POLITICA E POTERE
Sussidi cassa malati: un dovere sostenere la nuova riforma. Ma un po' di amaro in bocca resta
L'ANALISI - La nuova riforma presentata ieri da Paolo Beltraminelli dimostra che esiste un modo per riformare i sussidi di cassa malati in modo equo e risparmiando più soldi. E smentisce le frottole raccontate sulla precedente proposta

di Andrea Leoni

Dunque, ieri abbiamo scoperto che esiste un modo per riformare i sussidi di cassa malati in maniera più equa e risparmiando più soldi. Si possono cioè tagliare di netto o ridurre ai redditti più alti, modularli sui redditi medi, aumentarli per i redditi bassi e lasciarli invariati per un'altra fetta di beneficiari. Fino a qualche mese fa per taluni sembrava impossibile e c'è voluta una votazione popolare per convincere chi di dovere a rifare i compiti e ad arrivarci.

È una bella notizia perché significa che la politica è tornata a fare il suo mestiere. Per realizzare l'obbiettivo è bastato abbandonare lo strumento del taglio lineare - che è prerogativa cinica dei tecnici quando devono far cassetta costi quel che costi - e aprire la cassetta degli attrezzi del politico che è chiamato a conoscere e valutare un bilancio e a fare delle scelte: decidere caso per caso. 

In questo senso va fatto un plauso a Paolo Beltraminelli che è tornato con pragmatismo sui suoi passi, dopo aver onorevolmente perso di misura la battaglia popolare sulla sua precedente proposta, e ha rilanciato una riforma che tutti sappiamo essere necessaria affinché anche in futuro questo fondamentale assegno sociale resti sostenibile finanziariamente e a disposizione di chi ne ha veramente bisogno.

Ora il Gran Consiglio dovrà ben ponderare la riforma e valutare se vi siano elementi da correggere. Soprattutto sarà chiamato a fissare definitivamente il reddito massimo disponibile per ottere il sussidio.  È una scelta politica, come è giusto che sia. In questo senso è molto interessante la flessibilità della riforma proposta da Beltraminelli: "Il modello è flessibile, l’aumento dei premi si tradurrà anche in una crescita dei sussidi ma ci potrà sempre essere un intervento politico per fissare nuovi limiti massimi di reddito", ha spiegato il ministro. 

La proposta, nonostante ci troviamo nel bel mezzo di un anno elettorale, è stata accolta con un largo e positivo consenso dalle forze politiche. Compresi quei partiti che si erano battuti, dall'inizio o in corsa dopo un giro di valzer, contro il precedente progetto. Anche questo dimostra che quando in politica le soluzioni si costruiscono per risolvere un problema oggettivo - nello specifico di equità sociale prima ancora che di sostenibilità finanziaria - e non per far cassetta maldestramente ricercando i soldi che mancano per far quadrare i conti sulle spalle dei più deboli o del ceto medio, ecco che l'unità di intenti la si trova. Soluzioni e consenso politico che si costruiscono anche evitando patti politici scapestrati e da dilettanti, che non possono reggere come è stato dimostrato, mercanteggiando tra le bancarelle del preventivo riforme che incidono sulla vita delle persone con obbiettivi partitici. Interessi partitici ben inteso legittimi che però vanno barattati tra loro senza che ci vadano di mezzo i cittadini. 

In tutto questo, è innegabile, resta un po' di amaro in bocca per quanto è accaduto. Per difendere a spada tratta un evidente pasticcio, che per altro, ribadiamolo ancora, portava pure meno soldi (14 milioni contro i 20 della nuova riforma), si è perso un anno di tempo. In quei mesi politicamente tubolenti si è negato perfino l'evidenza pur di raggiungere lo scopo. Si è detto che quella riforma non fosse un taglio lineare, che non era vero che era così impostata solo per far cassetta, che non esisteva un modo meno doloroso e più equo per intervenire.

La proposta resa pubblica ieri smentisce clamorosamente e definitivamente queste frottole. Nessuno si scandalizzi: in politica, specie durante le campagne che portano a un voto, è come in guerra, un tot di balle sono fisiologiche. Ma anche per questo motivo chi, come il sottoscritto, si è battuto con fermezza contro la precedente riforma non per preconcetti ideologici ma perché iniqua e ingiusta, ha il dovere oggi di sostenere con convinzione la nuova proposta.   

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