Il deputato di Area Liberale, in prima linea nella campagna contro l’introduzione del moltiplicatore cantonale: “Che ora i politici si assumano le responsabilità, anche se rimango più che scettico sul raggiungimento dell’obbiettivo 120 milioni”

BELLINZONA – Lui la realtà del DFE la conosce bene, anche perché ci ha lavorato
per 15 anni ricoprendo l’importante ruolo di coordinatore del dipartimento e Direttore della Divisione delle risorse. Per valutare i possibili margini di manovra, o sarebbe meglio dire di rientro, in vista del prossimo preventivo cantonale è dunque un osservatore privilegiato.
Stiamo parlando di Sergio Morisoli, deputato e presidente di Area liberale e in prima linea nella campagna per il no al moltiplicatore cantonale accettato in votazione domenica. Lo abbiamo raggiunto per un commento alle parole del presidente del Consiglio di Stato Manuele Bertoli, che ha preconizzato l’utilizzo ‘obbligato’ del nuovo strumento di disciplina finanziaria già a partire dal prossimo preventivo 2015, ipotizzando anche un ritardo nell'approvazione stessa dei conti, che potrebbe slittare ad aprile a elezioni concluse. Dichiarazioni che non sono passate inosservate e che hanno provocato la reazione stizzita di alcuni partiti (leggi articolo correlato).
Ma vediamo cosa ne pensa il presidente di Area liberale.
Sergio Morisoli, che giudizio dà alle dichiarazioni di Bertoli su preventivo e moltiplicatore cantonale?
“Bertoli dice due cose, una corretta e una scorretta. È corretto infatti che ora il Governo e il parlamento hanno a disposizione un moltiplicatore d’imposta e dopo 48 ore dall’approvazione lui dice che verrà applicato, è dunque un’affermazione ineccepibile, anceh se non ritengo opportuni i tempi e i modi scelti per fare questa affermazione. Non approvo invece, e qui veniamo al secondo aspetto, l’affermazione riguardante il preventivo che non sarà approvato prima di aprile, non esiste ed è inaccettabile.”
Lei ha lavorato anche al DFE, è dunque un osservatore privilegiato, ritiene che sia possibile metter in atto una manovra da 130 milioni, o meglio 145 vista la bocciatura dei tagli ai sussidi di cassa malati, rientrando così nei 120 milioni previsti dal vincolo, o si tratta di una chimera?
“Guardi, tanti esercizi di preventivo in passato sono partiti anche con premesse peggiori e si sa che c’è una buona quota nella quale i dipartimenti mettono di tutto e di più, una sorta di lettera a gesù bambino, perché sanno già che dopo qualcuno gli stralcerà diverse cose. Dall’esterno mi è difficile capire quanto ora sia ampio questo margine. Detto questo è vero che la manovra e il rientro previsto è di quelli pesanti, 130 milioni sono parecchi, e anzi possiamo dire che sono sicuramente troppi, anche perché negli anni passati si è lasciato troppo correre. È immaginabile dunque che sia davvero molto difficile ‘rientrare’, è un po’ come voler far virare una petroliera all’ultimo momento per farla entrare in porto, le manovre vanno fatte e impostate molte ma proprio molte miglia prima. Sono più che scettico sul raggiungimento dell’obbiettivo finanziario”.
E qualora non si raggiungesse scatterebbe l’automatismo del coefficiente.
“Sì, dopodiché io penso che assisteremo a una partita infinita ed estenuante in parlamento e in governo tra chi vuole diminuire le spese e chi vuole aumentare le imposte. Il nuovo strumento invece di accelerare appesantirà tutto il processo. Ci saranno due muri uno contro l’altro e la negoziazione sarà molto difficile.”
Lei ha presentato anche un’iniziativa parlamentare per il referendum obbligatorio sulle spese cantonali, già in vigore in altri 17 Cantoni. Crede possa essere una soluzione ‘alternativa’? Se sì, come?
“Parto al contrario: cos’è l’obbiettivo? Che il cittadino decida sulle spese, se le approva vuol dire che è anche disposto a sostenerle, se invece le boccia governo e parlamento dovranno rifare i conti. Come ci si arriva? Introducendo proprio il referendum obbligatorio, già in vigore in forme diverse in tanti Cantoni. Visto che per quanto riguarda il moltiplicatore si è utilizzato l’argomento del ‘sistema elvetico’ in vigore in quasi tutti i Cantoni, per simmetria io dico di fare nostro anche questo strumento che tendenzialmente controlla la spesa, non brutalmente come con i tagli, ma piuttosto andando chiedere a chi le dovrà pagare: la volete o non la volete questa spesa?”
Ma come funzionerebbe esattamente il meccanismo? Con delle soglie?
“Sì con delle soglie, ogni Cantone dov’è in vigore ne ha di differenti, anche perché le differenze ad esempio tra realtà come Appenzello o Zurigo sono grandi. Nella mia iniziativa si chiede di fissare questo principio nella Costituzione, ed è stata formulata proprio nell’ipotesi che il moltiplicatore passasse in votazione, così da dare equilibrio anche sul fronte della spesa. Comunque molto semplicemente funziona così: hai un certo tipo di spesa, la sottoponi al cittadino e, se viene bocciata l’esito è chiaro, ma se invece viene approvata ecco che il Cantone può anche andare a chiedere anche eventualmente un aumento di imposta o di prezzi in modo tale da finanziarla, visto che voluta dalla popolazione stessa. Nei Cantoni nei quali è in vigore riscuote molto successo e, in un Ticino tanto litigioso e che probabilmente lo sarà sempre di più vista la situazione finanziaria, potrebbe essere ‘l’uovo di Colombo’ che stempera il clima, parificando gli aspetti delle entrate e delle uscite.”
E per il Ticino, in soldoni, dove si immagina che potrebbe essere posta l’asticella?
“Io ho presentato un’iniziativa generica affinché la Commissione possa in scienza e coscienza fissare i limiti più adatti, anche se ho qualche idea non sono io a doverla stabilire e preferisco risparmiare queste discussioni proprio per la Commissione che se ne occuperà, a iniziare da domani.”
Almeno un’indicazione a “grandi linee”, per capire perlomeno le dimensioni finanziarie di cui stiamo parlando?
“Guardi, secondo me per le spese di gestione corrente si potrebbe parlare di una soglia tra i 3 e i 5 milioni, mentre per gli investimenti la cifra potrebbe essere stabilita intorno ai 15 milioni. Mi lasci aggiungere che si tratta di un sistema più che trasparente e che nessuno potrebbe più nascondersi dietro al ‘non lo sapevo’, inoltre la scelta diventa ancor più democratica.”
Crede che con questa soluzione l’obbiettivo 120 milioni sarebbe più facilmente raggiungibile?
“No, non è che con il referendum obbligatorio risolviamo tutti i mali o addirittura recuperiamo tutti i milioni necessari, serviranno tagli e contenimenti strutturali. Ad esempio, e lo ribadisco spesso, si potrebbe iniziare bloccando le sostituzioni del personale cantonale partente, e sono circa 120 all’anno, per un periodo di 4-5 anni, stringendo un po’ i denti e riorganizzandosi internamente. Già questa misura qualche milione lo porterebbe in fretta. Altri milioni potrebbero venire dalla revisione dell’erogazione dei sussidi, di possibili accorgimenti ce ne sono tanti. I politici in questo ultimo anno devono assumersi le responsabilità del caso, armandosi di buona volontà e dimenticando gli aspetti elettorali, anche a rischio di perdere qualche voto, e lavorare politicamente nella direzione giusta. Altrimenti sarà il disastro”
dielle