LUGANO - Marina Masoni vs Laura Sadis. Per la serie...a volte ritornano. Il duello liberale radicale che infiammò le elezioni cantonali del 2007, con la vittoria dell'attuale Consigliera di Stato, si ripropone oggi su uno dei temi in votazione il prossimo 18 maggio: l'inserimento nella Costituzione del freno ai disavanzi che prevede l'introduzione del moltiplicatore cantonale. A favore della riforma ci sono solo PPD e PLR, contro, seppur per ragioni diverse, tutti gli altri partiti, da destra a sinistra. Ma anche in casa liberale radica, al di là delle dichiarazioni di facciata, non vi è unanimità sul provvedimento. E l'ex ministra delle finanze interpreta oggi sul Corriere del Ticino i sentimenti di una parte del partito, riproponendo quella marcata differenza politica con l'attuale direttrice del DFE. Se Sadis, infatti, è indiscutibilmente la mamma della proposta in votazione, Masoni lo era stata della contro-proposta per antonomasia: quel freno alla spesa che mira ad incidere solo sulle uscite senza prevedere nuovi strumenti per le entrate, ovvero senza moltiplicatore cantonale. La riforma dell'ex Consigliera di Stato (rilanciata di recente dall'UDC e bocciata dal Gran Consiglio) rimase seppellita nei cassetti del Gran Consiglio per un decennio prima che Sadis la ritirasse proponendo la sua ricetta. Ma questa è storia. Veniamo all'attualità e all'intervento odierno di Marina Masoni. Un'intervento di rara severità in cui l'ex ministra stronca la proposta in votazione. "Il Governo e il Parlamento - scrive Masoni sul Corriere - ci propongono in votazione popolare un ben strano meccanismo per evitare il deragliamento dei conti pubblici. Il locomotore cantonale è dotato di un unico pedale: dovrebbe essere un freno (che agisce sui disavanzi), ma nella realtà è un acceleratore (che agirebbe sulle imposte a carico dei cittadini e delle imprese). Certo, perché per evitare che in futuro il Governo e il Parlamento spendano più di quanto il Cantone riceve tramite le imposte e le altre entrate (che sono comunque date, indirettamente, sempre dai medesimi contribuenti), il cosiddetto freno ai disavanzi introduce uno strumento nuovo: il moltiplicatore cantonale d’imposta, detto anche coefficiente. Se i conti non tornano in sede di preventivo, il Governo e il Parlamento, che hanno dimostrato in questi anni di non voler agire sulla spesa pubblica in misura sufficiente, aumenteranno le imposte, alzando il moltiplicatore". "Il freno ai disavanzi - attacca ancora Masoni - è dunque uno strumento efficace: ma non per frenare l’aumento della spesa pubblica, bensì per aumentare la pressione fiscale in un cantone che avrebbe invece bisogno di rilanciare una politica tributaria favorevole al ceto medio, concorrenziale per i redditi alti e incentivante per le imprese che devono lottare con competitori avvantaggiati da condizioni quadro migliori offerte da altri cantoni". Il moltiplicatore cantonale d’imposta mette in discussione la concezione liberale dello Stato - argomenta ancora l'ex Consigliera di Stato - perché considera implicitamente il reddito del cittadino un pozzo al quale lo Stato può liberamente attingere. Chi sostiene questo strumento fa valere che l’aumento delle imposte con il coefficiente cantonale sarebbe soggetto a referendum facoltativo. Ci mancherebbe che così non fosse: non saremmo più in una società libera fondata sul diritto di proprietà. Oltre a questa considerazione di principio, occorre comunque osservare che non è semplice lanciare un referendum e raccogliere il numero di firme necessario affinché il popolo possa esprimersi: lo si può fare un anno, forse due, ma se Governo e Parlamento, per finanziare i continui aumenti di spesa, fanno ricorso sistematicamente ad un adeguamento del moltiplicatore verso l’alto, diventa in pratica impossibile fare valere il diritto popolare, perché i costi si farebbero proibitivi per i referendisti. Il moltiplicatore può infatti essere aumentato ogni anno. È proprio questa facilità di utilizzazione a rendere molto pericoloso questo strumento: se introdotto, verrebbe a cadere – paradosso della terminologia – ogni freno inibitorio nell’aumentare la spesa pubblica e nel far seguire, a questa tendenza, un parallelo aumento delle imposte"."Il Ticino, i cittadini e le cittadine che lavorano, le loro famiglie, chi fatica a trovare un impiego, coloro che hanno raggiunto la pensione dopo aver lavorato tutta una vita, i piccoli e medi imprenditori confrontati con difficoltà di ogni genere, le grandi aziende che si battono giorno per giorno su mercati sempre più difficili, di tutto hanno bisogno fuorché di un acceleratore d’imposta travestito da freno ai disavanzi", conclude Masoni.