Intervista esclusiva all'avvocato, esperto in diritto sanitario, che assiste quattro medici che stanno negoziando con la società a cui Genolier ha "appaltato" in esterno il servizio ospedaliero

di Andrea Leoni
BELLINZONA/LUGANO – È una prima storica per il Ticino e come tale meriterebbe un iter adeguato alla novità che propone. È l'opinione dell'avvocato Gianluca Airaghi, esperto di diritto sanitario, sul caso Hospita e sull'autorizzazione che il Cantone ha rilasciato a questa società per offrire i suoi servizi in ambito ospedaliero alle cliniche del gruppo Genolier in Ticino: la Sant'Anna di Sorengo e l'Ars Medica di Gravesano.
Un'autorizzazione che ha avuto il via libera dal Consiglio di Stato su proposta del Dipartimento sanità e socialità, come svelato da Liberatv negli scori giorni (per i dettagli leggi articolo correlato). In breve: la Hospita è una società anonima che impiega medici e personale infermieristico in gran parte già attivi all'interno delle cliniche del colosso sanitario, nell'ambito dell'anestesia. Genolier ha deciso di esternalizzare questo servizio di base e di affidarlo a questa società.
L'avvocato Airaghi rappresenta quattro medici che da circa vent'anni garantiscono il servizio di anestesia alla Sant'Anna. Il legale si occupa della negoziazione dei contratti di lavoro dei suoi assistiti con Hospita. Un negoziato, spiega Airaghi, "lungo e non ancora concluso. Anzi, a dire il vero, non è ancora entrato nel vivo. Anche se sia io che il collega che rappresenta la società stiamo lavorando con ottimismo per una buona riuscita della negoziazione".
"Esternalizzazione è la parola chiave"
Airaghi riceve il mandato dopo che su "spinta di Genolier, che decide di esternalizzare il servizio dell'anestesia, nasce Hospita". Una decisione che, come detto, ha avuto l'avallo dell'autorità cantonale che ha deciso di concedere, per la prima volta in Ticino, la concessione ad una società di questo genere ad operare anche nell'ambito stazionario.
"Una parola chiave di questa vicenda – spiega l'avvocato Airaghi – è "esternalizzazione". Ed essendo una prima, come tutte le prime, merita grande attenzione giuridica". E politica, aggiungiamo noi. "Non ci sono dubbi – sottolinea ancora il legale dei quattro medici - sul fatto che sia un'operazione di outsourcing. Altrimenti che bisogno avrebbe avuto Hospita di nascere e di chiedere l'autorizzazione ad operare in ambito stazionario?".
E da questa domanda nascono i dubbi e le perplessità che diversi hanno sollevato in merito alla decisione del Consiglio di Stato. "Una decisione fresca – argomenta Airaghi – che non è ancora cresciuta in giudicato. Ma uno degli aspetti importanti è quello che Hospita è stata autorizzata ad operare nell'ambito stazionario, quindi fuori dalla moratoria in vigore nel nostro Cantone".
La questione della moratoria
Un'affermazione, quella di Airaghi, diversa da quella di Paolo Bianchi, direttore della Divisione della salute pubblica. “La Hospita – ha dichiarato negli scorsi giorni Bianchi a Liberatv - non potrà assumere nuovi medici che non hanno già l’autorizzazione al libero esercizio. Inoltre non si tratta di una forma di organizzazione che permetterà di sfuggire alla moratoria sui medici perché questa misura, peraltro limitata a coloro che non hanno almeno tre anni di formazione in Svizzera, non riguarda l’attività stazionaria”.
Ma secondo il legale, esperto di diritto sanitario, le parole di Bianchi confermano la sua tesi. "Il libero esercizio è un presupposto per operare come medico tout-court. La moratoria è un passo successivo. Riguarda l’erogazione di prestazioni a carico delle casse malati. Per poterlo fare sono necessari tre anni di attività in un centro di perfezionamento svizzero riconosciuto. Questo vale solo per il regime ambulatoriale, non per quello stazionario. Sono due fasi che è importante distinguere. Le parole di Bianchi confermano in punta di diritto che Hospita, se vorrà farlo, potrà per lo stazionario assumere medici che non hanno i requisiti posti dalla moratoria, a cui concretamente possono anche mancare i tre anni di perfezionamento in Svizzera ".
E questo, come detto, è ora divenuto dopo la decisione del Consiglio di Stato uno degli elementi chiave della trattativa che Airaghi sta conducendo per conto dei quattro medici che gli hanno dato mandato. "Allo stato attuale delle cose i miei clienti non hanno le necessarie garanzie per il futuro. Da parte di Hospita ci sono delle dichiarazioni di principio, fatte certamente in buona fede, e ribadite anche a noi direttamente. Naturalmente alle dichiarazioni di principio devono seguire i fatti. Ed è di questo che stiamo discutendo con Hospita. Siamo un po' in zona Cesarini anche se, come detto, rimaniamo ottimisti ".
Airaghi e i suoi assistiti vogliono insomma un impegno formale e sostanziale da parte della società su una collaborazione di medio periodo evitando di spalancare le porte a medici che non hanno i tre anni di perfezionamento come richiesto dalla moratoria. "La nostra richiesta è questa: vogliamo garanzie sul fatto che i miei assistiti non rischino di essere sostituiti".
Il rischio dumping...sullo sfondo
Magari per questioni economiche. La parola "dumping" resta sullo sfondo delle considerazioni dell'avvocato Airaghi, anche se se ne avverte chiaramente la presenza: "È illusorio – afferma - pensare che non ci siano delle pressioni economiche in questo settore come ce ne sono in tutti gli altri ambiti della nostra economia. Per il momento fermiamoci qui…ma è un discorso che sta nelle cose".
Veniamo ad altri aspetti puntuali. Sempre Paolo Bianchi del DSS ha detto ai nostri microfoni a proposito della concessione ad Hospita: "Con il rilascio dell’autorizzazione vi è la possibilità di fissare delle condizioni a priori ed esercitare una maggiore vigilanza sull’attività della Hospita. Ma poteva essere opinabile che questa forma organizzativa dovesse soggiacere a un obbligo di autorizzazione”. Insomma, meglio autorizzare per poter sorvegliare, che non autorizzare con il rischio che Hospita potesse ugualmente operare come società di servizio ospedaliero.
"Questo – aggiunge Airaghi dal canto suo - è un punto fondamentale e la tesi di Paolo Bianchi mi lascia un po' perplesso. A mio avviso per il settore stazionario serve sicuramente un autorizzazione. La legge cantonale parla piuttosto chiaro e ogni cantone va secondo la sua legge. D'altra parte poi mi verrebbe da chiedere: chi si fa assoggettare a una vigilanza senza l'obbligo di doverlo fare? Che le condizioni siano effettivamente date è poi tutta un’altra storia".
"Trasparenza e democrazia solo con un iter legislativo"
Fin qui gli aspetti puntuali sul caso. Considerate le sue competenze in diritto sanitario abbiamo approfittato dell'avvocato Airaghi per qualche considerazione di carattere generale. Ad esempio, gli abbiamo chiesto, se non sarebbe stato più opportuno per una concessione che rappresenta una prima storica per il Ticino, affrontare un iter politico-legislativo alla luce del sole anziché la procedura che è stata scelta. "Da libero cittadino - ci ha risposto Airaghi - penso che la trasparenza sia fondamentale e che le autorità lavorino nella trasparenza e nella buona fede, ma con gli strumenti che hanno a disposizione. Insieme con il Cantone abbiamo riscontrato delle situazioni nuove proposte dal mercato. E ci eravamo già detti che, come dice il detto, "la legge segue sempre la realtà" e dunque vi è la necessità di regolamentare. Questo caso è una prima, non c'è dubbio. Di conseguenza occorrono tutti gli strumenti per poterlo inquadrare correttamente. E solo attraverso il consueto processo legislativo si ottiene la trasparenza e la democrazia nelle scelte auspicata da tutti. Certo questo iter richiede del tempo e la nostra società è ammalata dalla mancanza di tempo". Insomma: o attraverso la nuova pianificazione ospedaliera oppure con una modifica legislativa ad hoc il tema merita un percorso parlamentare.
Il paragone con il mondo bancario
A titolo di paragone, Airaghi cita il mondo bancario. "Se una banca decide di esternalizzare uno dei suoi servizi, ad esempio l'informatica, deve preparare un accurato dossier e chiedere come banca l'autorizzazione all'autorità di vigilanza. Se la FINMA dice "va bene", allora si procede, altrimenti l'esternalizzazione si blocca. Credo che il fatto che in ambito sanitario non vi sia un iter paragonabile per le cliniche che esternalizzano sia un problema".
"Non ci si fermerà ad Hospita"
Secondo il DSS non vi sono segnali che il modello Hospita possa essere replicato anche per altre specialità sanitarie: è d'accordo? "L'autorità cantonale – risponde Airaghi – sicuramente ha gli elementi per giudicare. Ma sappiamo tutti che dove si apre una strada nuova è chiaro che la stessa diventa frequentata. Non parliamo di dumping, parliamo di pressione. Una pressione che potrebbe crearsi anche su questo settore dell'economia. La mia sensazione è che non ci si fermerà ad Hospita e all'anestesia. La sanità è estremamente in movimento e quando il mercato si muove le iniziative fioccano".
E i pazienti?
Infine, Airaghi, tocca un ultimo punto importante: qualità, sicurezza e soprattutto i pazienti. "Non lasciamo soli i medici – afferma -, che si prendono enormi responsabilità e che di fatto sono decisivi per la qualità e la sicurezza delle prestazioni mediche ai pazienti. Pazienti ai quali nessuno in questa vicenda ha chiesto cosa ne pensano. Quando vado in ospedale, personalmente come paziente voglio sapere esattamente con chi ho a che fare. E anche qui mi sembra che manchino strumenti legislativi adeguati".