POLITICA E POTERE
Ghisletta detta la svolta euroscettica al PS: "Congelare i bilaterali per proteggere i residenti!"
Mossa a sorpresa del presidente della sezione di Lugano (che punta alla successione di Lurati?): "Sull'Europa occorre un cambiamento politico da parte dei vertici del Partito socialista"
BELLINZONA - Dopo la durissima autocritica sullo stato di salute del partito (leggi articolo correlato), Raoul Ghisletta rilancia e prende per le corna il tema che più mette in difficoltà i socialisti ticinesi: i rapporti con l'Unione Europea. E quella proposta da Ghisletta è una vera e propria svolta: "Occorre rivendicare il congelamento degli Accordi bilaterali fintanto che il mercato del lavoro non sarà regolamentato efficacemente e ripulito dagli abusi di ogni tipo che si sono diffusi come un cancro". Il presidente della sezione di Lugano, appena rieletto deputato in Gran Consiglio, si esprime nei termini che avete appena letto in un articolo inviato alle redazioni. La mossa sembra confermare le voci che indicano in Ghisletta uno dei grandi papabili per la successione di Saverio Lurati alla guida del partito cantonale. E se questa fosse la nuova linea dei socialisti ticinesi, è evidente che si potrebbe riaprire un discorso con i Verdi in vista delle elezioni federali. Per ora, è chiaro, si tratta solo di supposizioni. Intanto di seguito vi proponiamo per esteso l'articolo di Ghisletta."Per combattere il dumping salariale e sociale i sindacati ticinesi dell’Unione sindacale svizzera nell’ottobre 2014 hanno presentato una risoluzione al congresso nazionale che chiede di opporsi, se necessario con il lancio e il sostegno di referendum, a qualsiasi accordo tra la Svizzera e l’Unione europea, fintanto che non saranno state adottate misure realmente efficaci contro il dumping salariale e sociale. Le misure caldeggiate dai sindacati ticinesi prevedono la stipulazione di contratti collettivi di lavoro o almeno contatti normali di lavoro in ogni settore di attività e vincolanti per tutto il territorio nazionale, con precise norme salariali per ogni categoria di lavoratori (minimo 4'000 franchi al mese), orari massimi e altre misure atte ad evitare il dumping sociale. È una posizione necessaria, quella dei sindacati ticinesi, che è nata dalla crescente costatazione di condizioni negative nel mondo del lavoro ticinese: si sono diffusi il precariato e i bassi salari, è peggiorato il clima di lavoro e si è deteriorato il rispetto della dignità personale e professionale dei lavoratori. Non ci sono solamente in numerosi casi denunciati dal sindacato Unia nel settore privato, ci sono anche i casi evidenziati dal sindacato VPOD addirittura in taluni settori sussidiati dal Cantone, come l’assistenza e cura a domicilio commerciale (presenza massiccia di contratti a ore) e come gli asili nido (presenza importante di stipendi sotto i 3'500 fr mensili).Molti giovani, anche dopo una completa formazione professionale, non trovano occupazioni adeguate. Molti lavoratori relativamente anziani che hanno perso il posto, anche senza nessuna colpa da parte loro, non trovano più nessuna collocazione nel mondo del lavoro. Tutto ciò è dovuto all’avidità di molti datori di lavoro che non esitano a sostituire manodopera residente con manodopera a basso costo, frontaliera o addirittura clandestina; come pure al non rispetto delle norme contrattuali, alla carenza di misure di controllo, alla complicità di talune associazioni padronali e alla manifesta insufficienza delle cosiddette misure di accompagnamento della libera circolazione delle persone, che di fatto favoriscono la speculazione e il dumping salariale. Per non parlare di altri fenomeni che penalizzano i residenti, Svizzeri e stranieri presenti da lunga data, come quelli legati alla speculazione nel mercato dell’alloggio.In questo contesto denunciato dai sindacati ticinesi occorre un cambiamento politico anche da parte dei vertici del Partito socialista. In particolare occorre rivendicare il congelamento degli Accordi bilaterali fintanto che il mercato del lavoro non sarà regolamentato efficacemente e ripulito dagli abusi di ogni tipo che si sono diffusi come un cancro. Il Canton Ticino deve riprendere il controllo del mercato del lavoro dipendente, indipendente e delle commesse, potenziando massicciamente gli interventi degli ispettori, dei sindacati, della polizia e della procura. Le autorità cantonali e comunali devono investire nel personale necessario a combattere lo sfruttamento del lavoro e il lavoro nero. In una situazione di emergenza è legittimo che lo Stato prenda misure di polizia per bloccare il degrado del mercato del lavoro, che contiene anche pericolose infiltrazioni di ordine malavitoso, congelando di fatto gli accordi bilaterali.Sul piano politico nazionale infine i rappresentanti ticinesi a Berna dovranno opporsi ad ogni estensione della liberalizzazione senza regole, indotta da nuovi accordi, che purtroppo le autorità federali si apprestano a concludere: accordo internazionale di libero scambio sui servizi denominato TISA, accordi di libero scambio Europa - USA e Canada denominati TTIP e CETA, accordo di liberalizzazione del mercato dell’elettricità tra Svizzera ed Europa. Come socialisti dobbiamo cambiare strategia a difesa della popolazione residente e mettere il bastone nell’ingranaggio della liberalizzazione senza regole, che viene imposta dagli interessi egoistici e che sta imbarbarendo la nostra economia e la nostra vita".
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