L'ANALISI - Le importanti parole della Cancelliera silenziate dall'apertura delle frontiere. I ticinesi sono gente con il cuore in mano quando il bisogno è sincero. Ma serve compensazione per gli sforzi straordinari che i cittadini dovranno affrontare

di Andrea Leoni
Ci sono alcune parole di Angela Merkel che sono passate un po' in secondo piano, silenziate dalla forza delle immagini delle stazioni tedesche in festa nel dare il dare il benvenuto ai migranti, sulle note dell'Inno alla Gioia, che sono la fotografia e la musica della svolta dell'accoglienza impressa e imposta all'Europa dalla Cancelliera tedesca.
Rivolgendosi ai suoi concittadini, annunciando l'apertura delle frontiere ai profughi, Frau Merkel ha immediatamente assicurato che ciò sarebbe avvenuto "senza alzare le tasse e senza porre a rischio il pareggio di bilancio". È la prima cosa che ha detto ai tedeschi. Poi qualche giorno dopo rivolgendosi al Parlamento ha aggiunto, con quel piglio teutonico che non lascia spazio a sentimenti o malintesi: "Coloro che cercano asilo e che vedono riconosciuto il diritto d’asilo hanno bisogno del nostro aiuto. E bisogna integrarli velocemente. E altrettanto velocemente devono imparare il tedesco e avere un lavoro". Chiaro l'avviso ai naviganti: "Un Paese che dice “benvenuti” a tante persone deve anche dire quali sono le regole. Anche questo fa parte di una comunità aperta. Non ci sarà nessuna tolleranza per la società parallela". Netta, almeno a parole, anche la distinzione fatta tra chi bisogna accogliere e chi no: "Sì all'accoglienza di chi fugge da persecuzioni politiche e guerre, ma coloro che arrivano per necessità economiche non potranno rimanere in Germania, per quanto difficili possano essere le loro vite".
Ci vorrà del tempo per valutare la portata e le conseguenze della mossa della Cancelliera sulla Germania e sull'Europa. Oggi ci sono gli applausi ma del domani, che è sempre più complesso e spinoso, non v'è certezza. La scelta di aprire le porte è stato in ogni caso un capolavoro politico della Merkel. Un capolavoro tipico dei leader autentici che sanno capovolgere situazioni sfavorevoli e quasi obbligate (che alternativa reale aveva la Germania a quella intrapresa?) in consenso e opportunità da governare. C'è chi ha scritto, a questo proposito, che la Signora più che accogliere ha deciso di assumere, pensando con lungimiranza ai bisogni futuri dell'economia tedesca: avere a disposizione manodopera riconoscente e a basso costo. Di fatto con questa mossa obbliga tutti gli altri Paesi dell'UE a fare altrettanto o a firmare ricchi assegni per essere dispensati dall'onere e finanziare chi se lo assume. Ma lasciamo che queste opzioni trovino o meno conforto nel tempo e nella capacità di analisi di chi ha gli strumenti per capire.
Ciò che invece è interessante nel presente sono le parole della Cancelliera poc'anzi riproposte. Parole rassicuranti per i tedeschi. Perché se da un lato è inevitabile, e sempre di più la sarà, per i Governi chiedere alle popolazioni dell'Europa uno sforzo straordinario per far fronte all'emergenza (sforzo che andrà declinato e parificato anche sul fronte diplomatico, della sicurezza e dell'intelligence e non solo dell'accoglienza); dall'altra tranquillizzare i popoli sarà il passaggio obbligatorio per qualsiasi Paese che vorrà aspirare ad avere successo. Non possono esserci dubbi o tentennamenti su questo punto. Serve la massima chiarezza e la massima concretezza.
La Svizzera e il Ticino sono luoghi di accoglienza: la nostra gente è gente con il cuore in mano quando il bisogno è sincero. La stessa signora Merkel in visita a Berna qualche giorno fa ci ha indicato come esempio "nel campo dell'asilo, sia per la ripartizione dei rifugiati sia per le procedure accelerate. E le esperienze della Confederazione potrebbero essere un modello di riferimento per le discussioni in seno all'Unione europea sulla gestione dei migranti". Ma siccome saremo chiamati a fare di più e meglio, e sarà giusto farlo, c'è bisogno di creare un clima sociale, economico e politico favorevole per chi già vive in questo Paese. La comprensibile paura che alberga in parte della popolazione, specie in quella più in difficoltà, va prosciugata dando lavoro, stipendi dignitosi, eliminando le folli storture e le crasse ingiustizie prodotte dalla Libera circolazione, offrendo maggiori garanzie all'entusiasmo dei figli e alle ansie dei genitori, garantendo regole certe e prestando la dovuta attenzione ai comportanti di chi arriva. Che magari non sono illegali ma avvelenano il clima. Serve compensazione, insomma.
C'è una breve storiella che inquadra bene la questione. In un quartiere con i lampioni rotti viene accolto un gruppo di rifugiati. La popolazione si divide in due in un aspro confronto tra chi quando cala la sera teme per la propria incolumità e chi invece non ha preoccupazione alcuna. Ma nessuno si preoccupa di riparare i lampioni.
Ecco: non scordiamoci mai di riparare i lampioni.