POLITICA E POTERE
Cannabis social club, Regazzi su Cassis: “Altro che un certo liberismo, qui andrebbe invocato un po’ di buon senso”
Il consigliere nazionale PPD commenta le dichiarazioni del collega Ignazio Cassis. E sul paragone tra spinelli e hamburger: “Basito. Banalizza un problema serio, che andrebbe affrontato con un approccio diverso, soprattutto da un ex medico cantonale”

BERNA – “Più che invocare un certo liberismo, qui andrebbe invocato un po’ di buon senso”, commenta così il consigliere nazionale PPD Fabio Regazzi le dichiarazioni rilasciate dal collega PLR Ignazio Cassis quest’oggi al Blick in merito ai Cannabis Social Club.

Sulla proposta, un progetto pilota a modifica della legge sugli stupefacenti al vaglio del Governo federale, Cassis si è detto possibilista, dichiarando che le città svizzere devono avere la possibilità di decidere in merito alla vendita legale di cannabis.

"Gli uomini hanno sempre provato a migliorare la loro coscienza attraverso l'uso di sostanze psicotrope", spiega Cassis. Le droghe vengono utilizzate da secoli. Abolirle completamente sarebbe possibile forse solo in uno stato totalitario.

La situazione sul fronte della droga in Svizzera è "accettabile" secondo Cassis. "La differenza fra legale e illegale è una scelta sociale che non ha nulla a che vedere con le conseguenze sulla salute delle varie sostanze".

E proprio sul fronte dei danni alla salute, Cassis aggiunge: “Naturalmente la cannabis non è senza pericoli. Ma forse un hamburger lo è? A lungo termine gli hamburger portano all'obesità, al diabete e a malattie di cuore. E la gente ne muore, come con la nicotina o con l'alcool. I danni alla salute causati dall'alcool sono di gran lunga i maggiori, nella nostra società”.

Insomma, conclude Cassis, “le sostanze illegali non devono essere banalizzate, ma dobbiamo imparare ad affrontarle in modo ragionevole”. "Dobbiamo essere aperti e sperimentare" altrimenti continuiamo a vivere come nel medioevo, quando stava al re decidere cosa è giusto e cosa è sbagliato.

Regazzi: “Basito. Banalizza un problema serio, che andrebbe affrontato con un approccio diverso, soprattutto da un ex medico cantonale”

Di ben altro avviso, invece, il consigliere nazionale Fabio Regazzi che, contattato da Liberatv, non risparmia un appunto al collega: “Sono un po’ allibito e sorpreso. E non tanto per la posizione a favore che, come ogni opinione, può esser legittima, quanto perché a esporla è un medico ed ex medico cantonale. Mi lascia un po’ perplesso che si esprima in questo modo: trovo preoccupante il messaggio che ne potrebbe uscire per le persone e soprattutto i giovani”.

Regazzi sottolinea quindi come il consumo di droghe sia “un oggettivo problema di salute pubblica” di cui non vanno dimenticati gli effetti collaterali: “Che includono conseguenze sociali oltre che di salute. Le droghe, e anche la cannabis, creano dipendenza ma non solo. Basti pensare che per procurarsele ci sono giovani che delinquono, prostituendosi o rubando, pur di procurarsi i mezzi per acquistarle”.

Ma il punto più controverso per Regazzi è il paragone con gli hamburger: “Mi lascia basito. Così facendo si banalizza un problema serio, che andrebbe affrontato con un approccio diverso, soprattutto da chi era stato preposto a tutelare la nostra salute. La cannabis è dannosa ed è stato dimostrato, nonostante qualcuno tenti ancora di sostenere il contrario”.

Cassis però, osserviamo, solleva un punto importante: la necessità di trovare altre vie di fronte a politiche di repressione che hanno fallito. “È un’affermazione ancora tutta da dimostrare e va relativizzata: non abbiamo una controprova di cosa sarebbe successo se le attuali politiche non fossero state applicate. Chiaro, contenere il consumo di droghe e sradicare completamente il problema sono obbiettivi utopici. Ma questo vale anche per altri fenomeni. Rispondo anch’io con una banale analogia: non potremo mai eliminare dalla faccia della terra i furti per quanto li perseguiamo; tuttavia ciò non giustifica una liberalizzazione del furto perché la politica repressiva ha fallito, no?”

Per Regazzi quindi, quando si è di fronte a questi problemi due sono sempre le strade da battere: prima la prevenzione, “perché, e qui sono d’accordo con Cassis, educazione e informazione sono pilastri importanti da rafforzare. Secondo, la repressione, che credo sia altrettanto importante. Senza queste due azioni il fenomeno sarebbe ben più grave. In tal senso le politiche di repressione a qualcosa sono servite. Di fronte all’uso di droghe non possiamo far finta di niente e dirci “i risultati non sono soddisfacenti, quindi liberalizziamo. Guai a fare retromarcia perché altrimenti il messaggio che dai giovani è devastante”.

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