POLITICA E POTERE
Chiappini: “Con Expo 2015 stiamo andando allo sbaraglio. Si vogliono investire 3,5 milioni su discorsi ormai superati”
L'ex direttore del Museo di arte moderna di Lugano si schiera a sorpresa con i referendisti: “Il credito è assolutamente eccessivo per prender parte a alla manifestazione "

LUGANO – Fra i "no" al credito di 3 milioni e mezzo per la partecipazione del Ticino all'Expo 2015 di Milano, ce ne è uno soprendente e inatteso. È quello di Rudy Chiappini, direttore storico (per quasi vent’anni, fino al 2008) del Museo di arte moderna di Lugano. “Se fate il referendum, io ci sono!”, aveva scritto infatti negli scorsi giorni in risposta a un post sull’esposizione universale milanese pubblicato da Sergio Savoia sul proprio profilo Facebook. Lo abbiamo quindi contattato per approfondire le ragioni della sua opposizione al credito cantonale contro cui la Lega sta raccogliendo le firme.

Chiappini, per cominciare, perché un uomo di cultura come lei si dice contrario a Expo? Insomma, il suo scetticismo è dovuto alla sola partecipazione ticinese o alla manifestazione tout court?
“Premesso che Expo ha ben poco a che fare con la cultura, io non sono contrario alla manifestazione in sé e nemmeno alla partecipazione del Ticino. Ma sono certamente per una presenza più ridotta, più limitata e più pensata. E non per l’andare, come sembra si stia facendo ora, semplicemente allo sbaraglio investendo tre milioni e mezzo senza sapere esattamente cosa fare. Il mio quindi non è un no all’esposizione, ma al credito che si vuole stanziare. Lo ritengo assolutamente eccessivo per prender parte a una manifestazione come Expo. Penso che sia ancora tutto troppo fumoso, nessuno è in grado di dire quali saranno i benefici di una partecipazione del Canton Ticino. Si parla di sinergie con l’industria italiana,  si parla di accrescere l’importanza del Ticino come ponte, questi però sono tutti discorsi vecchi e anche poco realisti e concreti dal mio punto di vista”.

Per lei quindi la manifestazione in sé e per sé può anche avere una sua utilità, ma non tale da richiedere tre milioni e mezzo di impegno.
“Esatto, e tre milioni e mezzo di impegno senza avere elementi di riscontro precisi. Mi sembra si sia un po’ gonfiata questa cifra senza avere delle basi concrete. Penso che la partecipazione del Ticino non cambi radicalmente la nostra realtà né a livello industriale né a livello economico. Per questo sarei più favorevole a una presenza più limitata. Se penso poi che dell’arrivo di Expo, il cantone e con lui l’ente turistico, ne sono a conoscenza da quasi dieci anni, credo anche che ci si sarebbe potuti preparare in modo molto diverso e più ragionato. Bisognava forse pensarci già anni addietro. Se Ticino Turismo avesse accantonato 50 o 100 mila franchi all’anno in vista dell’esposizione, avrebbe ora a disposizione quei 600, 700 mila franchi che, dal mio punto di vista, sarebbero più che sufficienti per organizzare una presenza sicuramente non così massiccia come la si vuole ora, però comunque significativa. E questo senza dover chiedere crediti straordinari in un momento anche difficile per la situazione delle finanze del Cantone”.

La sua posizione è chiara: il grosso nodo della partecipazione ticinese è che richiede un impegno economico spropositato rispetto ai reali vantaggi che potrebbe portare. In questo quadro, le chiedo, cosa pensa invece della parte ticinese di Expo? Il corollario di eventi che si vorrebbe organizzare qui avrebbe veramente la capacità di portare le persone che andranno a Expo in Ticino e di far quindi conoscere la nostra realtà?
“Secondo me tutte queste cose sono state sopravvalutate. Difatti, mi sembra che quando sia stato chiesto a Bellinzona di vedere se ci fosse la possibilità di consultare uno studio che facesse una previsione in merito a questi ipotetici vantaggi, si è risposto che sono aspetti molto difficili da valutare e che non si sa bene esattamente come stanno le cose. Quindi i promotori stessi non sono stati in grado di dare dei dati precisi sui vantaggi che queste iniziative avrebbero portato al Canton Ticino. Senza contare poi, che anche sotto questo aspetto mi sembra di capire che alcuni dei grandi progetti previsti, come Trenhotel o il fatto di raggiungere Milano via fiume, siano già sulla via della tramontana. La prova dei fatti sembra quindi dimostrare che non siano progetti così importanti e siano anzi piuttosto aleatori, infatti sono praticamente nati morti”.

IB

 

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