Le denunce erano sfociate in tre atti d’accusa firmati dai procuratori pubblici Andrea Pagani, Valentina Tuoni e Fiorenza Bergomi, decreti contro i quali Bignasca si è opposto

BELLINZONA – Quaranta aliquote giornaliere di 90 franchi – sospese con la condizionale per quattro anni - e una multa di 800 franchi per ingiuria e diffamazione. È la pena a cui è stato condannato questa mattina Boris Bignasca, presidente dei Giovani leghisti, al processo apertosi ieri alla Pretura penale di Bellinzona.
Bignasca era stato denunciato dalla società Regiopress, dal direttore de La Regione Matteo Caratti, dall'avvocato Paolo Bernasconi e da Francesco Ricci, manager della COMSA (l’impresa che ha costruito il LAC), per diffamazione, ingiuria, mancata opposizione a una pubblicazione punibile e ripetuta infrazione alla Legge contro la concorrenza sleale. Tutte accuse che si riferiscono all’epoca in cui Bignasca dirigeva il giornale gratuito "10 minuti", esperienza editoriale già finita da tempo.
Le denunce erano sfociate in tre atti d’accusa firmati dai procuratori pubblici Andrea Pagani, Valentina Tuoni e Fiorenza Bergomi, decreti contro i quali Bignasca si è opposto. Il caso è così approdato in Pretura penale. Il legale di Bignasca, Massimiliano Parli, ha chiesto il proscioglimento del suo cliente, ma il giudice Siro Quadri ha confermato le proposte di condanna del Ministero pubblico.