POLITICA E POTERE
Polizia unica? Mah, sì, però, forse, vediamo, chissà, cioè... Dopo tre ore di dibattito il colpo di scena: Gobbi ritira il messaggio. Show Ghisletta-Ducry
Estenuante fiume di parole oggi in Gran Consiglio. A fianco del ministro leghista si schierano i due socialisti: "La verità è che non si vogliono urtare le piccole sensibilità di potere locale"

BELLINZONA – Polizia unica? Mah, sì, forse, però, vediamo, chissà, boh, magari, nel senso, cioè…
Il tema del contendere parlamentare era il messaggio varato dal Dipartimento istituzioni sulla base della mozione presentata dal deputato Giorgio Galusero (PLR) nel settembre del 2013 e firmata (allora) da tutti i capigruppo di allora, tranne Attilio Bignasca.
Ora, come ha sottolineato nel suo intervento favorevole al messaggio Jacques Ducry (PS) la Lega è in prima fila a sostenere le polizia unica. Ma si sa che tempi e idee cambiano repentinamente.
Però, alla fine del consueto impetuoso e spumeggiante - ma anche profondamente noisoso e ripetitivo - fiume di parole, dopo tre ore di dibattito, c’è stato il colpo di scena. E che colpo! Il ministro Norman Gobbi ha ritirato il messaggio.
Ma mica è finita lì. Bello sarebbe stato. Invece c’è stata una coda di dibattito sulla decisione di ritiro, che ha spiazzato tutti: e adesso che facciamo?
Da parte sua, Gobbi ha preso atto di critiche e perplessità e ha fatto sapere che ripresenterà un messaggio più dettagliato e convincente. Mossa tattica, probabilmente: non aveva voglia di andare alla conta in un Parlamento stracciato, più che diviso, alla faccia dei proclami pre-elettorali tipo “nei prossimi quattro anni dobbiamo cercare consensi e tirarci insieme. Dobbiamo decidere”. Parole…

Ma andiamo con ordine. Per primo è intervenuto il relatore del rapporto di maggioranza, Angelo Paparelli (Lega). Ha indicato i vantaggi della polizia unica: migliore e più coerente formazione degli agenti, notevoli risparmi di risorse umane e finanziarie, maggiore sicurezza e presenza sul territorio.

“La prossimità – ha detto - è vicinanza e presenza sul territorio, ma non può essere garantita dalle piccole polizie comunali che staccano alle 17 e lasciano poi il compito di garantire la sicurezza alla Cantonale”. Paparelli ha aggiunto che chi si oppone alla polizia unica è condizionato dalle preoccupazioni per il potere dei troppi comandanti delle polizie minori.

Claudio Franscella (PPD) era relatore del rapporto di minoranza. “Le comunali garantiscono il presidio del territorio – ha detto -, i loro agenti conoscono realtà comunali e abitanti. In ogni caso le sinergie sempre più strette tra le polizie sta portando a una migliore collaborazione e a una maggiore prossimità, al servizio della sicurezza. Di principio non siamo contrari al progetto di polizia unica, ma non riteniamo che sia il momento opportuno per avviarlo, visto che i vari corpi locali si stanno organizzando per dare vita alle polizie regionali. Prima verifichiamo il funzionamento e l’efficacia di questa riforma. Poi vediamo”.

Franscella ha precisato che nei cantoni dove è stata introdotta la polizia unica sono aumentati i quadri intermedi a scapito della presenza di agenti sul territorio, sono cresciuti i costi e il servizio è peggiorato. “Prima – ha concluso - il Governo porti a termine la riforma in atto. Oggi abbiamo sul tavolo solo un’idea e non un progetto, e su un’idea non vogliamo ipotecare il futuro della nostra polizia”.

Sulla stessa linea Natalia Ferrara Micocci (PLR): “Potremo tornare a parlarne quando ci sarà un progetto chiaro e concreto e si saprà quanto la polizia unica costerà ai comuni”.
“Al cittadino interessa l’efficacia della polizia, non le distinzioni e gli aspetti burocratici – ha replicato Gian Maria Frapolli (Lega) -. È arrivato il momento di andare verso un corpo unico che inglobi ciò che di positivo c’è già nelle polizie comunali. Dobbiamo essere lungimiranti”.

Paolo Sanvido (Lega) ha spiegato che “la riforma non verrà calata dall’alto. Si tratta di costruire tutti insieme un progetto per il Ticino del futuro. Perché dunque avere paura?”.

Contraria Sabrina Gendotti (PPD): “Solo le comunali possono garantire una presenza capillare sul territorio – ha detto -. Il Governo deve evitare di calare progetti dall’alto. Valutiamo i risultati della riforma in atto e solo se saranno insoddisfacenti potremo tornare a parlare di polizia unica”.

Più sfumata la posizione del suo collega di partito Lorenzo Jelmini: “La riforma attualmente in atto a livello regionale deve essere un primo passo verso la polizia unica e non un possibile passo in quella direzione. Iniziamo però ad attuare questa prima fase, verifichiamone l’efficacia, poi il Governo presenti un progetto realmente condiviso da tutte le parti in causa”.

Scettico, sempre nel PPD, Fabio Bacchetta Cattori: “Con le mozioni si possono approvare dei principi ma non fare delle riforme. Chiedere che venga presentato un progetto concreto non significa essere contrari alla polizia unica. Prima di dire ‘sì’ chiediamo una progetto completo dalla A alla Z. Non possiamo improvvisare”.

Raoul Ghisletta (PS) ha fatto un intervento da “pasionario”: “Galusero e i capigruppo hanno firmato la mozione per la polizia unica e sapevano benissimo che c’era già in atto la riforma per le polizie regionali, che noi avevamo già definito legge insufficiente a risolvere i problemi di sicurezza del nostro cantone”.

Come dire: Galusero e i capigruppo non potevano essere tutti ubriachi  nel settembre di due anni fa! Poi Ghisletta ha tirato fuori l’artiglieria: “Non è perché le cose funzionano bene che siamo qui oggi a discutere, ma perché funzionano malissimo. Le cose non vanno assolutamente bene sul fronte della sicurezza. Non stiamo qui a scherzare e cincischiare. Siamo qui oggi a decidere di sviluppare un concetto che andava sviluppato anni fa. Abbiamo 8 regioni e 33 polizie che sono ancora da coordinare”.

Gli ha fatto eco Jacques Ducry con un altro show: “Vogliamo decidere di dare una linea o dobbiamo chiedere sempre a qualcun altro se è giusto o sbagliato? Abbiamo, come deputati, la capacità di intendere e di decidere, chi più chi meno in mondo indipendente? Stiamo votando una mozione. Voi del PL (leggi Partito Liberale senza R, ndr) che volete la banda larga nelle valli non volete la polizia unica? Nessuno vuole eliminare le polizie comunali, ma gli uomini e le donne che lavorano lì verranno integrate nella polizia del futuro. La verità è che non si vogliono urtare le piccole sensibilità di potere locale (e questa è una delle poche verità pronunciate oggi in aula, ndr). Ma noi non dobbiamo difendere facendoci condizionare da chi non vuole lasciare il proprio scranno. Questo Cantone butta via risorse umane e finanziarie non nell’interesse dei cittadini, ma di piccoli poteri locali. Il Governo non ha bisogno della nostra approvazione per progettare la polizia unica ma il nostro sì sarebbe un bel segnale. Gli altri galoppano e noi andiamo in diligenza”.

Sulla stessa linea Michela Delcò Petralli (Verdi): “Votiamo un principio e iniziamo un progetto. I problemi denunciati 15 anni fa dalla polizia cantonale non sono ancora risolti. Abbiamo privilegiato le politiche del frazionamento e degli orticelli comunali invece che la sicurezza dei cittadini”.

Poi, tra gli altri, è intervenuto Bixio Caprara (PLR): “Chi oggi difende questa proposta vende fumo”. E ha aggiunto che i comuni in Ticino contano sempre di meno.

Ecco. Alla fine il messaggio torna a Palazzo. Gobbi se l’è riportato via sotto braccio. Se ne riparlerà. Quando non si sa bene. Boh, vedremo, forse, chissà… Non è un bel viatico per un Parlamento e per partiti che promettevano ben altro (decisioni, concretezza, eccetera) in campagna elettorale. L’ora delle scelte sull’orologio della politica ticinese è ancora su un altro fuso orario. E la sveglia non l’ha ancora caricata nessuno. La criminalità ringrazia.

emmebi

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