POLITICA E POTERE
MontagnaViva “festeggia l’entrata in Parlamento a modo suo”. Mattei: “Vi aspetto a Gannariente”
Il fondatore del movimento racconta questa pluricentenaria tradizione: “Non solo una processione votiva, ma anche un’escursione nello splendido paesaggio della Val Bavona. Qui c’è tutto il nostro essere"
CAVERGNO – Dopo la ‘frenesia’ elettorale è tempo, per alcuni, di festeggiamenti. E se Lega e MPS-PC hanno già dato lo scorso fine settimana, per il prossimo tocca a un altro dei vincitori di questa tornata elettorale: MontagnaViva, che “festeggia l’entrata in Gran Consiglio a modo suo”, come scrivono su Facebook dando appuntamento ad amici e simpatizzanti per domenica prossima. Ci sarà sì un aperitivo (verso mezzogiorno) al Ristorante Basodino di San Carlo, con la possibilità anche di pranzare (bisogna però annunciarsi allo 079 428 40 59) e “magari anche un po’ di musica”, ma non sarà una festa ‘classica’, l’invito è infatti quello di prender parte alla processione di Gannariente.“Si tratta di una tradizione importante: non è solo una processione votiva, ma anche un’escursione nella natura e nello splendido paesaggio della Val Bavona”, racconta Germano Mattei. “Un luogo di casa per me, a cui ho dedicato 25 anni della mia vita e in cui MontagnaViva è cresciuta e ha acquisito importanza in mezzo alle sue cime, ai suoi rustici e alla sua gente. Questi sono i punti di riferimento del nostro movimento, qui c’è tutto il nostro essere. Per questo ho pensato, invece di proporre la canonica festa, di invitare tutti quanti ci hanno sostenuto a fare questo percorso assieme”.Chiediamo quindi a chi la conosce bene (“In quarant’anni che vivo a Cavergno ho saltato un solo appuntamento”, commenta) di raccontarci questa storica tradizione che segnava l’apertura della transumanza in Val Bavona. Una tradizione molto semplice di per sé, ci dice Mattei: “Maggio era l’apertura della stagione, l’entrata nella Valle dei contadini che insediavano i vari villaggi per salire ai maggenghi e alle alpi”. Ogni prima domenica di maggio, da più di quattrocento anni, ci si ritrova di buon mattino (appuntamento ore 6) davanti alla chiesa di Cavergno e si percorre tutta la valle, passando per le dieci terre, fino a raggiungere quasi San Carlo, fino all’Oratorio di Gannariente. La ganna (termine, forse, di origine lombarda che indica il pietrame franato) d’argento, perché, spiega Mattei, “da bagnate col sole queste rocce – non tutte cadute dalla montagna, alcuni sono anche massi erratici lasciati sulla via dallo scioglimento dei ghiacciai – risplendono come specchi”.Si tratta di tradizioni antichissime presenti in più luoghi dell’arco alpino. “Nella storiografia popolare ci sono diverse manifestazioni per benedire l’incipiente primavera. Sono rituali per propiziare i buoni raccolti e la riuscita degli alpeggi. Non è una cosa solo nostra, il Malcantone ha le sue canzoni e danze del Calendimaggio, ma Gannariente è particolare, un unicum quasi, perché è una processione. Ha una sua specificità che si è sempre mantenuta e credo lo farà anche in futuro: è molto ben radicata sia localmente sia nel vissuto generale del Ticino e non solo”.La partecipazione, commenta infatti Mattei, è abbastanza numerosa. “Viene gente da tutto il Cantone e anche dalla vicina Italia (Val Vigezzo o la zona di Varese e del Verbano). È un appuntamento molto sentito. Non è raro che da Cavergno partano già in più di 200. Poi, man mano che si entra nella valle, a ogni terra si aggiunge qualcuno e la truppa aumenta di numero. Alla fine si arriva alle 400, 500 persone. È una vera e propria festa di popolo”.Altra particolarità sono i crocefissi. Quello della chiesa di Cavergno è portato alla testa del corteo e durante la processione viene accostato in un bacio simbolico con quello delle altre dieci tappe. “Si procede intonando le litanie dei santi e ogni terra ha un suo canto specifico. È un cammino in preghiera per chi vuole, mentre gli altri possono anche solo partecipare godendosi i meravigliosi paesaggi della Bavona”. Il percorso si snoda sulla strada cantonale, è quindi anche l’occasione di assaporare in modo diverso paesaggi che di solito si guardano dal finestrino dell’auto. “Si parte dai 400 metri e si arriva ai quasi 900 di altitudine, un dislivello in cui si passa dal bosco praticamente fatto a quello della natura, che in questo periodo sboccia in tutto il suo splendore. È l’opportunità per vivere un’esperienza montanara unica e anche una levataccia, certo, ma la montagna senza sacrifici, salita, fatica, sudore non esiste”.Arrivati a metà del percorso, a Roseto, racconta ancora, “c’è un momento di pausa: si beve un caffè si mangia un po’ di panettone o di colomba. Quel 20 minuti per tirare il fiato e scambiare qualche chiacchera. È sempre un bel momento di aggregazione e socializzazione. Ci sono persone che so che incontrerò solo una volta all’anno, a Gannariente. È un momento particolare, ma bisogna viverlo per capirlo, perché descriverlo a parole non è facile”.
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