BELLINZONA – Scontro frontale, appassionato, inevitabile. La caccia torna a infiammare l'aula del Gran Consiglio. E dopo una decina di anni si riapre una discussione che aveva segnato parecchio il dibattito politico di allora. Il Parlamento ha infatti deciso di accogliere la proposta del Consiglio di Stato di riaprire la caccia al cervo sul Monte San Giorgio. Una caccia che era chiusa grazie a un'iniziativa popolare, che aveva raccolto 15'000 firme, e che aveva portato a un compromesso tra iniziativisti, Governo e Gran Consiglio per un divieto in cambio del voto popolare.Ma i tempi sono cambiati, sostiene la maggioranza (PLR, PPD, Lega e La Destra). Troppi cervi e troppi danni agli agricoltori, viticoltori in particolare. E quindi quel divieto va abrogato. In disaccordo socialisti e Verdi, seppur con sfumature diverse, convinti che non sia la caccia lo strumento per affrontare il problema dei danni provocati dall'esplosione della popolazione dei cervi nella zona. E, non da ultimo, per la minoranza risulta inaccettabile il "tradimento" del patto siglato a suo tempo.Dopo un dibattito condito dal classico scambio stilettate tra quelli che "va bene pensare agli animali ma ci sono anche gli agricoltori e l'indotto economico" e quelli che "volete dare vita a una mattanza"; il Gran Consiglio approva. Ma la sensazione è che non sia finita qui. Lo spettro del referendum è aleggiato pesantemente in aula. "Pensiamo al lancio di una iniziativa o al referendum", ha scritto il coordinatore dei Verdi Sergio Savoia.