Gli ecologisti, oltre a chiedere una vera cultura della prevenzione dei danni ai vigneti, avanzano l’idea di coinvolgere il settore vitivinicolo con un contributo volontario, che “migliorerebbe anche l’immagine del settore presso l’opinione pubblica"

BELLINZONA – “In seguito alla diffusione del rapporto del gruppo di lavoro Territorio e Ungulati, nel quale si evidenziano i gravi danni alla produzione viticola causata degli ungulati (ca. 1’350 quintali di perdita annua), il gruppo dei Verdi chiede al Consiglio di Stato di attivarsi per promuovere misure urgenti con l’obiettivo di ridurre i danni in modo non cruento.” Si apre con questa premessa l’interrogazione dei Verdi che torna su un tema, quello dei danni agricoli da parte degli ungulati, che negli ultimi tempi è sovente al centro dell’attenzione, come per la recente polemica nata tra i cacciatori e il ministro del Territorio Claudio Zali (leggi articolo correlato).
“L’aumento del prelievo venatorio – continua la premessa dei Verdi – e gli abbattimenti da parte dei guardacaccia non possono essere la sola e unilaterale risposta a questo problema. I metodi cruenti, chiesti a gran voce da più parti, generano crescenti sentimenti anti caccia nella popolazione (che potrebbero portare a provvedimenti non auspicati di riduzione drastica dei prelievi) e non da ultimo un danno d’immagine per tutto il settore vitivinicolo. I Verdi sono convinti che la maggior parte dei cittadini apprezzi un buon bicchiere di vino rosso, ma non di rosso sangue.”
Secondo gli ecologisti tra i sistemi non cruenti per facilitare la convivenza tra viticoltura e ungulati vi sono ovviamente gli indennizzi: “L’utilizzo di parte del gettito fiscale per misure volte alla protezione della natura risulta essere apprezzato dalla maggior parte dei cittadini in numerosi sondaggi aventi come tema l’utilizzo dei soldi pubblici. Garantire quindi i necessari mezzi finanziari per il risarcimento dei danni anche in futuro è senz’altro la prima delle misure da adottare per evitare l’acuirsi dei conflitti e la polarizzazione delle opinioni.”
Dopo aver elogiato il metodo, i Verdi avanzano però anche una proposta per diminuire l’aggravio dei risarcimenti sulle casse cantonali, un importo giudicato elevato e sul quale anche i cacciatori avevano, anche se per ragioni differenti, richiamato l’attenzione: “Per gravare meno sui contribuenti – prosegue la nota – , e nel contempo migliorare la propria immagine presso i propri clienti, il settore potrebbe devolvere una modesta parte del prezzo di vendita su ogni bottiglia al fondo risarcimenti. La produzione di vino in Ticino è, infatti, di circa 74'000 quintali, pari a 7'400'000 bottiglie da 75 c. Il risarcimento di 1'300'000.- CHF del 2013 corrisponde quindi a 17.5 cent/bottiglia. La donazione (o un sovrapprezzo) di 10 cent/bottiglia, del tutto accettabile per il produttore e/o cliente, porterebbe a una riduzione dell’onere per l’ente pubblico di 740'000.- CHF.”
A detta dei Verdi però la riduzione dei danni degli ungulati alla viticoltura, ai campi di coltura e alle foreste va perseguita anche passando “per una gestione più mirata delle foreste (più ecotoni e radure) e creando le premesse per l’accettazione del ritorno dei grandi predatori, in particolare del lupo.”
“L’ammontare dei danni – aggiundono gli ecologisti – va inoltre contenuto e possibilmente ridotto con adeguate misure di protezione dei vigneti, come prescrive anche il rapporto annuale dell’Ufficio caccia e pesca 2014.”
Infine, “ma non da ultimo – scrivono i Verdi – , un ulteriore riduzione dei danni può essere ottenuta con una migliore pianificazione, evitando per esempio la costruzione di nuovi vigneti situati all’interno del bosco. Se le misure non cruente per favorire la convivenza tra vigneti e ungulati non sono sufficienti e si deve far capo in modo massiccio a misure di riduzione degli effettivi, allora il pianificatore deve anche evitare di proporre nuovi vigneti in zone molto boscate.”
Fatte tutte queste premesse il gruppo dei Verdi chiede pertanto al Consiglio di Stato:
“1. di garantire anche in futuro sufficienti mezzi finanziari per risarcire i danni causati dagli ungulati e il finanziamento delle misure di protezione dei vigneti;
2. maggiori sforzi per diffondere una vera cultura della prevenzione dei danni ai vigneti, anche con sistemi innovativi (non solo recinzioni);
3. di coinvolgere il settore vitivinicolo per un contributo volontario (tra i 5 e i 10 cent/bott.) che alimenti parzialmente il fondo per i risarcimenti dei danni e nel contempo migliori l’immagine del settore stesso presso l’opinione pubblica;
4. l’elaborazione urgente di un ‘concetto lupo’ e aiuti supplementari per favorire la convivenza tra allevatori e predatori;
5. una gestione del bosco, in particolar degli ecotoni e delle radure, che riduca i danni degli ungulati;
6. Il bocco della costruzione di nuovi vigneti situati a confine del bosco fintanto che non verranno sviluppate adeguate risposte non cruente al problema dei danni arrecati dagli ungulati.”
red