimi arbitri (15-16 anni) chiamati a dirigere gli incontri. In un caso si è assistito addirittura a un’invasione di campo da parte di un genitore che ha agitato i pugni sotto il naso del giovane arbitro. Atteggiamenti e clima inaccettabili per Bertoli, che su Facebook prende posizione: "La questione dei giovani arbitri aggrediti verbalmente, e pare non solo, da alcuni genitori e allenatori - scrive il ministro - mi tocca in modo sensibile. Come uomo e come padre prima ancora che come direttore del Dipartimento che si occupa di educazione e di sport. La società di domani, quella che consegneremo ai nostri figli, la stiamo costruendo noi adulti con i nostri atti. Oggi. Ora. Qui. Non abbiamo scuse né alibi. Se questo è il modello che qualcuno sta approntando all’interno stesso delle famiglie l’orizzonte non può però che farsi cupo". "Non si può certo chiedere ad altri (alla scuola ad esempio) - prosegue Bertoli - di raddrizzare simili storture. Non sono un pessimista e quindi credo che una soluzione ci sia. Sempre. Ma deve scaturire da ciascuno di noi. In ogni occasione. Anche nel confronto spinto sino alla competizione. Riconoscere le regole, le ragioni dell’altro e persino fare i conti con quelli che si ritengono errori altrui sono elementi fondamentali di crescita. Altrimenti si resta bambini viziati convinti che con la forza si possa risolvere ogni cosa. Dimenticandosi però che da qualche parte c’è sempre qualcuno più forte di noi".
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