Il Consigliere Nazionale sul collega dimessosi da Consigliere di Stato: " È molto sensibile. Ha avuto qualche problema in famiglia e in un momento di debolezza è ricorso ai farmaci talvolta insieme all'alcol. E questo ha fatto da detonatore"

NEUCHÂTEL - Yvan Perrin, Consigliere di Stato neocastellano dell'UDC, si è dimesso oggi con effetto immediato dal Governo dopo un nuovo episodio di burnout. Lo ha annunciato stamane Alain Ribaux, presidente del governo. Perrin ha preso la decisione dopo che la scorsa settimana ha dovuto di nuovo essere ricoverato in una clinica a causa dell'esaurimento nervoso.
Pierre Rusconi, lei che Perrin lo conosce bene, come commenta la notizia?
"Innanzitutto con grande dispiacere anche se non sono sorpreso perché se ne parlava insistentemente dopo la ricaduta della scorsa settimana. Sia a livello nazionale che a livello cantonale il suo caso ha come ovvio interessato le istanze del partito, anche se la decisione, sia legalmente che moralmente, spettava soltanto a lui. Ed è lui che ha deciso. Sono convinto che dimettendosi Perrin ha fatto la scelta giusta anche perché non c'erano molte altre alternative. Soprattutto per salvaguardare la sua salute che è la cosa più importante. Per il partito la sua partenza rappresenta un problema politico: Perrin è di gran lunga l'uomo più importante dell'UDC nella svizzera romanda. Riconfermare il suo seggio sarà molto difficile".
Che tipo persona è caratterialmente?
"È un uomo molto appassionato, in totale sintonia con il partito nazionale, che ha sempre cercato di portare la sua visione di romando all'interno dell'UDC. In tutto quello che ha fatto ci ha sempre messo un grandissimo impegno. Ma è un uomo che ha sempre sofferto emotivamente le critiche. Per fare un esempio: lui era uno dei responsabili della polizia del suo Cantone e la sua esposizione politica nell'UDC gli aveva fatto piovere addosso un sacco di polemiche e rimproveri. E per questo si era allontanato da quell'incarico, soffrendone però moltissimo. A livello umano Perrin è una persona squisita, molto sensibile come purtroppo dimostra il suo stato di salute. Negli ultimi tempi non ha voluto seguire i consigli. Ha avuto qualche problema in famiglia, con la sua compagna, il che non aiuta. E in un momento di debolezza è ricorso ai farmaci talvolta insieme all'alcol. E questo ha fatto da detonatore alla malattia. Per il Ticino politicamente è stato fondamentale: lui era il responsabile dell'UDC svizzero per il nostro Cantone e ci ha portato all'attenzione del partito nazionale. Ha sempre pensato che un seggio ticinese al parlamento federale fosse fondamentale. Eravamo l'unico partito di Governo a non avere un Consigliere Nazionale ticinese. Gli siamo enormemente grati per tutto il lavoro che ha fatto per noi".
Scegliere di fare il Consigliere di Stato è stato un azzardo?
"Quando si è in politica uno si dà dei traguardi. Lui ha scelto la strada cantonale perché è molto legato a Neuchâtel. Era convinto che avrebbe potuto fare di più per il suo Cantone impegnandosi direttamente lì piuttosto che da Berna. Tempo purtroppo che senza accorgersene abbia fatto il passo più lungo della faccia. Ma è difficile rendersi conto delle difficoltà che comporta una carica prima di ricoprirla".
La sua esperienza politica si conclude oggi?
"Sì, temo che sia finita, almeno a livello di cariche istituzionali. Il burnout va curato a fondo. Non è questione di un mese, o come ha fatto lui la prima volta, di cinque settimane. È un lavoro che dura anni. E la politica non aspetta nessuno ma non è neanche la cosa più importante. Quando è stato male la prima volta gli avevo mandato un sms di auguri ed incoraggiamento e lui mi aveva risposto che si sarebbe ripreso del tutto. Mi amareggia molto il fatto che non ce l'abbia fatta. Quindi gli auguro di tutto cuore che si rimetta in saluta. In ogni caso le porte dell'UDC per lui sono spalancate: la stima nel partito per Perrin è altissima. E dunque, una volta che avrà recuperato, se ne avrà ancora voglia, sicuramente si troverà il modo per mettere tutte le sue qualità di nuovo a disposizione del partito".
Dopo il caso Rickli un altro caso di burnout colpisce l'UDC: è un caso?
"Credo di sì. Ma al di là dei partiti la considerazione generale che va fatta è che la pressione in politica è altissima e se non la sai vivere diventa pericolosa. Sia a livello nazionale che a livello cantonale sei sollecitato dal nostro sistema iper mediatizzato. E se non riesci a prenderla con sportività puoi soffrirne molto. Io per carattere ce la faccio e infondo considero la politica come un hobby. Non va dimenticato, infatti, che non siamo professionisti. Tutti noi a volte abbiamo problemi personali e problemi di lavoro. Dunque è importante che tutte le cose, compresa la politica, abbiano il loro ordine di importanza e priorità".