Clamorosi sviluppi nell'inchiesta che ora vede indagata anche la neo eletta procuratrice pubblica, che oggi ha rinunciato al mandato

LUGANO – La colf filippina assunta in nero non è stato un caso isolato in casa Item. Diciamo che negli ultimi sette anni, dal 2006 in poi, è stata la regola. Non che le tre o quattro colf che si sono succedute alla cura dei figli dei coniugi Ettore e Valentina Item fossero tutte filippine (una sola lo era, pare, oltre a quella che ha fatto scattare il procedimento penale). Ma erano “regolarmente” assunte in nero.
È quanto è emerso dagli ultimi interrogatori effettuati oggi dal Ministero pubblico. Il procuratore generale John Noseda e il suo vice Antonio Perugini hanno sentito nuovamente questa mattina, rispettivamente, Valentina Item e suo marito Ettore. Oggi pomeriggio la neo eletta procuratrice pubblica ha deciso di rinunciare al mandato, anche perché da questa mattina è formalmente indagata per ripetuta violazione della legge sugli stranieri, riferita all’assunzione in nero delle colf. Valentina Item ha ribadito la sua innocenza, confermando la linea che ha avuto fin dall’inizio della vicenda: era mio marito Ettore che, tramite il suo studio legale, si occupava delle pratiche di assunzione del personale domestico. Ma forse proprio alla luce dei nuovi elementi emersi Valentina Item ha deciso di gettare la spugna (leggi l'articolo correlato).
L’inchiesta prosegue e, alla luce delle novità emerse dall’interrogatorio odierno, l’avvocato Item potrebbe essere condannato – se le cose verranno confermate – a una pena aggiuntiva oltre al decreto d’accusa già firmato dal procuratore Noseda (1'500 franchi di multa e 9'000 franchi di aliquote sospese). Resta invece ancora da approfondire la situazione giudiziaria di Valentina Item. Come resta da chiarire la posizione che deciderà di assumere il Tribunale d’appello, dove la donna lavora da alcuni anni come cancelliera della Camera dei reclami penali.
emmebi