POLITICA E POTERE
Ristorni, Quadri e Pantani: "Ecco perché ci siamo schierati per il"no" al blocco". Ma la Lega tira dritto: "Il Governo deve bloccarli"
Il Mattino racconta le due posizioni all'interno del Movimento dopo l'incontro con Widmer Schlumpf. Da una parte la Lega chiede ai suoi ministri di bloccare. Dall'altra i due Consiglieri Nazionali spiegano perché sono contrari

LUGANO - La Lega tira dritto sul blocco dei ristorni. Ma i Consiglieri Nazionali Lorenzo Quadri e Roberta Pantani, che in settimana hanno sottoscritto il patto tra la Deputazione ticinese ed Eveline Widmer Schlumpf, spiegano perché con la Consigliera Federale hanno convenuto di invitare il Consiglio di Stato a non bloccarli. In cambio i deputati ticinesi hanno ottenuto la promessa da parte di Widmer Schlumpf che se entro la primavera non sarà raggiunto un accordo con Roma, sarà la stessa Confederazione a mettere in atto misure di rottura a tutela del Ticino. Il Mattino della Domenica dedica oggi ampio spazio alle due posizioni interne del Movimento. Una che dice di "sì", quella del partito, e l'altra che dice di "no", quella dei due deputati bernesi, alla misura di ritorsione verso l'Italia.

La Lega e la deputazionicchia...

Cominciamo dall'indicazione della Lega che ritiene non si debba fare nessuna concessione né a Barna né a Roma: "Se la deputazionicchia vuole dar fiducia per l’ultima volta alla ministra del 5% e ai suoi portaborse, il problema è suo: buon pro le faccia! Comunque, il nostro Movimento non si fida e quindi invita i due Consiglieri di Stato leghisti a per­severare sulla via del blocco dei ri­storni!". Secondo la Lega, si legge in una lunga presa di posizione, Qiudmer Schlumpf "gli impegni concreti doveva prenderli prima! Ha avuto anni per farlo! Adesso il tempo è sca­duto!! E che la ministra del 5% sa­rebbe pronta a prendere misure unilaterali contro la Fallitalia, ci suona proprio come una barzelletta!". 

Quadri: "Forse sono stato un mona, ma...." 

Questo si legge a pagina 2 del domenicale. Mentre a pagina 13 ecco le tesi dei due Consiglieri Nazionali, che per la prima volta si esprimono sull'accordo con Widmer Schlumpf. Un accordo sottoscritto "controvoglia" ma difeso da Quadri con queste parole: "Si trattava di scegliere tra un atto dimo­strativo, per quanto forte, e la prospet­tiva di un risultato concreto. Fermo restando che a) i ristorni si possono bloccare ogni anno e b) Widmer Schlumpf e De Watteville si sono gio­cati il tutto per tutto. Se non “porte­ranno a casa” nemmeno questa volta, non avranno più argomenti per chie­dere un’altra volta al Ticino – che, gra­zie al blocco dei ristorni del 2011 voluto dalla Lega, ha dimostrato di sa­persi fare valere – di stare buono. Se le promesse fatte si saranno rivelate delle fregnacce, alla prossima richiesta di pa­zientare il nostro Cantone sarà piena­mente legittimato a rispondere con una sonora pernacchia. E a decidere il blocco del versamento dei ristorni il giorno stesso dell’eventuale scadenza infruttuosa dell’ultimo termine. Berna non sarà più nella condizione di emet­tere un cip". 

"Sono stato un “mona” ad accettare, as­sieme al resto della deputazione, di sot­toscrivere la lettera al CdS? Forse. Ma non mi è stato possibile convincermi che quanto messo sul tavolo, e gli im­pegni assunti con il Ticino, fossero davvero solo fumo", conclude il Consigliere Nazionale. 

Pantani: "Non abbiamo calato le braghe"

Roberta Pantani, dal canto suo, sottolinea come "gli elementi che sono stati messi sul tavolo sono stati im­portanti. E’ stato altresì detto che l’accordo sembra essere avviato sui binari giusti e che i presupposti per chiudere entro breve ci sono. Non siamo stati certo lì a “calare le bra­ghe” né a farci prendere in giro da discorsi inutili, anche perché ce ne saremmo andati via subito. Anzi, forse avremmo avuto un tornaconto in chiave elettorale maggiore se fos­simo usciti da quella stanza, dicendo “non abbiamo ottenuto niente, ma abbiamo picchiato i pugni sul ta­volo!”. Così non è stato: nella nostra presa di posizione si dice che, preso atto delle informazioni ricevute, la Deputazione informa il Consiglio di Stato che forse in questo momento il blocco dei ristorni porterebbe le trat­tative in una fase di stallo. Cosa che non vuole nessuno, né il Consiglio federale, né la Deputazione né tanto­meno, penso, il Consiglio di Stato. Il termine della primavera 2015 è stato concesso al Consiglio federale come un termine ultimo, oltre il quale, oltre ogni nostra più rosea aspettativa, persino Widmer Schlumpf si è detta pronta ad intra­prendere quelle “misure concrete” con la controparte (in pratica delle ritorsioni?)".

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