BELLINZONA - Il mondo del pugilato è in lutto per la scomparsa di Rubin Carter. L’ex campione, noto a tutti con il soprannome di "Hurricane", si è spento ieri di 76 anni. Ma più che dai successi sul ring, Carter è divenuto celebre per la sua incredibile vicenda politico giudiziaria, che ha ispirato la celebre canzone di Bob Dylan e un film sulla sua vita.Nel 1966 venne, infatti, accusato di un triplice omicidio in seguito ad una sparatoria in un locale del New Jersey, che gli costò una condanna a due ergastoli. Decisiva fu la giuria composta da soli uomini bianchi con la testimonianza di due ladri, Alfred Bello ed Arthur Bradley, che in seguito ritrattarono le loro versioni. Gran parte dell’opinione pubblica si schierò dalla parte di Carter, sostenendo che l’accusa era motivata esclusivamente da motivi razziali. In breve il pugile divenne un simbolo della lotta alle discriminazioni razziali. Dopo 19 anni di prigione, nel 1985, venne scarcerato e nel 1988 caddero ufficialmente tutte le accuse contro di lui. A ricordare Hurricane, ieri, ci ha pensato che il presidente del Consiglio di Stato Manuele Bertoli: "È morto il pugile Hurricane Carter - ha scritto sul suo profilo Facebook - famoso per le sue qualità sportive ma soprattutto per aver passato vent’anni in prigione per un errore giudiziario costruito sul pregiudizio razziale. Una brutta pagina raccontata da una famosa canzone di molti anni fa di Bob Dylan e più recentemente da un film con Denzel Washington"."È il senso di ribellione contro storie come queste che per fortuna smuove ancora la coscienza di molte persone, di molti giovani, in un mondo diventato apatico, arido, disumano, ma che si può e si deve cambiare", ha chiosato il ministro dello sport.