POLITICA E POTERE
Referendum Expo, il Governo tenta la carta della trattativa: così possiamo salvare la nostra presenza a Milano
Mentre la raccolta firme veleggia sopra le 10'000 sottoscrizioni, il Consiglio di Stato scrive a referendisti, Gestione e Ufficio presidenziale del Gran Consiglio: la proposta è di spendere 1'676'000 in due anni

BELLINZONA - "Expo 2015, situazione e proposta". È questo il titolo di una lettera che il Consiglio di Stato ha fatto pervenire oggi ai membri della Commissione della Gestione, all'Ufficio presidenziale del Gran Consiglio e al comitato che ha lancio il referendum contro il credito di 3 milioni e mezzo per la partecipazione del nostro Cantone all'esposizione universale di Milano. Nella lunga missiva che, "prende spunto da recenti informazioni ricevute dal delegato Luigi Pedrazzini", il Governo tenta con decisione la carta dell'exit strategy. Il referendum leghista, infatti, ha raccolto una valanga di firme: è ampiamente sopra le 10'000. Il che, oltre ad essere un segnale politico fortissimo, segna un dato di fatto: si andrà a votare e la prossima data utile sarà in settembre.

Troppo, troppo tardi, secondo il Consiglio di Stato: "Se si dovesse attendere l'esito della votazione popolare - scrive il Governo - senza alternative praticabili i progetti riferiti alla presenza a Milano accanto a Confederazione e Cantoni alpini diverrebbero impossibili da portare a termine. Tra essi la collaborazione al fine di realizzare lo spazio comune intercantonale, per il quale gli altri cantoni VS UR e GR hanno già segnalato che non intendono assumersi i costi del nostro Cantone". 

"Per quanto riguarda i progetti da realizzare sul territorio cantonale - scrivono i ministri - due sono già decaduti. Per gli altri sono in corso verifiche per capire la disponibilità ed il grado di realizzabilità a dipendenza dell'impossibilità di ottenere il contriuto cantonale nei termini indicati".

Il Consiglio di Stato indica dunque una scaletta di cose da fare in "tempi brevissimi" per assicurare la realizzazione dei principali progetti connessi con la presenta a Milano: a) sottoscrivere insieme agli altri cantoni l'accordo per la realizzazione dello spazio comune all'interno del Padiglione; b) sciogliere la riserva riguardo il contratto tra Confederazione e cantoni alpini; c) dare mandato a Ticino Turismo di procedere con il progetto d'accoglienza. 

"Non farlo - ammonisce il Governo - non resterebbe senza conseguenze politiche, quantomeno sul piano della reputazione e dell'affidabilità del Ticino". Ovviamente riferito ai partner nazionali: Cantoni e Confederazione.  

Le tre proposte del Governo. Ma solo una è percorribile

Il Governo indica dunque tre vie per sbrogliare la matassa. Le prime due vengono giudicate improponibili dagli stessi ministri. 

Prima ipotesi: attendere l'esito della votazione per decidere cosa fare. Ma questo, spiega il Governo "comporta la rimessa in discussione della sostanza del messaggio. Questa ipotesi sembra al Consiglio di Stato improponibile, sia per i motivi politico istituzionali citati, sia perché dalle discussioni in parlamento non era emerso un voto di principio negativo all'Expo, ma piuttosto la necessità di ridimensionare il credito". 

Seconda ipotesi: "Si potrebbe ipotizzare l'idea di un nuovo messaggio urgente, limitato a salvaguardare la presenza del Cantone a Milano nell'ambito del padiglione svizzero, nonché eventualmente ad accordare a TicinoTurismo un credito ridotto per il progetto di accoglienza, che annulli e sostituisca quello approvato. La proposta comporterebbe però comunque tempi lunghi. Inoltre essa si porrebbe in netto contrasto con il processo democratico referendario. 

La via praticabile, secondo, il Governo è invece la terza. Ovvero: autorizzare tutta una serie di passi volti ad assicurare almeno la presenza a Milano, accanto a Confederazione e cantoni alpini. In modo da non disattendere le aspettative dei nostri partner istituzionali.

"Il Consiglio di Stato agirebbe nei limiti delle proprie competenze e disponibilità finanziarie, ripartendo gli impegni sui due anni di riferimento. L'impegno finanziario netto complessivo risulterebbe ridotto a 1'676'000 franchi (insomma, circa la metà dei 3 milioni e mezzo finiti nel mirino del referendum, ndr.). Questa ipotesi di lavoro sembra essere nel contesto problematico in cui ci si trova confrontati la sola percorribile, in grado di assicurare una vi d'uscita politicamente accettabile e sostenibile". 

Fateci sapere....

Fin qui le carte governative. Carte che il Consiglio di Stato, come detto in apertura, ha inviato alla Gestione, ai referenditsti e all'UP del Gran Consiglio. "Fatte salve le sue competenze inalienabili, ritiene opportuno sottoporre alla vostra attenzione questa soluzione pragmatica per un parere", scrive il Governo. Una consultazione detta in gergo istituzionale. Un abbozzo di trattativa, detto fuori dai denti. 

Non resta ora che attendere le reazioni dei destinatari della lettera. In Commissione della Gestione, stamane, la missiva governativa è stata accolta piuttosto freddamente, per usare un eufismo.Ma come sempre attendiamo le prese di posizione uffficiali.

AELLE

 

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