Il consigliere nazionale interroga Berna: "A noi 15 milioni e a loro 300? “Se queste sono le premesse, bisogna cambiare l’atteggiamento negoziale. Non possiamo andare avanti con la filosofia della fermezza nel cedimento"

BERNA – “Se queste sono le premesse, bisogna cambiare l’atteggiamento negoziale. Non possiamo andare avanti con la filosofia della fermezza nel cedimento. A questo punto mi chiedo se abbia ancora senso portare avanti la revisione dell’accordo con l’Italia su queste basi. Non dico che ci stiamo ‘vendendo’ per un piatto di lenticchie, ma oltre alle lenticchie vedo nel piatto soltanto una sottile fetta di cotechino”.
Il Consigliere nazionale pipidino Fabio Regazzi è determinato e ha posto oggi un paio di domande al Consiglio federale. Ha chiesto in particolare se Berna è al corrente che il nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri non solo frutterebbe al Ticino la pochezza di 15 milioni (da dividere anche con Comuni e Confederazione), ma ne porterebbe ben 300 nelle casse dell’erario italiano.
Anche Regazzi interviene insomma sul tema già sollevato nei giorni scorsi dal suo collega Giovanni Merlini e da Rocco Cattaneo (leggi qui), il cui intervento critico sulla deputazione ticinese ha innescato un battibecco tra il presidente del PLR e il consigliere nazionale democentrista Pierre Rusconi (leggi qui).
Tutto è partito dalle stime pubblicate sul Corriere del Ticino dall’esperto di diritto fiscale Marco Bernasconi, che per primo ha stimato in 300 milioni il gettito che il nuovo accordo porterebbe nelle casse italiane. E pare che la somma sarà in realtà anche più alta.
“Ha ragione Bernasconi – dichiara Regazzi a liberatv - quando dice che ci siamo occupati finora solo delle conseguenze che il nuovo accordo avrà per il Ticino. Oggi la politica ticinese ha due obiettivi. C’è chi, come me, privilegia la necessità di incassare più dei 15 milioni previsti, che sono oggettivamente pochi. E chi, come altri, punta anche a rendere meno attrattivo il Ticino per i frontalieri, soprattutto quelli a basso reddito… Adesso veniamo però a sapere che la trattativa si svolge su basi diverse da quelle da noi auspicate. Se restiamo al vil denaro, noi portiamo a casa 15 milioni, non tutti destinati al Cantone, e l’Italia 300 o forse più. Capirete che qualcosa non torna”.
A questo punto, se le premesse non cambiano radicalmente, aggiunge Regazzi, “dobbiamo chiederci tutti insieme, politici, partiti e associazioni economiche, se ha senso rivedere questo accordo. Secondo me bisogna trovare una soluzione più equa per noi e alzare la posta dai 15 attuali ad almeno 30 milioni”.
A Cattaneo replica anche Regazzi: “Non è che non ci occupiamo dei temi, come dimostra il mio intervento odierno a Berna, ma possiamo farlo solo quando ci sono le sessioni parlamentari, e quando abbiamo gli elementi. Respingo le critiche di Cattaneo, ma ne condivido le preoccupazioni. Fino a pochi giorni fa nessuno sapeva che il nuovo accordo frutterebbe oltre 300 milioni all’Italia. Nemmeno durante la sua recente visita in Ticino la ministra Widmer-Schlumpf ha fornito questi dettagli”.
Anche Regazzi ritiene che l’accordo debba essere applicato in modo temporalmente coordinato con l’Italia: “Se l’Italia non adottasse contemporaneamente alla Svizzera il nuovo regime fiscale i frontalieri beneficerebbero di un massiccio sgravio, e lavorare in Svizzera sarebbe per loro ancora più conveniente”.
In conclusione? “Ho l’impressione che siamo in un vicolo cieco. Quindi dobbiamo mettere subito le carte in tavola e valutare cosa ci conviene fare. In più, l’Italia continua a mettere il naso nelle nostre decisioni politiche e solleva polveroni anche per bagatelle, come quella del certificato penale per frontalieri e residenti, mentre nicchia su questioni di fondo come la black list”.
emmebi