POLITICA E POTERE
Lugano, la nube del default, e quei cento milioni che servono subito. Il Municipio va in banca, ma l'orchestrina salga in plancia a scrutare l'orizzonte
L'ANALISI - Per far fronte agli impegni occorreranno almeno una trentina di milioni di franchi in cash solo per chiudere l’anno. E un’altra settantina per iniziare il 2015

di Marco Bazzi

Il “default”, il fallimento… come Detroit o l’Argentina qualche anno fa. È un’ombra, per ora, una nube che aleggia minacciosa ma ancora lontana all’orizzonte. Ma adesso Lugano, se vuole scacciare quel nembo nel cielo degli incubi, deve far bene conti e compiti. Negli ultimi anni la coperta è diventata striminzita, e tirandola un po’ di qua e un po’ di là non si sciolgono di certo i nodi finanziari, che sono intricati: strutturali e non congiunturali. E poi c’è sempre da finire di pagare il LAC, senza dire di quanto costerà farlo funzionare.

Così, nelle prossime settimane il Municipio dovrà andare a bussare alle porte delle banche. Manca liquidità. Per far fronte agli impegni, tra spese correnti e investimenti, occorreranno almeno una trentina di milioni di franchi in cash solo per chiudere l’anno. E un’altra settantina per iniziare il 2015. Senza una massiccia iniezione di liquidità, dicono i bene informati, non ci saranno nemmeno i soldi per fare gli stipendi di dicembre.

I servizi finanziari stanno lavorando per capire esattamente quanto manca ancora per saldare i debiti degli investimenti effettuati o in corso, quindi per pagare chi ha lavorato e sta lavorando sui vari cantieri della Città, e quanta liquidità rimane a conti fatti.

In ogni caso, gli amministratori di Lugano dovranno chiedere alle banche di aumentare il credito di un buon 10 per cento, credito che finora ammonta a 907 milioni e che, dunque, nei prossimi mesi dovrebbe superare il miliardo.

Aumenterà di conseguenza, il prossimo anno, anche il costo degli interessi passivi, che oggi è già di una ventina di milioni all’anno. In gennaio il Credit Suisse, una delle banche che insieme all’UBS ha prestato denaro a Lugano, ha confermato il rating di affidabilità e di solvibilità: la città è sempre classificata con la lettera A, seppure con un appunto di criticità.

Difficile pensare che in questa situazione Lugano possa “strappare” liquidità a tassi molto più favorevoli degli attuali, che si situano mediamente tra il 2 e il 3%, con punte minime, negli ultimi  prestiti, tra l’1 e l’1,5%.

L’importante è ottenere la liquidità senza dover ricorrere a una fideiussione, cioè a una garanzia, da parte del Cantone, misura che la Legge organica comunale prevede ma che sarebbe un pessimo segnale politico in una situazione già difficile. Poi la politica, non solo il Municipio ma anche il Consiglio comunale, dovranno dare chiari segnali cercando di contenere la spesa evitando bagni di sangue. Il Titanic è salpato. Dalla cabina di comando bisognerà tenere gli occhi puntati sugli iceberg per riscrivere, metaforicamente, una storia che ha un finale tragicamente noto. E forse è tempo che anche l’orchestrina riponga gli strumenti e salga in plancia a scrutare l’orizzonte del mare.

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