Oltre ai due deputati PPD interviene su Facebook anche l'ex Armando Boneff, che ipotizza un referendum sui contributi al Pardo. E Morisoli...

LOCARNO – L’esclusione del Giornale del Popolo dalla conferenza stampa con l’attore Andy Garcia (nella foto in una scena de Il Padrino III) sta diventando un caso politico. C’era da aspettarselo dopo l’editoriale al vetriolo pubblicato questa mattina dal direttore Claudio Mesoniat. Da parte dei vertici del Festival del film, per ora, nessuna reazione ufficiale. Ma la versione fornita al Giornale del Popolo è che l’entourage di Garcia ha posto delle limitazioni sul numero di giornalisti da ammettere alla conferenza stampa. In particolare, per la stampa ticinese – oltre ovviamente alla RSI – sarebbero stati autorizzati solo due ingressi e la scelta è caduta sul Corriere del Ticino e sulla Regione.
Mesoniat non sembra credere a questa giustificazione e ritiene (leggi qui) che l’esclusione del giornalista del GdP sia piuttosto legata alla volontà di evitare polemiche sul caso del film “Noun” (quello sulle persecuzioni dei cristiani in Iraq, rifiutato dal Festival), sul quale settimana scorsa ha scritto un altro duro editoriale. Il legame tra “Noun” e Garcia è la sensibilità dell’attore per la libertà religiosa.
Sia come sia, in un momento così delicato, non è stata una scelta azzeccata escludere una delle tre testate quotidiane ticinesi da uno dei momenti giornalistica più attesi del Festival (la conferenza stampa di Garcia, appunto).
Veniamo ora alle reazioni politiche, per ora targate PPD. Il deputato Lorenzo Jelmini è andato giù pesante e sul suo profilo Facebook ha scritto: “Ma tu guarda quanto è bella la libertà, la loro però! Certo, perché sin dalle battute iniziali i vertici del Festival non hanno perso occasione per rivendicare la LIBERTÀ, quella artistica, quella gestionale e strategica, e su questa bella parola si sono costruiti un fortino inespugnabile, difeso ad oltranza da certi ben pensanti del nostro "Bel Ticino", unici evidentemente a potersi esprimere sul Festival! Gli altri devono stare zitti e se parlano sono degli integralisti, e che cacchio!”.
Poi, rincara Jelmini, “scopri che boicottano un film perché parla di come vengono trucidati i cristiani (non si fa politica, dicono, già perché i genocidi sono politici...) e vieni a sapere che, nel nome della libertà (in questo caso non artistica ma la libertà di fare quello che mi piace, perché sono IO che ho il potere!) vengono accettati alcuni giornalisti e altri, stranamente quelli critici, no!!! Ma non c'è da noi la libertà di mandare questi personaggi a svuotare, per esempio il mare con un cucchiaio? E allora Viva il Festival, Viva il Cinema e Viva pure il Re, che però è nudo, svegliamoci!!!”.
Gli fa eco, sempre su Facebook, il suo collega di Partito, Giorgio Fonio: “A tutto coloro che si sciacquano la bocca con parole come democrazia, libertà di stampa oppure ancora con indipendenza artistica, chiedo come valutano questa decisione? Ricordo che anche gli abbonati del GdP contribuiscono al funzionamento del Festival essendo cittadini contribuenti... e sappiamo tutti che il Cantone ha stanziato ben 14 milioni di franchi per questa bellissima manifestazione”.
L’ex deputato Armando Boneff, vignettista storico del Giornale del Popolo, va oltre e arriva a ipotizzare un referendum sui crediti al Festival. In un post intitolato “PARDO ARROGANTE” scrive che se l’esclusione del GdP “fosse avvenuta deliberatamente, non importa per quale ragione (rancore personale, misura di ritorsione o ideologica), sarebbe inammissibile. Si potrebbe dunque riesaminare la liceità del finanziamento pubblico di una rassegna i cui organizzatori dimostrano disprezzo per una parte dei ticinesi. Un referendum potrebbe decidere se bloccare i milioni che il Cantone regala al Pardo nonostante la crisi e che Solari pensa gli spettino di diritto qualsiasi cosa accada”.
Sul caso ha scritto su Facebook anche il deputato di Area Liberale Sergio Morisoli: “Festival. La censura continua. Leggo oggi che il Giornale del Popolo è stato escluso, nonostante avesse richiesto di partecipare, dalla conferenza incontro con Andy Garcia. Tutti gli altri media c'erano, era un conferenza ad invito... Garcia è stato osannato, se lo merita, ma hanno fatto di tutto per tacere il suo eccellente ruolo in un film già censurato dal festival: Cristiada, ovvero la persecuzione dei cattolici in Messico ad inizio '900. Forse non volevano che qualcuno ponesse domande imbarazzanti a Garcia. Non per lui ma per i lidermaximi del Festival. Oppure avevano paura delle risposte. Senza libertà, non lo sapremo mai. Mi sembra che siamo sempre più vicini al dammi i soldi e taci”.
emmebi