POLITICA E POTERE
Ristorni, Gobbi e Zali: “Nessun motivo per continuare a pagare, è un accordo che ormai non ha più alcuna giustificazione”
Per sostenere il blocco i due ministri leghisti hanno redatto un dossier in cui illustrano i vari motivi per cui il Ticino non dovrebbe più versare all’Italia i ristorni delle imposte alla fonte pagate dai frontalieri

BELLINZONA – Il blocco ai ristorni non è passato. La misura è stata difesa solo dai ministri leghisti Claudio Zali e Norman Gobbi, che, come avevano annunciato, allo scopo hanno redatto un dossier in cui elencano vari motivi per cui il Ticino non dovrebbe più versare all’Italia i ristorni delle imposte alla fonte pagate dai frontalieri.

Le nove pagine del documento, di cui il Corriere del Ticino pubblica oggi alcuni stralci, partono da una premessa, che è quasi una sentenza: per i due ministri “non vi è nessuna ragione sostanziale” per cui il Ticino debba continuare a sottostare a un accordo “che ormai non ha più alcuna giustificazione economica e finanziaria”.

Detto ciò, nel documento si prendono in rassegna vari aspetti a conferma del superamento dei termini di questo accordo, come il confronto tra le aliquote di ristorno previste per l’Austria e l’Italia (12,5% contro il 38,8%), o la modifica della nozione di frontalieri, a seguito dell’entrata in vigore dell’accordo sulla libera circolazione delle persone nel 2002, che dà all’Italia una base legale per imporre il reddito conseguito all’estero dai propri residenti. E soprattutto si sottolinea che l’Italia è rea di aver più volte violato gli accordi internazionali e bilaterali con l’inserimento della Svizzera nelle black list fiscali, il che «giustifica un blocco dei ristorni dell’imposta alla fonte».

Si passa poi agli aspetti relativi ai trasporti, al traffico e alla protezione ambientale. E anche qui, come si legge ancora sul CdT, si imputa all’Italia di avere totalmente negletto un disciplinamento del traffico transfrontaliero; di aver risposto, in tema di trasporti pubblici su gomma, con «misure sproporzionate e financo vessatorie, come il sequestro degli autobus di linea» alle «lodevoli iniziative da parte elvetica»; di praticare «immotivate forzature di norme formali» nel sequestro di auto private immatricolate in Svizzera di persistere nell’immissione di sostanze inquinanti nel Ceresio.

Altro tema centrale è poi la mancata reciprocità nell’applicazione degli accordi bilaterali. E qui il dito di Gobbi e Zali viene puntato anche contro Berna, a cui lamentano di aver applicato regole penalizzanti per il Ticino in fatto di perequazione finanziaria (proprio a causa dei frontalieri), un insufficiente presidio delle frontiere e la non abolizione delle notifiche online per i padroncini.

Preso in rassegna poi anche il motivo cardine che ha portato il Governo a decidere per il ‘no’ al blocco dei ristorni: la messa in pericolo delle trattative fiscali. Su questo punto i due ministri sottolineano che “a tutt’oggi nulla è stato acquisito sul fronte negoziale” ricordando anche che la ministra Widmer-Schlumpf non ha voluto comunicare al Governo i termini esatti della trattativa in corso.

Inoltre, aggiungono, il blocco non avrebbe penalizzato i Comuni di confine sul corto-medio termine. Come specificano nel documento, i ristorni andrebbero infatti solo se l’aliquota sarà ridotta almeno al pari di quella con l’Austria se sarà creato un fondo per infrastrutture e servizi transfrontalieri e se la Svizzera sarà tolta dalle black list.

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