POLITICA E POTERE
OXI o NAI? Testa a testa anche in Ticino. Dadò, Cattaneo e Rusconi: “Sì, non ci sono altre vie d’uscita”. Ghisletta, Denti e Caverzasio: “No a questa Europa dell’economia”
“Se fosse greco e oggi fosse chiamato alle urne, cosa voterebbe?” Questa la domanda che abbiamo girato ai politici ticinesi in un mini viaggio da sinistra a destra

LUGANO – “Se fosse greco e oggi fosse chiamato alle urne, cosa voterebbe?” Questa la domanda che abbiamo girato ad alcuni politici ticinesi. A rispondere, in un “tweet”, sono: Raoul Ghisletta, Fiorenzo Dadò, Daniele Caverzasio, Rocco Cattaneo e Franco Denti.

Un mini viaggio, da sinistra a destra, dal PS alla Lega, passando per PLR, PPD, UDC e Verdi che si conclude con un pareggio tra OXI e NAI. Un testa a testa, come sta avvenendo in chi osserva dal resto del continente e nella stessa Grecia, tra chi afferma il proprio no a un’Europa dell’economia a scapito delle persone e chi invita il popolo ellenico a tenere duro, perché usciti dalla Comunità la situazione diventerebbe ben peggiore. Ecco le loro risposte, a cui si aggiunge quel NAI espresso a sorpresa negli scorsi giorni da Pierre Rusconi direttamente da Rodi.

Pur notoriamente euroscettico, Rusconi si dichiarava in questo caso dalla parte dell'Unione Europea e della Merkel, sostenendo quindi il sì. "I greci sono gli unici in Europa che non hanno capito che la festa è finita e che bisogna adeguarsi. Lo hanno capito gli spagnoli, i portoghesi e perfino gli italiani. Non si può lavorare sei mesi all'anno, farsi pagare solo in nero, non pagare le tasse e andare in pensione dopo 25 anni lavoro. Non sta in piedi. Non si può vivere sui debiti e non si può vivere a credito. Ora con questo referendum i greci dovranno finalmente scegliere. Se vogliono rimanere in gioco devono accettare il piano che il loro Governo vuole respingere. Altrimenti diventeranno presto una nazione del terzo mondo".

Raoul Ghisletta (PS)
“Voterei quattro volte per il no. Questa votazione serve evidentemente a rimetter in discussione una politica, neoliberista, basata sul dogma in base a cui bisogna rimborsare i debiti prima di rilanciare un’economia sostenibile. Una impostazione totalmente squilibrata sull’aspetto finanziario che dimentica i problemi dell’economia reale, la necessità del suo rilancio e, di conseguenza, la situazione concreta di chi vive e lavora. L’Europa è totalmente sbilanciata sul fronte del risanamento dei bilanci e dimentica la realtà concreta dell’economia, non facendo altro che peggiorare le cose. Perciò il no può essere un segnale importante: per la posizione greca, rafforzata dalla popolazione, per le altre realtà europee ora in difficoltà e, non da ultimo, per il mutamento di questa scellerata politica europea. Chiaro, non sarà facile per chi vive in Grecia, ma mi sembra che la strategia del governo greco sia buona: chiede di avere il sostegno del popolo per andare poi a Bruxelles a discutere condizioni meno draconiane e questo è utile anche per gli spagnoli, gli italiani e forse anche i francesi, che si trovano in situazioni non facili”.

Fiorenzo Dadò (PPD)
“Voterei sì, perché la Grecia non ha grandi vie d’uscita al momento attuale: è presa nella morsa europea che non riesce a onorare. Tuttavia, non illudiamoci: questo non credo risolverà i suoi problemi sul lungo termine, ma sul corto probabilmente sì”.

Daniele Caverzasio (Lega)
“Voterei no. Fondamentalmente, e molto semplicemente, perché non credo in questa Europa, soprattutto per come è stata impostata. Se guardiamo allo stesso euro poi, la moneta unica ha messo spesso in crisi diversi Paesi”.

Rocco Cattaneo (PLR)  
“Si vota, in realtà, pro o contro l’Europa e penso che la Grecia debba stringere i denti e rimanere nella Comunità.  Il primo ministro e quello delle finanze hanno perso di credibilità. E quello di oggi è un voto anche in questo senso, perciò se fossi greco non darei più la mia fiducia a Tsipras e Varoufakis. E se il popolo voterà sì come mi auguro, i due dovrebbero dare subito le proprie dimissioni”.

Franco Denti (Verdi)
“Voterei sicuramente no, su questo non ci piove. Perché? L’economia greca è stata tra quelle più colpite dalla crisi finanziaria del 2007, fino a quella data Atene cresceva e aveva trovato molti investitori internazionali. Ma da allora al 2012 il debito pubblico è raddoppiato, con un rapporto tra questo e il pil cresciuto soprattutto dal 2010 (quando è diventato del 130%). Il debito di Atene verso l’Europa e il Fondo internazionale si è creato quindi tra il 2010 e il 2012, per cui la colpa non è solamente dei greci, ma anche di chi li ha portati a questo punto: ossia la politica finanziaria della comunità europea e del Fondo monetario internazionale. Senza la crisi del 2007 la Grecia, l’Europa e tutti noi vivremmo uno scenario diverso. Perciò per me è urgente che Fmi e UE, e anche lo stesso governo greco, la smettano di colpevolizzarsi a vicenda e si diano invece da fare: non si può mettere alla fame un popolo per dei debiti che sono stati stimolati a fare. Ci deve essere una certa moralità e giustizia che invece si è persa a favore di un ragionamento puramente finanziario ed economicistico. …se magari qualche economista e tutti noi leggessimo un piccolo libricino, il “Laudato sì”, l’ultima enciclica di Papa Francesco, capiremmo come gestire questo tipo di conflitti e cambiare il sistema”.

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