Cibo avariato allo Stampino, Boneff: "Un verme non fa primavera...controlli costanti: è stata una casualità"
Intervista all'ex deputato e membro della Commissione di sorveglianza delle carceri del Gran Consiglio: "Sulla qualità e la conservazione del cibo non è mai stato riscontrato alcun problema in 12 anni di controlli...."
Cibo avariato allo Stampino, Boneff: "Un verme non fa primavera...controlli costanti: è stata una casualità"
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Cibo avariato allo Stampino, Boneff: "Un verme non fa primavera...controlli costanti: è stata una casualità"
Intervista all'ex deputato e membro della Commissione di sorveglianza delle carceri del Gran Consiglio: "Sulla qualità e la conservazione del cibo non è mai stato riscontrato alcun problema in 12 anni di controlli...."
BELLINZONA - "Un verme non fa primavera…". Armando Boneff sceglie la parafrasi del celebre detto per commentare la notizia pubblicata stamane dalla Regione che tanto sta facendo discutere. In buona sostanza: un ampio numero di detenuti dello Stampino ha inviato una lettera al quotidiano bellinzonese, corredata da fotografie, in cui vengono denunciati i pasti distribuiti dentro il carcere di fine pensa. Vermi nelle patate, insalata avariata e formiche nel piatto (leggi articolo correlato).Boneff, quando sedeva in Gran Consiglio, è stato membro per 12 anni della Commissione di sorveglianza delle carceri. Commissione che ha presieduto due volte. Conosce insomma molto bene la materia e sulla vicenda emersa sulla stampa ha da dire alcune cose che vale la pena di ascoltare. La prima, quella riassunta nell'incipit: calma, un verme non fa primavera. "Il cibo servito ai carcerati – ci spiega Boneff al telefono - è sempre stato controllato ripetutamente anche dalla Commissione. Lo abbiamo assaggiato in diverse occasioni, anche in blitz organizzati a random senza che nessuno sapesse del nostro arrivo. Anche noi avevamo riscontrato un piccolo problema nella distribuzione: nel senso che l'ultimo che riceveva la cena, effettivamente, poteva trovarsi nel piatto del cibo scotto. Ma questo, a mio avviso, rientra un po' nella logica che il carcere non è un albergo. E anche se uno va in una pensioncina di periferia può capitare che gli venga servita la pasta scotta…"."Invece – aggiunge l'ex deputato - per quanto riguarda le proprietà nutritive, la qualità e la conservazione del cibo non è mai stato riscontrato alcun problema. Lo stesso dicasi per la varietà dei pasti. E affermo ciò dopo un'esperienza e dei controlli fatti nel corsi di 12 anni".Controlli, spiega Boneff, che per un motivo o per l'altro sono regolari, a scadenza mensile se non inferiore. "Non lasciamoci abbagliare da questo genere di notizie, sparando giudizi affrettati. Certo, quello che è accaduto non è bello e non deve accadere. Così come non deve succedere nella mensa di una scuola o in un ristorante. Però, purtroppo, di tanto in tanto accade…Ma io sono sicuro che si sia trattato di una casualità. Non è indice di trascuratezza. Anche perché, ripeto, non sono mai giunti altri segnali". Boneff, infine, tiene a sottolineare il valore della cucina all'interno del carcere: "È un laboratorio prezioso dove alcuni detenuti possono fare l'apprendistato e alla fine ricevono un attestato come tutti gli altri cuochi del Cantone. Credo che il valore di questa struttura, tra "virgolette", possa sopportare un verme nell'insalata piuttosto che correre il rischio che la cucina venga data in outsourcing e che vengano distribuiti pranzi confezionati altrove".
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