POLITICA E POTERE
Il braccio destro di Widmer Schlumpf: "Controproducente disdire l'accordo sui frontalieri"
Il segretario di Stato Jacques de Watteville, in prima linea nelle trattative con l'Italia, teme una contromossa di Roma: se l'Italia disdice l'accordo di doppia imposizione sono guai...
BERNA/BELLINZONA - Dopo le timide aperture delle scorse settimane, dalla Confederazione arriva una brusca frenata in merito alla proposta del Canton Ticino, sostenuta in partic olar modo dal PLR, di disdire unilateralmente l'accordo sui frontalieri con l'Italia. A tirare il freno a mano è il segretario di Stato Jacques de Watteville. Il braccio destro di Eveline Widmer Schlumpf, in prima linea nelle trattative, giudica “controproducente” la denuncia dell’accordo. Accordo che secondo alcuni esperti ticinesi sarebbe addirittura stato violato, dunque di fatto illegale, per la decisione di Roma di inserire le aziende svizzere nelle famigerate black list. Il segretario di Stato si è espresso in un’intervista pubblicata dalla Sonntagszeitung. Se la Svizzera scegliesse la via della rottura, facendo saltare l'accordo, l'Italia potrebbe a sua volta denunciare l’accordo contro la doppia imposizione tra i due paesi. Una contromossa de Watteville metterebbe in difficoltà molte imprese attive in Ticino. L'obbiettivo numero uno della Svizzera, soprattutto alla luce dello scambio automatico di informazioni ormai alle porte, è regolarizzare il passato dei capitali italiani, verosimilmente amministrati in Ticino, depositati nelle banche elvetiche. Questo il pensiero dell'alto funzionario.Se non riuscirà a trovare un accordo in questa direzione, secondo de Watteville, il rischio concreto è una fuga massiccia di questi capitali verso altri lidi, con conseguenze immaginabili per la piazza finanziaria. La partita sull'asse Bera-Bellinzona-Roma, dunque, continua. Come è noto la Deputazione ticinese alla Camere federali attende una proposta concreta dalla Confederazione entro la fine di maggio. Il presidente Fabio Regazzi, a questo proposito, era stato chiarissimo dopo l'ultimo incontro con Widmer Schlumpf: "Abbiamo fatto capire in modo molto chiaro alla ministra chea breve devono uscire soluzioni concrete. Altrimenti la situazione in Ticino potrebbe diventare ancora più calda. Siamo disposti ad attendere fino a fine maggio, non oltre. E in quel momento sul tavolo dovrà esserci un cambiamento che sia soddisfacente, non bastano più soluzioni ‘tanto per’. E ancora più chiaramente abbiamo fatto capire che non vengano a dirci arrivati a maggio che si rimanda ancora: accadesse, non saremo più disposti ad accettarlo e non sarebbe più gestibile di fronte alla popolazione ticinese”.
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