POLITICA E POTERE
Atene e Bruxelles ai ferri corti: accordo entro domenica o sarà default. Merkel: “Prima di parlare di ristrutturazione, vediamo quello che la Grecia può fare”
A poco è valso il cambio alle Finanze, la fiducia in Tsipras è persa e dai leader europei giunge l’ultimatum e un’agenda dettata giorno per giorno: entro domani la Grecia deve presentare una lista dettagliata delle riforme

BRUXELLES – O si arriva a un accordo o sarà default; cinque giorni e l’aut aut scadrà aprendo la strada alla Grexit. L’Eurosummit convocato dopo il ‘no’ del 5 luglio ha respinto le richieste di Atene – di un finanziamento ponte e di un alleggerimento del debito – e le detta la linea ponendo come ultimo limite la data del 12 luglio, quella di domenica prossima, quando, in assenza di un’intesa raggiunta tra le parti, una nuova riunione, questa volta a 28, siglerà il fallimento della Grecia.

Per ora è la Bce a tenere in piedi le banche del Paese e la Grecia stessa, ma solo fino a domenica. Dopodiché, solo l’intesa con l’Unione e il varo di un nuovo piano di aiuti potrà salvarla. E con la Grecia giunta ormai al capolinea, i 28 dovranno valutarne le conseguenze per l’intera Europa e, sempre senza un accordo, pensare a un piano di aiuti umanitari per sostenere la popolazione ellenica, che si troverà confrontata con il collasso delle banche.

A poco è valso il cambio alle Finanze, la fiducia in Tsipras è persa e dai leader europei giunge l’ultimatum e un’agenda dettata giorno per giorno. La proposta greca dovrà giungere infatti entro domani, giovedì: dovrà contenere nuove proposte di riforma, dettagliate e attuabili subito. Queste passeranno al vaglio dell’ex Troika e, domenica appunto, a quello di un nuovo Eurosummit.

L’atteggiamento dei partner europei emerge chiaramente nelle parole di alcuni suoi esponenti. Come in quelle del presidente del Consiglio europeo Donald Tusk: “Non ho mai parlato di scadenze ma oggi dico che abbiamo solo cinque giorni per trovare l'accordo finale, tutti hanno la responsabilità di trovare una soluzione. Altrimenti le conseguenze comprendono il fallimento della Grecia e delle sue banche”.

Del clima teso che si è venuto a creare dopo il referendum ha parlato anche il premier italiano Matteo Renzi che ha parlato di un irrigidimento rispetto alla volta scorsa da parte dei vertici europei.

Se infatti il referendum convocato ‘a sorpresa’ ha rafforzato la posizione di Tsipras, ha ridotto la libertà di manovra degli altri 18 Stati membri che non accettano più di dare credito e tempo al premier ‘traditore’. Questo, in sostanza, quanto commentato dalla cancelliera tedesca Angela Merkel.

Prima di una soluzione “tampone”, “serve una prospettiva a lungo termine, e quando questa sarà definita allora potremo parlare del breve periodo”, ha detto ancora Merkel.

L’agenda prevede quindi, per oggi, la presentazione, da parte dei greci, di una lettera ufficiale in cui si chiede assistenza finanziaria all'Esm e che sarà valutata da un Eurogruppo telefonico. Mentre per domani sul piatto deve giungere la lista dettagliata delle riforme, “che deve contenere qualcosa in più rispetto all’ultima proposta”, ha sottolineato Merkel. In sostanza, come atto riconciliatore, la Grecia dovrebbe dimostrare la sua buona volontà adottando già nei prossimi giorni le prime misure.

E mentre in gioco entra anche il presidente USA Barack Obama, che ha chiamato Tsipras e Merkel, sottolineando che la Grecia deve rimanere nell’Eeurozona, la situazione resta abbastanza grave e incerta, come ha sintetizzato la cancelliera tedesca. La sfida, ha spiegato, è infatti quella di vedere “se ci sono le condizioni per aprire i negoziati”.

Altrettanto chiara è stata sulla questione del debito: “Prima di parlare di una ristrutturazione, vediamo quello che la Grecia può fare”. Ristrutturazione che, hanno sottolineato molti leader, non potrà avere luogo perché vietata nell’eurozona.

Si attendono quindi i prossimi passi di Atene e la risposta di Bruxelles fino all’appuntamento di domenica, per cui non si può escludere al momento nessuno ipotesi, come ha commentato il presidente della Commissione Jean Claude Juncker. Commissione che, ha spiegato, ha già preparato i tre scenari possibili: la Grexit, il varo di un piano di aiuti umanitari e il raggiungimento di un accordo.

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