Intervista al presidente designato dell'AITI: "L’opinione pubblica vede in noi i principali responsabili delle difficoltà del mercato del lavoro: questo è ingiusto. Ma io non difenderò gli imprenditori che non rispettano la dignità dei lavoratori"

LUGANO – Fabio Regazzi al posto di Daniele Lotti. L'AITI avrà presto un nuovo presidente. Gli industriali ticinesi hanno comunicato oggi il cambio al vertice dell'associazione, rendendo nota la candidatura del Consigliere Nazionale PPD come nuovo timoniere. L'ultima parola spetterà ai delegati dell'assemblea, convocati per l'11 maggio. E questo passaggio, quello assembleare, è anche la premessa a tutte le risposte che Regazzi ci ha gentilmente concesso con unn po' anticipo sul nomale iter istituzionale ("se l'assemblea accetterà la mia nomina alla presidenza"). Ne sia tenuto conto.
Fabio Regazzi, perché ha deciso di mettersi a disposizione per guidare l'AITI e con quale spirito si prepara a questa avventura?
"La mia storia in AITI è lunga. Facevo parte già del gruppo giovani tanti anni fa... Sotto la presidenza di Paolo Fioravanti sono entrato in comitato e successivamente, quando Daniele Lotti è diventato presidente, ho assunto la carica di vice. Il cammino era dunque in un certo senso scritto… in questi anni ho seguito un po' tutti i passaggi che portano alla presidenza. Per quanto riguarda la mia figura credo che sia positivo che ad assumere le redini dell'AITI sia un imprenditore. Se mi guardo attorno vedo purtroppo sempre meno imprenditori attivi, sia a livello associativo che in politica. Ed è un peccato perché possono dare un contributo importante. Nelle associazioni attualmente ci sono tanti direttori o manager. Io riporto invece dopo parecchi anni ai vertici dell'AITI una figura imprenditoriale a tutto tondo. L'ultimo è stato Giancarlo Bordoni e prima di lui mio padre. Inoltre la mia ditta è la classica piccola-media azienda di famiglia. Aziende troppo spesso trascurate o addirittura bistrattate, ma che rappresentano a livello svizzero e ticinese la spina dorsale del nostro sistema economico. Per quanto riguarda lo spirito, beh… ho la piena consapevolezza del momento difficile. Come economia siamo sotto pressione sia all'interno, a causa di scelte politiche, sia all'esterno dove la competizione sta diventando sempre più dura. Inoltre c'è un clima di sempre maggiore ostilità nei confronti dei principali attori economici. E questo è un dato che mi preoccupa e che intendo affrontare. Sono quindi cosciente di assumere la presidenza in un momento in cui l’opinione pubblica vede in noi i principali responsabili delle difficoltà del mercato del lavoro. E questo non corrisponde alla realtà ed oltretutto ingeneroso verso una categoria che contribuisce in modo importante a creare posti di lavoro, e quindi benessere, senza dimenticare gli introiti fiscali che generiamo.
Lei lamenta un clima ostile verso l'economia, ma certo anche l'immagine che attualmente ha l'AITI in parti della società non è delle migliori. Intende lavorare su questo aspetto?
"Sicuramente sì. E lo dirò anche all'assemblea che dovrà decidere se eleggermi come presidente. L'immagine del nostro settore in questo momento non è delle migliori. In buona parte questo atteggiamento è ingiustificato ma in parte abbiamo delle responsabilità. Lo dico chiaramente: io non intendo tutelare quegli imprenditori – le mele marce ci sono in tutte le categorie – che non rispettano uno standard minimo e la dignità dei propri collaboratori. Certo, è difficile tracciare un confine. Ma è chiaro che non possiamo andare oltre la linea della decenza, come in qualche caso è accaduto. Noi abbiamo un codice etico che voglio riattivare e applicare. E questo intendo farlo non solo per ragioni di etica ma per tutelare la maggior parte di noi imprenditori che si comporta in modo corretto e responsabile. Per essere ancora più chiari: io non sono disponibile a sporcarmi le mani per difendere imprenditori che pagano 1'800 o 2'000 franchi al mese, ma devo anche dire che fortunatamente in AITI questi casi non ci sono. Noi dobbiamo salvaguardare una certa etica e correttezza nei confronti delle maestranze, ma anche rispetto verso il territorio. Voglio inoltre impegnarmi per favorire un maggior dialogo con quelle parti sociali disposte a discutere e trovare delle soluzioni consensuali".
A brevissimo come presidente di AITI dovrà affrontare una votazione cruciale come quella sui salari dignitosi proposti dai Verdi. Poi ci sarà un'altra grande questione: la tassa di collegamento che Claudio Zali intende riproporre. Come si prepara a queste battaglie?
"La questione dei salari minimi sarà discussa nel comitato di AITI. La mia è dunque una posizione personale che, per altro, ho già espresso durante la recente campagna elettorale. Comincio con il constatare che i ticinesi e gli svizzeri hanno votato in modo massiccio contro i 4'000 franchi di salario minimo proposti dalla sinistra. L'iniziativa dei Verdi riprende un modello già adottato a Neuchâtel e nel Giura. Rispetto all'iniziativa dei sindacati e del PS questa è in apparenza più ragionevole. Il problema però è che risulta molto difficilmente applicabile, anche a causa di una sentenza del Tribunale Federale. Nella concretizzazione crea dunque parecchi problemi. Io resto convinto che la via maestra sia quella della concertazione. I salari vanno trattati a livello di parti sociali attraverso la sottoscrizione di contratti collettivi o aziendali. Questa è la strada che in Svizzera ha sempre portato ai risultati migliori e alla pace sociale.
Per quanto concerne la tassa di collegamento io resto contrario, così come è stata proposta o ventilata fino ad adesso. Prima di tutto perché colpirebbe tutti, e non solo i frontalieri come si vorrebbe far credere. Ciò detto, noi come AITI e rappresentanti delle associazioni economiche siamo disponibili a collaborare per affrontare il problema della mobilità. Ma serve un atto di chiarezza: o questa tassa serve a far cassetta, e questo non lo possiamo accettare, oppure serve per contribuire a risolvere un problema, e allora se ne può discutere. Ma deve esserci una netta e stretta causalità tra i soldi che vengono prelevati e dove vengono impiegati. Con le giuste premesse siamo quindi pronti a metterci a disposizione per trovare soluzioni praticabili e condivise. A mio avviso serve un pacchetto che comprenda più misure. Servirà forse un po' di tempo in più per costruirlo - e anche a me come all'onorevole Zali non piacciono i tempi biblici della politica - ma sappiamo che le soluzioni raffazzonate rischiano di avere vita breve".
Il fatto che ci sia un passaggio da un presidente PLR, Lotti, a un PPD come lei, cambia qualcosa?
"A differenza della Camera di Commercio, nell'AITI questo fattore non è un tabù. E in ogni caso oggi rispetto al passato la questione partitica è fortunatamente molto meno importante".
E a proposito dei rapporti tra Camera di Commercio e AITI, la fusione che di tanto in tanto viene ventilata, sotto la sua presidenza sarà un argomento oppure no?
"Oggi le due associazioni collaborano molto meglio rispetto al passato. E quindi credo che in futuro una riflessione sulla collaborazione non solo con la Camera di commercio ma anche fra le principali associazioni economiche vada comunque fatta. Ho l'impressione che determinati passi talvolta non vengano fatti più a causa di retaggi storici o di personalismi che di argomenti veri".
Infine, la vostra associazione da sempre fa due richieste al Cantone: uno Stato più efficiente e sgravi fiscali. Resteranno sempre questi i cavalli di battaglia?
"Innanzitutto, prima di chiedere agli altri qualcosa, noi cercheremo di fare la nostra parte. Faremo i compiti perché qualche errore lo abbiamo fatto. Dopodiché ribadisco: la mia richiesta principale è che venga superato questo clima di ostilità verso l'economia e in particolare il settore industriale. Questo in generale. Nello specifico è chiaro che noi siamo favorevoli a uno Stato efficiente che riduca gli sprechi come cercano di fare ogni giorno le aziende. Per quanto riguarda la fiscalità, siamo convinti che ci sia urgente bisogno di una riforma fiscale per preveda anche degli sgravi a favore delle aziende. Il Cantone sta sempre più scivolando agli ultimi posti nelle classifiche intercantonali. Insomma le sfide sono tante e come AITI non ci tireremo indietro".
AELLE