POLITICA E POTERE
PLR, il giudizio di Morisoli: "Una lista di funzionari doc"
Il grande ex analizza la strategia elettorale dei liberali radicali: "Dove sono gli imprenditori, gli artigiani, gli albergatori, i medici, gli ingegneri: le persone che mandano avanti il mondo sociale ed economico con il lavoro?"

di Sergio Morisoli*

Per storia, per tradizione e per il potere enorme che ancora possiede, ciò che accade al PLRT interessa e influenza la politica ben oltre i confini di partito, ciò che accade al PLRT fa quindi parte della nostra ticinesità. Da liberale in esilio (volontario), osservo la strategia, la tattica e le azioni operative che dovrebbero portare il PLRT a riscattare le 3 sconfitte storiche alle cantonali, alle federali e a Lugano. L’avvento di Rocco Cattaneo  alla presidenza ha indubbiamente svegliato il partito e lo ha in parte tolto dalla rassegnazione fatalista e disfattista interna.

"I liberali veri amano i Governi deboli"

Di regola. Primo. Non sono i temi a scatenare la “guerra civile” all’ interno anche perché sono un po’ logori e vecchi e nessuno si  vuol spelacchiare per una questione di aggettivi o di avverbi; a scatenare il putiferio sono i nomi che vanno o che non vanno in lista. Non per quello che vogliono fare, ma per via del loro clan di appartenenza ( in senso positivo). Secondo. Non c’entra nemmeno la distinzione troppo banale e facile tra radicali e liberali, sopra o sottoceneri; no, c’entra molto di più a chi è legato umanamente il candidato e poi se riconosce il “dogma” del primato allo Stato oppure no. Senza questa breve premessa è impossibile interpretare la lista dei candidati per il Governo. Inoltre, i liberali veri amano di più i Governi deboli che quelli forti. E’ logico: i Governi deboli raramente ti impongono qualcosa, mentre quelli forti ti possono anche distruggere la vita. I liberali nascono come forza antipotere statale, non lo vogliono esercitare ma tenere sotto controllo democraticamente. Questo è il DNA dei liberali classici di tutto il mondo, e questa è anche la ragione per la quale più i partiti liberali si attengono a questa formula, più sono “sfigati” e meno hanno successo. Infatti  raramente almeno in Europa passano la soglia del 5%. Il potere che ti fa ridistribuire soldi, posti e affari produce voti, ostacolarlo te li fa perdere. Insomma, i liberali non sono fatti per il potere e ciò che serve a mantenerlo, ma al contrario, vogliono ridurlo, decentralizzarlo, limitarlo e ridistribuirlo alla società civile e all’economia.

"Una lista di riappropriazione del potere statale"

Cosa c’entra questo excursus filosofico con la lista di Piazza S. Rocco,alias capannone di Pregassona ? Molto. Se il rilancio del PLRT passasse dal DNA liberale originale di cui sopra, sarebbe un disastro colossale, perché il PLRT è un partito di potere (Governo e parastato) non di controllo del potere (Parlamento e democrazia diretta); quindi il rilancio del partito passerà obbligatoriamente attraverso una combinazione di misure che ricuperino e rafforzino il potere statale  con una rosa di persone che amano il potere statale avendo le caratteristiche personali per esercitarlo.

La lista per il 2015 è adatta a questo scopo? C’è chi dice che è una lista debole. Non significa nulla. Debole rispetto a cosa o a chi ? I paragoni non funzionano mai. Occorrerebbe capire se invece è adatta o inadatta allo scopo: avere il primato dei voti per esercitare il potere.   Se il Presidente e il suo staff avessero imposto una linea liberale, cioè relativizzare il potere del Governo e privilegiare il controllo del Parlamento e del partito in termini di tematiche politiche, la lista sarebbe stata un’altra e l’obiettivo dichiarato sarebbe stato quello di avere solo 1 Consigliere di Stato. La lista invece tradisce una linea comunque, seppur più frizzante grazie al suo Presidente, di riappropriazione del potere statale.

"Dove sono?"

Non ho ragioni per dubitare delle  qualità e delle capacità dei singoli candidati. Li rispetto e li ammiro per aver accettato questa difficilissima competizione, e questa sfida enorme per il partito. Il collettivo, nell’ottica di riprendersi e di amministrare il potere statale è adatto. A parte uno, comunque da anni nei gangli del potere statale, tutti gli altri sono funzionari doc (di stato, e di partito). Colpisce come né la società civile né l’economia sia rappresentata direttamente in questa rosa. Dove sono gli imprenditori, i bancari, gli artigiani, gli albergatori, i medici, gli avvocati, gli ingegneri, le persone dell’educazione e del sociale non statale, i lavoratori; in una parola le persone che mandano avanti il mondo sociale ed economico con il lavoro? Mancano per la semplice ragione che sono fuori tema; queste persone il potere dello Stato non lo vogliono esercitare, ma ridurre, correggere, modernizzare.  Mi ripeto, una lista non è debole o forte, ma adatta o non adatta allo scopo per la quale è stata formata. Se è per occupare e amministrare il potere è corretta; ma non vuol dire che può battere altre formazioni che hanno lo stesso scopo.

Se la lista è stata formata per rilanciare il partito sul côté liberale, temo invece che sia poco adatta. Tutti i profili sono più vicini allo Stato, agli apparati che al mercato , la loro carriera giovane o più segnata è nel solco dello Stato. Non è un giudizio di valore sulle persone, né di merito sulle scelte professionali ma una costatazione. Mi pare difficile, dai loro profili, pensare che per loro prima dello Stato vengano: la persona, la famiglia, gli enti non statali, le imprese; e che occorra far di tutto per favorirli se del caso riducendo proprio i compiti, le leggi e i soldi dello Stato. Mi è difficile credere che il PLRT con questa lista voglia fare meno, voglia togliere, riformare l’intervento dello Stato. Anzi,  il sottofondo è più quello di un nuovo interventismo anche perché gli altri partiti concorrenti fanno questo (Lega compresa). Purtroppo, i  voti vanno a chi vuol fare di più non a chi vuol fare di meno.

"Liberali-radicali: quando gli aggettivi erano ben distinti, si vinceva"

Il Presidente, liberale, per cercare di rilanciare questo partito di cui tutti hanno bisogno, e dovendo cercare di portare a casa i numeri  ha fatto un lavoro enorme per non profilare la lista sul suo lato, quello liberale. Offre il meglio del momento per non dover decidere a ridosso delle elezioni se andare dalla parte statalista o dalla parte liberale. Per terrore, o per auto convincimento, ora insistono a chiamare il partito liberaleradicale tutto attaccato, ma è una fola. Quando gli aggettivi erano ben distinti e disgiunti, vinceva.  La decisione di qua o di là è solo rinviata.

All’inizio dicevo che il putiferio nel PLRT si scatena per via dei clan (altro che due anime…) di appartenenza dei candidati; questa volta potrebbe darsi che perfino i clan non si sentano sufficientemente rappresentati e invogliati a darsi battaglia. O a prendersi la colpa della sconfitta. Che sia un bene o un male per l’obiettivo di partito, solo le elezioni ce lo diranno.

"I dipendenti statali si sceglieranno il loro capo"

Una dinamica e una rete non controllabile, insidiosa, è invece quella degli altri 95 interpellati  che hanno declinato l’invito a scendere in gara, e di quelli non interpellati. A prima vista più che il partito, saranno gli elettori degli altri partiti con il panachage a decidere chi tra i 5 sarà eletto ( stavolta la Lega non può dare, mentre i socialisti faranno ancora la differenza). Ma il ruolo più importante, vista la lista, sarà la compattezza di scelta del “partito ombra” dove militano oltre 10'000 dipendenti  statali che con i loro famigliari e amici (35'000 voti) si sceglieranno i loro futuri capi. Meditiamo.

Fin qui ha fatto (molto) Rocco, ora il partito della laicità totale necessita anche di S. Rocco. Chi l’avrebbe mai detto, buona campagna!

*deputato e presidente Arealiberale

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