POLITICA E POTERE
L’UDC, l’inserzione ‘razzista’ e il ricorso. Rusconi: “Pretestuoso e privo di fondamenti, ma ringraziamo i ricorrenti…”
Il Consigliere nazionale democentrista: “Francamente non mi sembra si siano passati i limiti di quella che è la legge svizzera. Ma se i nostri avversari vogliono continuare così e farci pubblicità gratuita, noi ne siamo più che contenti”

BERNA – Pierre Rusconi, il suo partito, l’UDC, di nuovo indagato per l’inserzione dell’agosto 2011, nell’ambito della campagna per l’iniziativa ‘Stop all’immigrazione di massa’,  che recitava: "I kosovari squarciano gli svizzeri" (vedi articolo allegato); cosa ne pensa?

“Sono storie trite e ritrite. Ogni volta contro l’UDC arrivano accuse di razzismo e xenofobia, sostanzialmente penso però che in un paese libero, quando non si va all’offesa (e non mi sembra che qui ci sia, ma è semplicemente una constatazione), si abbia piena libertà di esprimersi. Poi, se si vuole, se ne può far nascere attorno una polemica e stranamente tocca sempre all’UDC finirvi al centro, forse perché siam dei provocatori… nel caso di questa inserzione, la questione è già stata discussa e si è risolta con nulla di fatto e torna ora alla ribalta solo per via del ricorso presentato”.

Ricorso che comunque è stato giudicato ricevibile, la Procura di Berna dovrà quindi tornare ad indagare sul presunto caso di discriminazione razziale.

“Non mi sembra siano stati superati i limiti imposti dalla legge, tant’è che questo è quanto è stato deciso anche in prima istanza. Il ricorso mi pare quindi un’azione pretestuosa, ma se i nostri avversari vogliono continuare su questa linea, dirò, seguendo il buon vecchio ‘purché se ne parli’, che per noi va bene, ma francamente non mi sembra si siano assolutamente passati i limiti di quella che è la legge svizzera. Insomma, se vogliono continuare a farci pubblicità gratuita, noi ne siamo più che contenti. Vedremo quindi quale sarà l’esito di questo ricorso e intanto ringraziamo i ricorrenti che ci danno ulteriore spazio e visibilità”.

Però finire al centro degli strali per campagne comunque al limite fra provocazione e denuncia è ormai un marchio di fabbrica dell’UDC.

“Sì, non ci tiriamo indietro in questo senso. D’altro canto ci sono tematiche che vanno messe in evidenza e l’unico modo per farlo, e far sì che anche i media se ne interessino, è spesso una provocazione forte. Ma mai al di là di quello che la legge consente. Poi ovviamente rimane soggettivo come uno recepisca questi messaggi, c’è chi li approva e chi no. Ma questo è sempre stato il nostro marchio di fabbrica e nessuno lo nega. E se gli altri non ci dessero la corda che ci danno, probabilmente non avremmo questi risultati. Lo scopo è far discutere su problematiche importanti, che incontriamo tutti i giorni che gli Svizzeri sentono benissimo, e lo dimostra il responso che otteniamo”.

Rusconi, infine, lei si dice sicuro che anche questo ricorso cadrà non essendoci gli estremi per parlare di una violazione della legge. Ma in caso contrario? L’UDC continuerà sulla via della provocazione ‘costi quel che costi’?

“Se il momento lo richiede, non è di sicuro una sentenza che ci fermerà.  Valuteremo attentamente quello che sarà l’esito del ricorso, anche se io sono convinto che non cambierà rispetto alla prima istanza. Rimane il fatto che se c’è da denunciare qualcosa, non è con questo tipo di approccio che ci metteranno nella situazione di intimidirci o farci soppesare di più le parole. Quando è il caso, si proseguirà su questa strada. Vedremo cosa succede, ma torneremo alla carica perché ci saranno le elezioni federali e l’UDC tornerà con i suoi temi forti… alla prossima puntata quindi”.

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