BELLINZONA – Premessa: è troppo presto per esprimere un giudizio. Questo è il tempo delle impressioni. Anche perché, sottolinea il professor Marco Bernasconi, per il momento Berna si limita a comunicare una road map che dovrebbe portare a un nuovo accordo sull'imposizione dei frontalieri entro metà del 2015. Nuovo accordo che comunque poggia su un concetto innovativo rispetto all'accordo del 1974: il superamento del meccanismo dei ristorni attraverso una doppia tassazione. Berna e Roma hanno infatti già concordato che, citiamo dal Comunicato della Confederazione, "in futuro i frontalieri saranno assoggettati a un'imposizione limitata nello Stato in cui esercitano la loro attività professionale e pure ad un'imposizione ordinaria nello Stato di residenza. La quota spettante allo Stato del luogo di lavoro ammonta al massimo al 70 per cento del totale dell'imposta normalmente prelevabile alla fonte"."Ma per il momento – spiega l'esperto fiscale – non viene rivisto nulla. C'è un impegno tra le parti. Ma negli ultimi anni siamo stati abituati a molti proclami in cui si annunciava un accordo a mesi o a giorni. Di conseguenza una certa diffidenza c'è. E anche se i tempi questa volta dovessero essere rispettati bisogna poi vedere cosa effettivamente viene messo nero su bianco nell'accordo. Fino ad allora è per me impossibile esprimere un giudizio".Restiamo alle impressioni allora: i primi calcoli dicono che il Ticino dovrebbe incassare una quindicina di milioni in più. "Non mi sembra una cifra molto rilevante", sospira Bernasconi. "Se quello sarà il risultato mi pare possa essere definito modesto. Ma bisogna capire quale sarà il risparmio del Ticino rispetto ai 60 milioni che versa oggi. Questo punto ci darà una dimensione più precisa dell'eventuale accordo. Vorrei far notare che il Ticino dal 1974 ha versato all'Italia ben 1 miliardo e 200 milioni, quindi…". Nessuno può negarlo: le ambizioni del Ticino erano ben altre. Trattenere almeno l'80% delle imposte dei frontalieri. Berna ha concordato con l'Italia il 70%. Siamo quindi molto lontani dagli obbiettivi che si era posto il nostro Cantone. "Oggi riversiamo il 38% con i ristorni. Con la nuova ipotesi concederemmo all'Italia comunque più del doppio di quanto concediamo all'Austria. La riflessione quindi si pone. Stando a queste prime informazione non è che ne usciamo con un grandissimo successo…".Ma il punto più rilevante, nell'analisi di Bernasconi, è quello che riguarda il Consiglio di Stato. "La domanda politica per me centrale è la seguente: cosa farà il Governo ticinese se il 30 giugno di quest'anno il nuovo accordo non sarà stato stipulato oppure sarà ritenuto insoddisfacente per gli interessi cantonali? Bloccherà o no i ristorni? Questo è l'aspetto fondamentale dei prossimi mesi".