LUGANO – “La guerra ai mozziconi non la si fa facendosi sponsorizzare dalla British American Tobacco!” È un Tiziano Galeazzi decisamente sbigottito quello che troviamo all’altro capo del telefono. La causa? La recente campagna di sensibilizzazione contro l’abbondono delle ‘cicche’ di sigaretta per strada e nell’ambiente lanciata dalla Città di Lugano con l’Azienda Cantonale dei Rifiuti e la British American Tobacco Switzerland che prevede, oltre all’affissione di manifesti per la Città, anche la distribuzione di 16mila pocketbox.Il tema è infatti caro al consigliere comunale UDC che, insieme alla collega Raide Bassi, aveva presentato due interrogazioni al Municipio (vedi suggeriti) invitandolo a valutare l’aggiunta di posaceneri ai molti cestini che si trovano per la città. Potrebbe sembrare una problematica di poco conto, ma oltre al rispetto per l’ambiente e gli spazi pubblici, in ballo ci sono anche diversi quattrini, come ricorda lo stesso Galeazzi. “In Svizzera si spendono 192 milioni di franchi all’anno per ripulire le strade da cicche e mozziconi e anche a Lugano le cifre in ballo sono alte”.La criticità di Galeazzi non è contro l’iniziativa in sé e per sé, ma contro la sua mancanza di lungimiranza. “Non è che dia fastidio, ma è solo un palliativo. Una cazzata pubblicitaria buona per le prime 48 ore, ma poi? Il problema va risolto alla fonte”. E la ‘fonte’ è il contenitore: il posacenere.“È vero, c’è un aspetto di principio che è l’educazione personale. L’educare, appunto, ognuno a rispettare il suolo pubblico e l’ambiente, senso verso cui va questa iniziativa. Ma se una volta instillato il rispetto non si dà alle persone i mezzi necessari, queste continueranno a buttare i mozziconi per terra, nei tombini, nelle aiuole o a spegnerle sopra ai cestini, lasciando i mozziconi sui bordi o gettandoli all’interno con il rischio di incendi”.Eppure, la soluzione sarebbe semplice: “Basta attaccare un posacenere ai cestini che già ci sono. È una questione di logica. Non c’è città in Svizzera che non li abbia, perché a Lugano questo è impossibile?” Galeazzi ripercorre quindi la risposta ottenuta alla prima interrogazione presentata, un “mena via”, sottolinea. “Si faceva presente che in via Nassa ci sono (come se Lugano fosse tutta lì!) e che, per paradosso, costa meno far pulire le strade più volte al giorno che svuotare i posaceneri”. Inoltre, la situazione finanziaria è ben nota e l’investimento per l’acquisto dei nuovi posaceneri sarebbe troppo oneroso.“Ma non ci hanno pensato quando li hanno comprati? Spendono soldi per le cavolate e per le cose utili invece?”, tuona ancora il consigliere comunale. E forse a ragione: si sussurra infatti che per dotarsi di quei peculiari cestini in acciaio inox dal design sobrio ed elegante la spesa si avvicini al migliaio di franchi per unità. “Con la seconda interrogazione, ho proprio voluto sapere, tra le altre cose, quanto siano costati precisamente quei cestini, ma siamo ormai quasi fuori termine e non ho ancora ottenuto risposta”.Lo stesso Galeazzi riconosce che le finanze cittadine non consentono di rivoluzionare la situazione e per questo si dice stupito che il Municipio non abbia preso in considerazione la soluzione a costo (quasi) ‘zero’ che gli era stata presentata. L’Associazione svizzera non fumatori lo scorso dicembre aveva infatti presentato all’Esecutivo l’offerta di alcuni posaceneri che, per come sono fatti, consentono delle piccole affissioni pubblicitarie ai lati. “La Città avrebbe quindi potuto ammortizzare i costi grazie agli sponsor privati. Non gli hanno nemmeno risposto. È assurdo”.Polli: “Segnale importanteTirato in ballo, sentiamo Alberto Polli, presidente dell’Associazione svizzera non fumatori, che non si dice però così critico nei confronti del progetto, tanto che l’associazione vi ha aderito riconoscendone la valenza educativa e di promozione del rispetto della natura e dell’ambiente. “Capisco, e condivido in parte le ragioni di Galeazzi, ma si tratta qui di due problemi diversi. Con questa campagna vogliamo educare il fumatore a non gettare i propri rifiuti per terra distribuendo dei porta mozziconi tascabili, i pocketbox”.Per Polli il progetto è dunque un primo passo importante verso questa sensibilizzazione e dimostra anche la maggiore attenzione da parte della stessa Città a questa problematica. “Segna la volontà di fare qualcosa in questo senso e io credo che siamo sulla buona strada per veder nascere altre iniziative”. Prima però bisognerà attendere la conclusione della campagna e raccoglierne i risultati per vederne la reale efficacia. “Sicuramente non è abbastanza – commenta Polli –, l’ipotesi di equipaggiare i cestini esistenti o di installare dei nuovi posaceneri, come avevamo proposto, è da valutare. Ma bisogna puntare prima di tutto sull’educazione. È importante educare il fumatore a non buttare per terra il mozzicone e ad andare a cercare il posacenere, perché a volte è pigro e piuttosto che fare qualche metro in più, semplicemente getta la cicca per strada. Secondo me diventa allora più efficace cominciare a dare qualche multa, perché è toccando il fumatore sul portamonete che lo si educa, come per l’automobilista. Pensiamo a quanto successo con i posteggi riservati a chi ha handicap: prima li utilizzavano tutti, poi si è cominciato a sanzionare, la voce è girata, e adesso più nessuno ne abusa”.Ma, facciamo notare, se il fumatore educato al rispetto del suolo pubblico si trova poi confrontato con una penuria di posaceneri, non si è forse punto e a capo? “Ma no, ce ne sono! – risponde Polli – E non bisogna neanche invadere la città di posaceneri. Inoltre il fumatore crea queste spese ma poi non è disposto a pagare qualcosa, quando invece dovrebbe essere lui. È un servizio rivolto a lui soltanto, perché dovrebbero pagare tutti?”