POLITICA E POTERE
Presidenza del Gran Consiglio, Pellanda sbotta conto il PLR: "Ho subito una grande ingiustizia"
Il deputato locarnese spara sul suo gruppo per avergli preferito Walter Gianora per la futura guida del Parlamento nonostante "un impegno morale assunto nei miei confronti nel 2011"
BELLINZONA - "Ho subito una grande ingiustizia". Giorgio Pellanda non le ha mandate a dire nel giorno dell'insediamento del nuovo Gran Consiglio. Il deputato PLR del Locarnese, al momento della nomina del nuovo ufficio presidenziale, ha preso la parola per esprimere tutta la sua delusione verso la scelta del suo partito che, per la carica di vicepresidente, gli ha preferito Walter Gianora."Sono qui per esprimervi - ha detto Pellanda - le ragione del mio sconforto per non essere stato scelto dal mio gruppo come futuro presidente del Gran Consiglio. In una nefasta serata di qualche giorno fa, ignaro di strategie poco chiare da parte di alcuni colleghi di gruppo, ho appreso che mi è stato preferito un altro candidato, attraverso una votazione rigorosamente segreta, con la presidenza del partito silente". La maggioranza del gruppo PLR ha dunque secondo Pellanda tradito "l'impegno morale che era stato preso nei miei confronti nel 2011. Ritengo di aver subito una grande ingiustizia". Pellanda ha ricordato di aver svolto la sua campagna prospettando la prossima presidenza del Gran Consiglio. Una carica che gli avrebbe consentito di incontrare molte persone e che avrebbe dato risalto alla sua regione, le Centovalli. "La gente che mi ha votato con questa consapevolezza - ha aggiunto dal pulpito il deputato PLR - oggi si sente tradita". Ma nessuna prova di forza. Nonostante ci fossero colleghi pronti a candidarlo ed altri pronti a sostenerlo, Pellanda si è chiamato fuori. "Rinuncio - ha spiegato - a dar vita ad una sceneggiata che non giova a nessuno. La popolazione ticinese confrontata con tanti problemi si aspetta ben altro dal Parlamento che non la mia vice presidenza. Continuerò ad impegnarmi con tutte le mie forze. Da oggi mi sento più libero di interrogare ancor più a fondo la mia coscienza ogni qual volta bisognerà privilegiare i cittadini al di là della mia appartenenza partitica". Il discorso di Pellanda è terminato fra applausi scroscianti.
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