Intanto la pressione si fa sentire sul Paese con bancomat presi d’assalto e 700milioni ritirati nella sola giornata di sabato. Papandreu: “Sposta sul popolo il suo fallimento”. Saramas: “Uomo debole e irresponsabile: ha portato la Grecia all’impasse"

ATENE – Ore di tensione quelle che si stanno vivendo tra Atene e Bruxelles. Saltato il tavolo delle trattative sul piano proposto dall’Eurogruppo e dal Consiglio europeo per conto dei creditori della Grecia (Ue, Bce e Fmi) a causa della richiesta, negata, di ottenere una proroga degli aiuti fino al 5 luglio, il premier Alexis Tsipras ha ottenuto l’avallo del Parlamento per sottoporre la decisione al popolo ellenico.
Accorato il discorso che ha dato il via alla consultazione, approvata poi con 179 sì e 120 no: ricordando il “grande no” pronunciato a Benito Mussolini, Tsipras ha esordito con verve battagliera chiarendo che “non chiederemo il permesso a Wolfgang Schaeuble o a Jeroen Dijsselbloem per fare il referendum. Ci accusano di avere fatto un colpo di stato. Invece questa si chiama democrazia”. Parole che si erano ritrovate anche in un tweet di uno degli altri grandi protagonisti di questi mesi di serrata trattativa, il ministro dell'Economia Yanis Varoufakis che con tono ironico commentava: “Buffo quanto suoni radicale il concetto che sia il popolo a decidere”.
Alla fine, con i sì di Syriza, la destra nazionalista di Anel e Alba Dorata, in Parlamento, come detto, ad avere la meglio è stata la proposta di Tsipras di affidare al popolo la scelta. “Dobbiamo garantire il referendum alla nostra gente per consentirle di vivere con speranza e di non fare della Grecia un paese schiavo del debito per i prossimi venti anni”, ha commentato il premier impegnandosi a rispettare l’esito delle urne qualunque sia il verdetto che ne scaturirà, nonostante l’invito a votare no. Un verdetto che, secondo un primo sondaggio Kappa Research, dà i sì in vantaggio al 47.2% contro il 33% di no e il 18.4% di indecisi. Proprio questo orientamento al sì dell’opinione pubblica aveva fatto tuonare Tsipras di fronte alla richiesta negata di posticipare al 5 luglio la fine degli aiuti dichiarando assurda una simile posizione dell’Eurogruppo.
A consultazione avvenuta Tsipras ha poi difeso la decisione di rompere con i creditori: “Sostenevano che alzare le tasse era una misura recessiva, poi ci chiedevano di tagliare pensioni e stipendi - ha spiegato - Pretendevano che aumentassimo del 13,5% l'Iva sugli hotel, tanto valeva dire direttamente che è vietato fare turismo qui da noi”. Il discorso è passato poi sulla “ferita che rimarrà aperta nella storia dell’Ue”: l’esclusione di Varoufakis, sabato, dall'Eurogruppo. “Nessuno ci può buttare fuori dall'Europa - ha sostenuto -. Noi non combattiamo contro il Vecchio continente ma contro pratiche di cui l'Europa dovrebbe vergognarsi. E stiamo facendo quello che Pasok e Nea Demokratia non hanno fatto: resistere”.
“Dobbiamo dire no ai tecnocrati e sì alla sovranità nazionale” ha concluso sottolineando che il “grande no” “aumenterà il nostro peso negoziale con i creditori”.
Ma oltre alle dure dichiarazioni da parte dell’Eurogruppo e alle reazioni da parte della Bce, che dovrebbe valutare oggi il da farsi in video conferenza prima dell’apertura dei mercati di lunedì, la mossa di Tsipras ha sollevato non poche polemiche sul fronte interno. Il referendum, ha spiegato Varoufakis, è dettato da quel 36% di voti ottenuti da Syriza nell’ottenere il mandato elettorale: non sufficiente per prendere una decisione così importante per la Grecia e il suo popolo. Ma per altri dietro vi sarebbe solo una mossa politica, destinata, da un lato, a far pressione sull’Ue affinché riduca le sue pretese, e, dall’altro, per liberarsi da una decisione che varrebbe come una resa (accettando l’accordo) o un salto nel vuoto (rifiutandolo e portando il Paese verso il default e la possibile uscita dall’euro).
Così anche l’ex premier socialista George Papandreou per cui Tsipras non starebbe facendo altro che tentare di “spostare sul popolo il fallimento dei suoi negoziati”, facendo scudo con i greci delle sue responsabilità. “E nel migliore dei casi questa non è solo una fuga, ma anche codardia”. Non da meno le parole riservate a Tsipras dal suo predecessore, Antonis Saramas: un uomo “debole e irresponsabile” che con la sua decisione di affidare al referendum la decisione sull’ultima proposta dei creditori ha portato il Paese “all’impasse totale”. Tsipras, chiude perentorio Saramas, ha messo il Paese con le spalle al muro costringendolo a decidere “tra un accordo inaccettabile e l'uscita dall'Europa”.
Intanto la pressione si fa sentire anche nel Paese dove i bancomat sono stati presi d’assalto subito dopo all’annuncio referendario di Tsipras. Nella sola giornata di sabato sono stati prelevati 700milioni di euro (contro i 30 normalmente ritirati in un normale fine settimana) secondo Bruxelles. Gli istituti ellenici continuano infatti ad avere accesso a Ela, un meccanismo di liquidità di emergenza della Bce gestito dalla banca centrale nazionale. Rubinetti, questo il timore, che verranno chiusi se martedì, come ormai probabile, Atene non risarcirà la maxi rata da 1,6 miliardi di euro al Fondo monetario internazionale. Timore scongiurato poi nel pomeriggio di domenica dalla stessa Banca centrale europea che ha annunciato l'intenzione di mantenere al livello attuale, 89 miliardi di euro, il limite di liquidità d’emergenza per la Grecia. Sta inoltre collaborando con la Banca di Grecia perché possa essere assicurata la stabilità economica.
In realtà, il 30 giugno non segnerà l’immediato default della Grecia. Martedì infatti l’Fmi dovrebbe limitarsi a dichiarare che “Atene è in arretrato sui pagamenti”. La “zona grigia” grigia in cui entrerà il Paese potrebbe quindi protrarsi per alcune settimane, forse fino al 20 luglio, data in cui scadranno anche le rate della Bce. Tempi che lascerebbero spazio a un ulteriore margine di manovra per consentire ai leader dell’Ue di trovare un accordo; questa, almeno, la speranza che emerge da parte di diversi governi e istituzioni europee.