POLITICA E POTERE
Franco Denti "pettina" la Facoltà di scienze della comunicazione dell'USI: "Quel questionario, uno scempio linguistico!"
SECONDO ME - Il presidente dell'Ordine dei medici svela e critica un documento di ricerca dell'Università inviato ad alcuni cittadini fra i 65 e gli 80 anni: "Venti pagine fitte di «perle» e strafalcioni linguistici di ogni sorta"

di Franco Denti*

Spesso nella posta del presidente dell’Ordine dei medici arrivano missive di pazienti indignati, ma la busta corposa che ho ricevuto in questi giorni mi ha indotto a portare a più vasta conoscenza il suo contenuto. Si tratta di un questionario che in questi giorni è stato inviato a un certo numero di cittadini tra i 65 e gli 80 anni, estratti a sorte per uno studio della Facoltà di scienze della comunicazione dell’USI, per un progetto, nato sotto l’egida di ben quattro istituzioni scientifiche e accademiche, citate con tanto di loghi e di nomi altisonanti. Fin qui niente di male, a parte l’intrusione nella sfera privata dei cittadini, di un questionario di 20-dico-20 pagine, fitte di «perle» e strafalcioni linguistici di ogni sorta, che si inanellano uno dietro l’altro, sino a far perdere il fiato.

Passi l’umorismo involontario contenuto nell’approccio ai destinatari, che vengono ripetutamente apostrofati con la maldestra parafrasi «persone adulte, anziane, seniori tra i 65 e gli 80 anni». Sorvoliamo pure su alcune palesi ingenuità disseminate qua e là nella missiva universitaria, quali lo specificare che riempire il questionario «non comporterà rischi» per la salute del compilante. Quello che non mi sento proprio di passare sotto silenzio è lo scempio linguistico, che viene perpetrato attraverso un documento divulgato dall’Università della Svizzera italiana e, per giunta, proprio dalla sua Facoltà di scienze della comunicazione.

I tre firmatari della missiva, esimi rappresentanti del suddetto istituto, non si peritano di strapazzare senza il minimo ritegno la bella lingua del Fogazzaro, del Chiesa, degli Orelli, incorrendo in una serie di svarioni che fanno violenza all’espressione linguistica (forma principe della comunicazione), prati- camente sotto qualsiasi angolatura possibile. Ortografia, sintassi, lessico, morfologia: nessuno di questi aspetti ne esce indenne.

Leggiamo di buste che devono essere «affiancate», troviamo un «invito e compilare il questionario», veniamo sollecitati «nel prendere decisioni», posti di fronte all’imperativo «tenga al corrente che non ci sono risposte giuste o sbagliate», veniamo informati di assegnazioni di premi che potrebbero essere «ostruite» e di «persone che vengono coinvolti», in una «svizzera», che non poteva che essere scritta con la minuscola, minuscola, sì, per la vergogna. Ci siamo appena ripresi da uno shock linguistico, che ecco subito incappiamo nel successivo; non c’è un congiuntivo che venga coniugato correttamente, a stento vi si riesce a trovare una riga che uscirebbe indenne dal passaggio della matita rossa e blu di un maestro di scuola elementare, in una sorta di Caporetto del bell’eloquio italiano, che ne risulta disfatto su tutta la linea.

Non vi ho ancora detto la più bella: unendo al danno la beffa, lo scopo delle risposte sollecitate tramite il que- stionario, sarebbe, a detta dei richiedenti, quello di sostanziare uno studio, il cui fine ultimo è quello «di migliorare la comunicazione» tra medico e paziente!

Ci sarebbe da considerare il tutto una barzelletta e sbellicarsi dalle risate, se non fosse che il tema della comunicazione tra medico e paziente è cosa seria, oserei dire ancora più seria di quello sicuramente grave e importante della comunicazione tra un’Università della Svizzera italiana e i cittadini-pazienti del suo cantone. È una questione di fiducia, di qualità delle cure, di sicurezza del bene più prezioso: la propria salute. Auspico vivamente che il tema strategico del rapporto tra medico e paziente venga affrontato molto più seriamente.

*presidente Ordine dei medici

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