Il caso di “ordinario sfruttamento” emerso nell’istituto di Ascona finisce ora sui banchi del Governo. A interrogare l’Esecutivo, Massimiliano Robbiani, che chiede anche che “il Cantone non collabori più con scuole private come la Glossa”

BELLINZONA – “La scuola di lingue Glossa collabora con il Cantone ma intanto sfrutta il proprio personale. E i controlli?” A porre la domanda, dopo il caso scoperchiato ieri da Liberatv sull’istituto di Ascona, è il deputato Massimiliano Robbiani che chiede anche che “il Cantone non collabori più con scuole private come la Glossa”.
Ossia, una scuola, la Glossa (vedi articolo allegato), “che sfrutta il proprio personale con paghe da fame”, e che impone, con un accordo separato, che in caso di malattia fino a 30 giorni o di qualsiasi altra assenza, le ore perse di lavoro vengano recuperate se possibile o, in caso contrario, tolte dallo stipendio mensile. Una situazione di cui, scrive nell’interrogazione, il deputato è stato messo al corrente direttamente da una cittadina ticinese che gli ha fornito anche la documentazione che prova il comportamento dell’istituto linguistico e che Robbiani gira al Governo.
Una situazione, chiosa prima di passare alle domande, “alquanto scandalosa anche per semplice fatto che la scuola di lingue Glossa collabora pure con il Cantone”.
E allora: “il Consiglio di Sato controlla sistematicamente le condizioni di lavoro dei dipendenti delle ditte con le quali collabora? Se si, come? Se no, perché? Per quanta riguarda la scuola di lingue Glossa di Ascona il Cantone intende ancora collaborare con quest’ultima dopo quanto emerso?”